L’inceneritore di Montale raddoppia

L’assemblea di Ato centro ha dato mandato al Direttore a inserire nell’aggiornamento del Piano di Ambito – previsto per il prossimo autunno – uno scenario che preveda la realizzazione di un nuovo inceneritore della capacità di 100mila tonnellate, nell’area oggi occupata dall’impianto di Montale, autorizzato per 50mila. Una decisione approvata dall’89% dei presenti all’assemblea, incluso il sindaco di Montale, che apre la strada ad una nuova ipotesi di assetto impiantistico per l’Ato dell’Area fiorentina, storicamente esportatrice di rifiuti fuori dal suo territorio. La realizzazione dell’impianto sarebbe oggetto di una nuova specifica gara.
Si tratterebbe di un forno a griglia, con una unica linea abilitata a bruciare sia rifiuti tal quali che trattati, da realizzare nell’area immediatamente adiacente a quella degli attuali forni. Una scelta che doterebbe l’Ato Centro di un impianto di dimensioni medie, che potrebbe coprire una quota importante dei rifiuti indifferenziati e degli scarti del riciclo che si produrranno in futuro, considerando gli obiettivi di riciclo al 2035 (65%) e il vincolo di non conferire più in discarica se non il 10% dei rifiuti urbani prodotti.
Anche le 100mila t/a rappresentano un dimensionamento che non consentirebbe una completa autosufficienza a scala di Ato, ma che permetterebbe di evitare uno scenario del Piano di ambito “tutto fuori”, con flussi di indifferenziato e scarti del riciclo destinati ad altri territori toscani, nazionali o all’estero. Incrementare la capacità di Montale è dunque uno scenario responsabile che darebbe una parziale ma importante certezza ai flussi di smaltimento in una logica di prossimità, riducendo il rischio conferimento e dando certezza tariffaria di medio lungo periodo. Per il Comune ospitante sarebbe prevista una royalty a ristoro del disagio (estendibile ai comuni limitrofi), mentre un impianto di quelle dimensioni potrebbe avere un costo di accesso inferiore a quello del mercato attuale e futuro degli impianti di incenerimento nazionale o estero.
Come cambia dunque la situazione questa importante novità? Un po’ di storia. Nel 2000 in Toscana c’erano 8 i pianti di incenerimento attivi, per un totale di rifiuti urbani trattati di poco inferiore alle 200mila tonnellate.

Poi si sono chiusi Castelnuovo Garfagnana, Rufina, Livorno, Pisa, Massa Marittima (aperti e chiusi nel frattempo anche Greve e Falascaia) e ne sono rimasti solo tre: Montale, Poggibonsi e Arezzo, terzetto che nel 2024 ha trattato circa 152mila tonnellate di rifiuti urbani, 102mila trattati e 50mila tal quali.

La situazione degli inceneritori toscani oggi quindi vede l’Ato Sud sostanzialmente autosufficiente (con il recente ampliamento di San Zeno), l’Ato Costa privo del tutto di impianti (con la chiusura di Pisa prima e Livorno poi) e l’Ato Centro con un unico impianto che nel 2024 ha trattato poco più di 38miòa tonnellate di urbani, 19mila tal quali e 19 mila trattati. Gli inceneritori toscani coprono quindi solo il 7% del totale dei rifiuti prodotti.
L’Ato centro produce nel 2024 858mila tonnellate, con una raccolta differenziata totale di circa 600mila tonnellate e una quota di indifferenziato pari a 258mila tonnellate. Il Piano di ambito indicherà gli obiettivi di riciclo, e individuerà il flusso di rifiuti indifferenziati a regime e il flusso degli scarti del riciclo, stabilendo i flussi a recupero energetico e quelli a discarica (rifiuti non combustibili) a regime. Un valore complessivo che dovrebbe attestarsi sulle 200mila tonnellate.
La opzione del nuovo impianto a Montale coprirebbe quindi più o meno il 50% del fabbisogno di trattamento termico dell’Ato, lasciando il restante 50% ad ulteriori scenari impiantistici in parte già ipotizzati. È il minimo che si possa fare nell’Ato che produce più rifiuti e che da sempre ne esporta di più.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)