Il Governo riattiva il Tavolo interistituzionale amianto, ma nel mentre le discariche per smaltirlo calano

A distanza di oltre 30 anni dalla legge 257/1992 che ne ha vietato l’utilizzo, l’amianto in Italia continua a mietere vittime: secondo le ultime stime fornite dall’Osservatorio nazionale amianto (Ona), si contano nel Paese circa 7mila morti nell’ultimo anno, osservando tutte le neoplasie associate all’amianto. Lungo lo Stivale si stima ci siano ancora più di 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto da bonificare, di cui più di 34 milioni in matrice compatta (il resto in matrice friabile), distribuiti in più di 40mila siti e in più di un 1 milione di micrositi.
In questo contesto di “eterna emergenza”, la viceministra dell’Ambiente Vannia Gava ha presieduto questa settimana la riunione del Tavolo di coordinamento interistituzionale sulle problematiche relative all’amianto: il Tavolo è tornato così operativo con il nuovo assetto, che ne ha trasferito il coordinamento al dicastero dell’Ambiente. Insieme a Gava hanno partecipato il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, la viceministra del Lavoro Maria Teresa Bellucci, la sottosegretaria all’Economia Sandra Savino, oltre a rappresentanti del ministero della Salute, delle Regioni e dei Comuni.
«L’auspicio è che questo Tavolo – dichiara Gava – diventi una sede permanente di confronto operativo, non soltanto per favorire lo scambio di informazioni tra le amministrazioni, ma anche per individuare priorità comuni e promuovere azioni condivise, rendendo sempre più efficace l’azione pubblica nella tutela della salute, dell’ambiente e della sicurezza dei lavoratori».
Il problema è che mentre si auspica, nel Paese gli impianti industriali necessari a gestire questi rifiuti speciali continuano a calare di anno in anno. Le discariche operative che smaltiscono rifiuti contenenti amianto (Rca) sono appena 15 in tutta Italia (11 per rifiuti non pericolosi e 4 per rifiuti pericolosi). Una in meno rispetto all’anno precedente.
Come testimonia il rapporto Ispra sui rifiuti speciali pubblicato in settimana (con dati 2024), a fronte delle 40 mln di t presenti in rifiuti contenenti amianto, i quantitativi complessivamente smaltiti nel 2024 sono pari ad appena 236mila tonnellate: neanche lo 0,6%. Di più: il volume autorizzato agli smaltimenti, fornito da tutti i 15 impianti censiti, risulta pari a circa 5,5 milioni di metri cubi, mentre la capacità residua al 31/12/2024, disponibile per 13 dei 15 impianti è pari a oltre 1,4 milioni di metri cubi. Dunque anche volendo non sapremmo dove conferire in sicurezza i rifiuti derivanti dalle bonifiche, che difatti sono ferme al palo.
I quantitativi esportati nell’anno 2024 risultano pari a circa 43 mila tonnellate, destinati allo smaltimento in discarica ma fuori confine, a carissimo prezzo (prevalentemente in Germania e Svezia, Francia e Spagna).
Eppure una volta sotto terra, se correttamente gestito, l’amianto torna a comportarsi come un normale minerale, come già nel 2007 il responsabile per l’amianto dell’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) spiegava a greenreport: «L’amianto è un minerale e sotto terra torna a fare il minerale. Ovviamente non tutti i siti sono adatti, ci devono essere delle condizioni particolari e poi deve essere esclusivamente dedicata a questo tipo di smaltimento una parte della discarica».
Il problema è che ovunque è difficile realizzare nuove discariche allo scopo, ostacolate da varie sindromi Nimby e Nimto che bloccano le costruzioni di impianti per gestire in sicurezza i rifiuti, lasciando così paradossalmente l’amianto all’aria aperta.
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