L'Inter sublima uno dei cicli più vincenti della sua storia: 3 Scudetti in 6 anni e le finali di Champions. Chivu saprà farlo proseguire?

Maggio 03, 2026 - 23:29
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I nerazzurri vivono uno dei migliori periodi della loro storia e puntano a non farlo finire con il ventunesimo Scudetto.

Dopo la stagione 2024/2025 di grandi sogni, infranti nel finale, l’Inter torna a vincere. I nerazzurri conquistano il ventunesimo Scudetto della loro storia, il terzo negli ultimi sei anni, e vanno a suggellare quello che è a tutti gli effetti uno dei cicli migliori dal 1908 quando il club fu fondato. E non è finita perché tra qualche giorno la squadra di Chivu si giocherà anche la finale di Coppa Italia, contro la Lazio, un’ulteriore possibilità di rimpinguare la bacheca in viale della Liberazione con altra argenteria pesante – sarebbe la decima Coppa Italia per l’Inter che potrebbe fregiarsi anche della stella d’argento, dopo aver raggiunto la seconda stella.


Da Conte fino a Chivu, passando per Inzaghi, i tifosi nerazzurri stanno vivendo alcuni dei migliori anni della loro vita. E spetterà ora al rumeno, nei prossimi mesi, prima ancora che anni, far sì che questo successo sia l’ennesimo di questo lungo periodo fortunato e non l’ultimo di un ciclo che si trova, di nuovo, a un bivio.

Almanacchi alla mano, negli ultimi sette anni l’Inter ha vinto uno Scudetto nel 2021, con Conte, un altro nel 2024, con Inzaghi, e ora festeggia per l’ultimo di questa lista, arrivato con Chivu in panchina. Nel frattempo, sono arrivate anche due Coppe Italia (2022 e 2023), e la terza potrebbe essere dietro l’angolo, tre Supercoppe Italiane (2022, 2023 e 2024) e tre finali europee. Nel 2020 i nerazzurri persero l’Europa League contro il Siviglia, nel 2023 e 2025 la Champions League contro il Manchester City e il Psg. Traguardi quelli che non sono andati di certo in bacheca ma che hanno comunque testimoniato il livello raggiunto da questa squadra anche lontano dalla Serie A.


Si tratta di numeri e titoli inconfutabili, di un ruolino di marcia costante e illuminato – che per alcuni poteva essere ancora più ricco, non fossero i freschi campioni d’Italia caduti in qualche inciampo qua e là – che ha fatto dell’Inter la stella polare da seguire per il calcio italiano in questi ultimi anni, la squadra da battere per, almeno, gli ultimi sei anni da quando i nerazzurri hanno preso il testimone dalla Juventus del post Marotta. Proprio il passaggio dell’allora ad bianconero ai rivali è stato un po’ la cartina da tornasole di questo avvicendamento in vetta. L’abile direzione del dirigente di Varese, insieme all’ausilio degli uomini del mercato e dello staff tecnico ha fatto sì che, pur avendo un budget contenuto da spendere per gli acquisti e vivendo un burrascoso passaggio societario da Suning ad Oaktree, il ciclo dell’Inter fosse tanto vincente da riscrivere la storia del club.

Una delle squadre più blasonate del nostro calcio, raramente l’Inter ha vissuto filotti del genere nel suo passato. Fino a pochi anni fa, i grandi cicli nerazzurri erano essenzialmente due: quello della “Grande Inter”, che risale agli Anni Sessanta, e quello più recente a cavallo degli Anni Dieci del Duemila.


La squadra dei Facchetti e dei Mazzola, allenata da Helenio Herrera e con presidente Angelo Moratti, seppe allora centrare l’impresa di conquistare 3 Scudetti in 4 anni (1963, 1965, 1966) e ad essi aggiunse 2 Coppe dei Campioni (1964, 1965) e 2 Coppe Intercontinentali.


L’altro grande momento di dominio nella storia nerazzurra si è avuto nel post-Calciopoli quando, con il figlio di Angelo come presidente, Massimo, e con Mancini e Mourinho, la squadra vinse 5 Scudetti consecutivi (2006–2010) con l’ultimo che fece parte del celebre Triplete conquistato proprio con il portoghese in panchina nella stagione 2009/2010 quando l’Inter vinse tutto quello che si poteva vincere.


Fatte salve queste due epoche d’oro, l’Inter aveva sì raggiunto spesso grandi risultati ma mai era riuscita a farlo con continuità. I primi tricolori erano arrivati a scaglioni di 10 anni (1910, 1920 e 1930), poi il terzo e quarto Scudetto sono datati 1938 e 1940, seguito dal primo bis (1953 e 1954), fino ad arrivare ai titoli del 1971, del 1980 e del 1989, l’ultimo prima di una lunga pausa.


Insomma, quelli che stiamo vivendo sono fasti rari. Lo zoccolo duro interista, partito dagli Handanovic, Skriniar, Brozovic, Lukaku si è saputo mutare, pur continuando a vincere, nei Bastoni, Barella, Lautaro Martinez. Alle certezze come De Vrij e Darmian poi negli anni se ne sono aggiunte di nuove come Acerbi, Calhanoglu, Mkhitaryan, Dimarco e Dumfries che hanno contribuito a rendere questo momento storico ma anche delicato. Se, come si dice, vincere è facile mentre è sempre riconfermarsi la missione più difficile, allora, anche per tutto quello che negli anni ha vissuto questo gruppo di giocatori, la prossima stagione dell’Inter sarà un viaggio nell’ignoto: i ragazzi di Chivu sapranno tenere la rotta e allungare questo ciclo di vittorie oppure finiranno per abdicare e lasciare il bastone del comando?

Avviato da Conte e forgiato da Inzaghi – cui però vengono ancora rinfacciati due Scudetti possibili e in generale un atteggiamento della squadra un po’ naif, presuntuoso, bauscia – la sopravvivenza del ciclo sarà la prova del nove per Chivu che proprio dal piacentino ha ereditato una macchina con tante ferite ma che aveva in sé altrettanti cavalli.


A esserne convinto era lo stesso Marotta che, il 28 aprile 2024 poco meno di una settimana dopo la vittoria del derby da parte dei nerazzurri in casa dei cugini rossoneri che era valsa il ventesimo Scudetto e la seconda stella, aveva profetizzato come questo ciclo non fosse arrivato “neanche a metà”. In effetti, l’anno dopo, pur non vincendo nulla, la squadra di Inzaghi sfiorò il Triplete. La finale strapersa con il Psg però cambiò tutto.


Poco dopo l’ufficialità dell’addio dell’ex Lazio, Marotta spiegò come era stato proprio lui a dire alla società che il suo ciclo all’Inter era finito. “Per noi non era così, questa decisione ci ha trovati parzialmente impreparati", disse il presidente. Addetti ai lavori, tifosi, tutti credevano Inzaghi avesse ragione ma, nel chiuso di uno spogliatoio dove volavano gli stracci, Chivu ha organizzato quello che ha i crismi dell’ultimo ballo per il gruppo storico, andato in porto in barba ai pronostici. "I ragazzi hanno capito che potevano rimanere competitivi andando contro la narrazione di inizio anno, tutti parlavano di ciclo finito: sono rinati e hanno trovato la motivazione giusta", ha detto l’ex Ajax di recente. Una scommessa vinta quella della società di puntare su di lui e da lui stesso che ha saputo vincere laddove il suo predecessore credeva non fosse più possibile.


Ora arriveranno per Chivu compiti ancora più ardui: convincere questi giocatori (o quelli che resteranno) che non si è a fine corsa e la società che è arrivato il tempo di rinnovare parte della rosa e portare profili che mancano da tempo. Il tutto seguendo due esempi, uno in positivo e l’altro in negativo: occorrerà fare come sir Alex Ferguson che nei suoi quasi trent’anni allo United ha mostrato come si fa a vincere cambiando e non replicare quanto (non) fatto proprio dall’Inter post Triplete. Affezionato a un gruppo eroico, l’allora presidente Moratti scelse la via della continuità e non cambiò i tanti giocatori che andavano verso la fine della loro carriera. Nel 2011 arrivarono Coppa Italia, Supercoppa Italiana e Coppa del mondo per club ma da lì si aprì un digiuno lungo 10 anni.

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