Lo “j’accuse” del Papa da Lampedusa: “Migranti vittime di disinteresse e corruzione, l’UE agisca”

04 Luglio 2026 - 16:02
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Lo “j’accuse” del Papa da Lampedusa: “Migranti vittime di disinteresse e corruzione, l’UE agisca”

Il Papa da Lampedusa: “L’Europa smetta di gestire l’emergenza, sui migranti serve un piano di lungo periodo”

Papa Leone XIV ha scelto Lampedusa per pronunciare uno dei discorsi più duri del suo pontificato sul tema delle migrazioni, ripercorrendo il gesto compiuto da Francesco nel suo primo viaggio apostolico, l’8 luglio 2013. Il Pontefice ha voluto individuare con chiarezza le responsabilità dietro le morti nel Mediterraneo, evitando di limitarsi a una lettura emotiva della tragedia. Al centro dell’intervento, la denuncia di ciò che secondo il Papa alimenta le morti dei migranti: non solo scelte sbagliate, ma anche l’assenza di scelte. Tra le cause elencate, “il disinteresse per il bene comune e la corruzione nei luoghi di provenienza, un sistema economico mondiale che genera povertà ed esclusione, la paura che alimenta pregiudizi e disprezzo, l’idea che tali problemi non ci riguardano, i calcoli criminali di chi lucra sul dramma altrui, il lento e difficile passaggio da una mera gestione delle emergenze all’elaborazione di politiche organiche e condivise: tutto questo riproduce oggi, del racconto evangelico, la fretta di ‘passare oltre’.”

L’appello all’Unione Europea

Il passaggio più politico del discorso ha riguardato direttamente le istituzioni comunitarie. Secondo il Papa, l’Europa dispone di un potenziale unico, per storia, cultura e posizione geografica, che le conferisce una responsabilità altrettanto unica nella gestione del fenomeno migratorio. Il Pontefice ha chiesto all’Unione di superare la logica della pura emergenza per costruire una strategia di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti, lavorando parallelamente sullo sviluppo dei Paesi di origine, affinché nessuno sia costretto a partire. Un compito, ha precisato, che riguarda tanto le istituzioni pubbliche quanto la società civile e la Chiesa. “È tempo di riconoscere e affermare che l’appartenenza religiosa non deve mai diventare motivo di discriminazione, quasi che la fede abbia confini e non sia invece chiamata universale alla salvezza”, ha detto il Papa.

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Il Pontefice ha comunque voluto ringraziare la comunità dell’isola, definendola un esempio di quella “civiltà dell’amore” che, ha detto, non nasce da gesti isolati ma da una somma di piccole fedeltà quotidiane. Un ringraziamento esteso a volontari, associazioni riunite nel Forum Lampedusa Solidale, Guardia Costiera, sindaci succedutisi negli anni, sanitari ed educatori, ma anche agli stessi migranti, spesso protagonisti – ha ricordato – di atti di solidarietà reciproca durante il viaggio. Il Papa ha infine toccato il tema della vocazione turistica dell’isola, invitando la comunità a non lasciare che il turismo si sviluppi nell’indifferenza rispetto al dramma degli sbarchi, ma a trasformare l’incontro tra chi arriva in cerca di salvezza e chi arriva in cerca di riposo in un’occasione di crescita umana condivisa.

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