Lotito: "Lavoro per rendere la Lazio immortale. Sarri? Nessuno è indispensabile"
Il presidente del club biancoceleste parla del prossimo futuro del club e della panchina
Claudio Lotito, presidente della Lazio, a margine della finale degli Internazionali di tennis a Roma vinta ieri da Jannik Sinner, intervistato da Sportmediaset parla del momento e del futuro della Lazio: "Per un presidente non avere i propri tifosi non è una cosa positiva. Nel momento in cui ci sono posizioni strumentali uno fa di necessità virtù, cercando di cogliere gli aspetti positivi. Qualcuno dimentica che quando presi la società c'era una situazione drammatica, oggi l'abbiamo riportata in condizioni di massima tranquillità e lavoriamo sulla prospettiva di renderla immortale attraverso la realizzazione dello stadio".
Lotito prosegue: "Purtroppo i tifosi, quelli che perseguono interessi passionali legati al momento, non hanno la capacità di aspettare, a volte vogliono precorrere i tempi quando non ci sono le condizioni - riporta TMW -. Nel novembre 2027 la Lazio riacquisterà una forza economica importante perché avrà cessato di pagare i 550 milioni di debiti e avrà una cassa di 30 milioni che potrà impiegare per fare nuovi investimenti. Il calcio non è solo un problema di investimenti, è una questione di idee e tutti devono remare dalla stessa parte".
Su Sarri: "Noi abbiamo acquisito Sarri con un contratto triennale, quindi per altri due anni, sulla prospettiva che saremmo ripartiti dalla squadra con una logica di ringiovanimento. Queste sono le considerazioni che abbiamo fatto noi. Nella vita poi ho imparato che sono tutti utili e nessuno è indispensabile, soprattutto i giocatori. C'è la forte volontà di voler rendere immortale la società e questo è fondamentale. In questo momento siamo ottavi, ma ritengo ci siano le condizioni per ripartire. Speriamo di farlo con la logica di patrimonializzazione che stiamo facendo, spero si concluda presto l'iter per lo stadio, a quel punto cambierà il dna della società. Questa è stata una stagione assurda, in 22 anni mai vista una cosa. Una miriade di infortuni, mille episodi che hanno condizionato i risultati".
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