Luce domata in pochi nanometri grazie alla nuova tecnica del MIT
Manipolare alcune frequenze della luce è un'operazione complessa, soprattutto quando parliamo di lunghezze d'onda comprese tra 380 e 750 nanometri. Le dimensioni sono così ridotte che i normali processi produttivi faticano a gestirle, soprattutto quando si tratta di creare strutture tridimensionali.
Fino ad oggi i chip in silicio lavorati con il fascio di elettroni permettevano di scendere su scale nanometriche ma restavano confinati alla bidimensionalità, mentre la litografia classica in 3D non riusciva a garantire la risoluzione necessaria per guidare la luce con efficacia. Ma la ricerca prosegue e come sempre tra i laboratori più attivi c'è il MIT, dove un team di ricercatori ha trovato una strada alternativa e sorprendente, ovvero costruire in grande per poi rimpicciolire tutto in modo funzionale.
La tecnica si chiama implosion carving e permette di creare minuscoli dispositivi fotonici capaci di elaborare dati e immagini con un ingombro finale ridotto di circa 2000 volte rispetto al modello di partenza.
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