L'uomo è miserabile e il caso Mari ce lo ricorda coi toni della commedia
Se ho capito bene, alla prossima fiera della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi oltre al patentino di antifascismo bisognerà firmare anche per quello pro-Murgia. O sei “figlio d’anima”, o sei un figlio di puttana. O almeno questo è il messaggio che è passato dalla polemica nata sul van che portava i candidati al Premio Strega in tour a Bisceglie (e già fa ridere così, ma cerchiamo di trattenerci ancora un po’); i quali, a bordo, avrebbero litigato perché Michele Mari (il favorito al premio di quest’anno, almeno fino a questo scandalo) avrebbe detto “Michela Murgia era intransigente e violenta perché era brutta, e sfogava così la sua rabbia”. I condizionali sono d’obbligo perché, al contrario della telefonata di Trump al giornalista di La7 i cui contenuti contro Meloni sono poi stati ribaditi dallo stesso presidente degli Stati Uniti sui social, in quest’altro caso Mari ha negato di aver detto quelle cose e comunque di essersi anche scusato (scusato per qualcosa che non ha detto? Gli darei un premio già solo per questo!). Inoltre siamo nel campo del “si dice”, visto che non ci sono prove né si sa chi sia stata la fonte che ha riportato ai giornali la frase (vera o inventata) incriminata, e conseguente scazzo sul van (me lo immagino andare a zig-zag sulla strada per Bisceglie, mentre al suo interno gli scrittori si prendono a librate in testa).
E adesso è dibattito se il van fosse spazio pubblico o privato, perché nel secondo caso la vittima sarebbe Mari, violato nella sua privacy, mentre nel primo caso ci avrebbero rimesso tutti i consumatori che quel giorno a quell’ora dovevano andare a Bisceglie, e che se avessero saputo che quel van era un mezzo pubblico magari lo avrebbero scelto al posto dell’Intercity. La vicenda è già buffa così, ma come non apprezzarne anche l’ironia, visto che il libro di Murgia uscito postumo quest’anno, “Lezioni sull’odio”, celebra l’odio e certe passioni negative come virtù – quindi se Mari si è espresso in quel modo odioso su Murgia è stato più murgiano di chi poi ha difeso la scrittrice in modalità beatificazione laica. Da notare che questa vicenda sta appassionando i lettori e divertendo i commentatori più dei libri candidati allo Strega; e non sta succedendo per degrado del dibattito culturale, al contrario: questa storia è grande letteratura, che mette al centro il tema della meschinità umana e dove, riguardo ai personaggi coinvolti, possiamo dire parafrasando Alberto Sordi che “il più pulito c’ha la gogna”. Perché l’essere umano è miserabile e questa vicenda ce lo ricorda con i toni irridenti della commedia all’italiana (cos’è quel van verso Bisceglie se non una versione on the road de “La Terrazza” di Scola?).
A chi obbietterà che quanto sopra è solo pettegolezzo, rispondo che il chiacchiericcio ha avuto presso i nostri antenati una comprovata funzione evolutiva, sia nello sviluppare la parola (dunque la letteratura stessa) che la società umana; dunque si tratta di un ritorno alla funzione primaria delle storie. Propongo pertanto alla Fondazione Bellonci e ai votanti al premio di assegnare lo Strega ex equo a tutti gli scrittori e scrittrici presenti su quel van, autori e protagonisti di questo capolavoro metaletterario che mischia sapientemente la riflessione culturale con l’auto-caricatura satirica. Aggiungo, senza ironia e in totale onestà intellettuale, che questo pezzo, come tutta la mia produzione comico-satirica, è dettato dal fatto che sono basso di statura e non conforme al modello del sex symbol maschile: condizione fisica frustrante che mi ha portato a sviluppare un feroce senso dell’umorismo e uno spiccato senso del ridicolo.
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