L'Urso commissariato. Dall’Ilva all’energia (Meloni vorrebbe un commissario), messaggi al titolare del Mimit
Lui resta convinto che il suo posto sia saldo. E però, negli ultimi tempi, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso qualche sinistro presagio di aggiramento deve aver cominciato a notarlo. Se è vero che il precipitare degli eventi ha reso ancor più evidente come su molti dossier su cui la titolarità sarebbe del Mimit, ora è Palazzo Chigi a volere accentrare, assumersi responsabilità. Ieri, non a caso, il sottosegretatio alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha presieduto un vertice con i sindacati coinvolti nella vertenza ex Ilva. Un incontro a cui erano presenti anche Urso, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la titolare del Lavoro Marina Elvira Calderone e che si è caricato di un bel po’ di aspettative, visto che nelle scorse 24 ore il governo aveva sì cercato di accelerare sulla vendita degli stabilimenti di Taranto, con altri 100 milioni per assicurare la continuità operativi degli stabilimenti. Ma contemporaneamente ha dovuto far fronte al pronunciamento della Corte d’Appello di Milano che ha chiesto lo stop all’attività dell’area a caldo entro 90 giorni. Uscirne sarà complicato e lo sanno tutti gli attori coinvolti. Anche per questo Mantovano ha aperto alla necessità di “riperimetrare” la gara sull’area a freddo, ma assicurando che il governo “garantirà la continuità” evitando polemiche con l’autorità giudiziaria, anche se “leggere qualcuno di quelli che hanno fatto ricorso dire ‘abbiamo fatto scacco matto’ stona, perché questo non è un gioco”. Già da qualche tempo, a ogni modo, nelle intenzioni della premier Meloni ha fatto capolino l’intenzione che il complicatissimo dossier ex Ilva potesse essere ricompreso nell’alveo di competenza di Palazzo Chigi. Come del resto s’è intravisto guardando al apporto sempre più stretto e proficuo tra Mantovano e le varie sigle sindacali (che ieri hanno indetto 8 ore di sciopero in tutti gli stabilimenti ex Ilva). Invitate a partecipare (insieme alla Regione Puglia e al comune di Taranto) al tavolo che si riunirà ogni settimana al Mimit a partire da martedì prossimo e che però resta sotto l’egida di Chigi.
Non c’è, però, solo la questione Acciaierie d’Italia a far emergere un sempre minore protagonismo di Urso nella compagine di governo. Nell’ultimo Cdm di lunedì, quello in cui il governo ha varato il taglio delle accise sul gasolio (ma non sulla benzina) si sono scontrati, ancora una volta, posizioni contrapposte: quelle sostenute soprattutto da Lega e FdI secondo cui il taglio ci sarebbe dovuto essere. E la volontà da sempre espressa da Urso, ovvero un aiuto selettivo alle famiglie, sotto forma di finanziamento delle social card. Del resto, era stato lo stesso ministro a dire in Parlamento che il taglio delle accise si è spesso dimostrato “inefficiente e inefficace”. Nulla da fare, visto che la richieste di Urso anche questa volta non sono state prese in considerazione. Sempre sulla partita energetica, poi, in questi ultimi mesi il governo ha accarezzato l’idea di istituire una specie di “super commissario” all’energia. Una figura più che altro di coordinamento di alcuni ministeri coinvolti, ovvero Ambiente e sicurezza energetica, Imprese e Made in Italy ed Economia. Solo che anche queste ipotesi, molto caldeggiate da Confindustria, non hanno raccolto grande entusiasmo. Soprattutto dalle parti di Pichetto e Urso, per l’appunto i più direttamente coinvolti nella partita. Fatto sta che anche questo scenario per adesso sembra essere stato accantonato.
E dire che anche su altre vertenze di un certo rilievo come quella che coinvolge la multinazionale di elettrodomestici Electrolux, c’è sempre in agguato il rischio che Meloni decida (come le chiedono a gran voce di fare le opposizioni) di occuparsene direttamente lei. Visto che a ora gli incontri avuti con l’azienda sono stati un buco nell’acqua. E il Mimit abbia deciso di congelare la situazione rimandando tutto a un incontro che si terrà a settembre. Anche sulla cosiddetta Zes per il nord (anche se vera e propria Zes non potrà esserlo), non hanno fatto piacere nel governo gli attacchi di presidenti di destra come il leghista Attilio Fontana, presidente della Lombardia. Quasi che pure su questa s’arrivi a ventilare, a Chigi, uno sconfortato: alla fine dovremo occuparcene noi.
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