Ma che caldo fa: come sopravvivere alle alte temperature

29 Giugno 2026 - 16:40
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Come si fa a limitare i fastidi e i rischi delle alte temperature e del caldo intenso che stanno attanagliando il nostro paese (l’Europa e il resto del globo) in questi giorni? Intanto è importante informarsi bene e capire che “il caldo estremo non è solo un tema meteorologico: è un tema sanitario, sociale, ambientale e progettuale. Riguarda il corpo umano, ma anche le case in cui viviamo, le città che abitiamo, i luoghi di lavoro, le scuole, gli ospedali e gli spazi pubblici”. Lo dice il professor Alessandro Miani, presidente della SIMA, Società italiana di medicina ambientale che lavora proprio “su questa connessione: trasformare le evidenze scientifiche in consapevolezza, prevenzione e indicazioni concrete per cittadini, istituzioni e professionisti. In un contesto di cambiamento climatico, il suo contributo è aiutare a leggere i rischi ambientali non come problemi lontani, ma come fattori che incidono direttamente sulla salute quotidiana e sulla qualità della vita”.

Il professore spiega che le temperature alte “rappresentano un grosso rischio per la salute, perché mettono sotto stress il principale sistema di autoregolazione dell’organismo: la termoregolazione”. Infatti, aggiunge, “il corpo umano deve mantenere la propria temperatura interna entro un intervallo abbastanza stabile. Se l’ambiente esterno è troppo caldo, soprattutto per molte ore o per più giorni consecutivi, il corpo è costretto a consumare molta energia per disperdere calore. Il caldo non provoca soltanto fastidi passeggeri, come stanchezza, sudorazione intensa, crampi o malessere generale. Può aggravare patologie cardiovascolari, respiratorie, renali, metaboliche e neurologiche, aumentare il rischio di disidratazione, svenimenti, confusione mentale e, nei casi più gravi, determinare il colpo di calore”.

Tra le persone più esposte ci sono “anziani, bambini, malati cronici, lavoratori all’aperto, donne in gravidanza, soggetti fragili e chi vive solo o in abitazioni poco raffrescate. Per questo il caldo estremo non va considerato solo un disagio climatico, ma un vero problema di salute pubblica”.

Le difficoltà delle temperature alte sono legate a meccanismi sia fisici sia biologici, rileva ancora il professore. “Sul piano fisico contano la temperatura dell’aria, l’umidità, l’irraggiamento solare, la ventilazione, la presenza di superfici che trattengono calore e l’effetto isola di calore urbana. Asfalto, cemento, facciate esposte al sole e spazi privi di ombra possono accumulare calore durante il giorno e rilasciarlo lentamente anche di notte, impedendo al corpo di recuperare. Sul piano biologico il primo meccanismo è la vasodilatazione: i vasi sanguigni superficiali si dilatano per portare più sangue verso la pelle e disperdere calore. Questo però aumenta il lavoro del cuore. Il secondo meccanismo è la sudorazione. Sudare non basta: il raffreddamento avviene quando il sudore evapora dalla pelle. Se si perdono troppi liquidi e sali minerali, possono comparire disidratazione, crampi, calo di pressione, debolezza e vertigini. Quando il caldo è intenso o prolungato possono essere coinvolti anche il sistema nervoso centrale, i reni e l’apparato cardiovascolare. Per questo possono comparire irritabilità, sonnolenza, difficoltà di concentrazione, confusione, peggioramento di patologie preesistenti e, nei casi più gravi, alterazioni dello stato di coscienza”.

Temperature: caldo secco e caldo umido

E con l’umidità i problemi raddoppiano. “Nel caldo secco, se la persona è idratata e l’aria circola, il sudore evapora più facilmente e il corpo riesce a raffreddarsi meglio. Questo non significa che il caldo secco non sia rischioso, ma il meccanismo naturale di raffrescamento del corpo funziona in modo più efficiente. Il caldo afoso, invece, combina temperatura elevata e alta umidità. In queste condizioni il sudore evapora con più difficoltà e il corpo disperde meno calore. È per questo che una temperatura apparentemente non estrema può risultare molto pesante quando l’aria è umida e stagnante. Il dato importante non è soltanto la temperatura indicata dal termometro, ma la temperatura percepita, cioè l’effetto combinato di calore, umidità, ventilazione e irraggiamento. L’afa è quindi più insidiosa perché riduce la capacità del corpo di raffreddarsi e aumenta il rischio di stress da calore”, sottolinea il presidente SIMA.

Poiché “le ondate di calore sono sempre più frequenti, intense e prolungate, difendersi da esse significa passare da una logica di emergenza a una logica di prevenzione e adattamento”, precisa Miani. “A livello individuale bisogna proteggere il corpo: bere, ridurre l’esposizione nelle ore più calde, evitare sforzi intensi, rinfrescarsi, controllare i soggetti fragili. A livello domestico bisogna proteggere gli ambienti: schermare le finestre esposte al sole, favorire la ventilazione nelle ore fresche, limitare l’ingresso del calore durante il giorno, usare in modo corretto ventilatori e climatizzatori. A livello urbano e sociale servono più ombra, più verde, meno superfici surriscaldate, edifici più resilienti e reti di prossimità per le persone anziane o sole. Il cambiamento climatico ci obbliga a ripensare il rapporto tra salute, casa, città e ambiente. Non basta più sopportare il caldo: dobbiamo progettare luoghi di vita capaci di proteggere la salute”.

Per non farsi mettere ko dagli elevati picchi di temperature, “i consigli pratici sono semplici, ma diventano efficaci solo se applicati con continuità. Nelle giornate molto calde è importante evitare l’esposizione nelle ore centrali, soprattutto tra tarda mattina e pomeriggio, bere regolarmente anche prima di avere sete, evitare alcolici e pasti pesanti, indossare abiti chiari, leggeri e traspiranti, proteggere la testa e gli occhi quando si esce. In casa è utile chiudere finestre, tapparelle, persiane o tende quando il sole colpisce direttamente le stanze, e aprire solo nelle ore più fresche, di sera, di notte o al mattino presto. È importante creare zone d’ombra, ridurre l’uso di apparecchi che producono calore, fare docce tiepide, rinfrescare polsi e nuca, e trascorrere alcune ore in ambienti più freschi se l’abitazione è troppo calda”. Per il professore “una particolare attenzione va riservata ad anziani, bambini, persone con malattie croniche e animali domestici. Bisogna controllare che bevano, che non restino soli in ambienti troppo caldi e che non siano mai lasciati in auto, nemmeno per pochi minuti. Chi assume farmaci per pressione, cuore, reni, diabete o patologie neurologiche dovrebbe confrontarsi con il medico, perché alcune terapie possono modificare la risposta dell’organismo al caldo. È fondamentale riconoscere i segnali di allarme: debolezza intensa, vertigini, nausea, mal di testa, confusione, pelle molto calda, febbre, svenimento o peggioramento improvviso delle condizioni generali. In questi casi bisogna chiedere rapidamente aiuto sanitario”.

Non sono da dimenticare le linee guida da seguire, visto che “in Italia esiste il Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute, coordinato dal Ministero della Salute. Durante il periodo estivo vengono pubblicati bollettini sulle ondate di calore per diverse città italiane, con livelli di rischio progressivi. Sono strumenti utili perché permettono a cittadini, famiglie, operatori sanitari, Comuni e strutture assistenziali di prepararsi prima che il caldo diventi critico. Le linee guida principali indicano di limitare l’esposizione nelle ore più calde, mantenere una buona idratazione, proteggere la casa dal sole, evitare sforzi fisici intensi, prestare attenzione alle persone fragili, seguire le indicazioni dei medici in caso di patologie o terapie in corso e consultare i bollettini ufficiali. La prevenzione deve essere quotidiana. Non bisogna aspettare di stare male: quando il caldo è intenso, la protezione deve iniziare prima dei sintomi”.

Il Ministero della salute ha attivato il numero telefonico di pubblica utilità 1500 per rispondere all’emergenza caldo. Nella foto, il professor Miani.

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