Macbeth, debutto applaudito al Carlo Felice nell’allestimento con i ballabili

Maggio 16, 2026 - 15:52
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Macbeth, debutto applaudito al Carlo Felice nell’allestimento con i ballabili
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Genova. Applausi per il debutto del Macbeth al Teatro Carlo Felice con una vera ovazione in particolare per uno dei cantanti, il Banco di Gianluca Buratto, applaudito a scena aperta con la musica ancora in esecuzione dopo l’aria del secondo atto.

Il nuovo allestimento è del Carlo Felice, ma in co-produzione con parecchi teatri italiani: Fabio Ceresa alla regia, le scene di Tiziano Santi, i costumi di Giuseppe Palella. L’esecuzione, secondo la richiesta del direttore Sesto Quatrini, segue la versione del Macbeth di Parigi (1865) nell’edizione critica di David Lawton (The University of Chicago Press/Ricordi) e comprende anche i ballabili, una scelta che ha indotto alcune novità registiche rispetto alle altre rappresentazioni.

La storia di Macbeth è quella raccontata da Shakespeare ed è il classico esempio del destino ineluttabile, in cui in questo caso la profezia delle streghe si realizza nonostante tutto. La sete di potere di Lady Macbeth convince il marito e dà il via a una spirale di uccisioni che provocherà follia e morte della Lady e del suo sposo, diventato un tiranno.

Una storia in cui i protagonisti sono entrambi i “cattivi” della situazione, in cui non ci sono intrecci amorosi. Necessario dunque avere a disposizione voci con coloratura che viri sul cupo. Alla Lady Macbeth di Jennifer Rowley non manca la voce, splendida, anche se appunto manca forse in quell’oscurità richiesta al ruolo. George Gagnidze ha convinto più nella prima parte. Inoltre c’è stato un piccolo intoppo nel terzo atto durante la scena con le streghe: l’amnesia su una battuta lo ha costretto a ripetere l’ingresso in scena. Adeguato il resto del cast: Kamelia Kader (Dama di Lady Macbeth), Giulio Pelligra (Macduff), Leonardo Cortellazzi (Malcolm), Luciano Leoni (Medico/Sicario), Franco Rios Castro (Domestico di Macbeth), Matteo Armanino (Araldo), Tiziano Tassi (Prima Apparizione), Lucilla Romano e Eliana Uscidda (Seconda e Terza Apparizione, soliste del Coro di voci bianche).

Applausi anche per il maestro Sesto Quatrini, a suo agio anche nella parte aggiunta del terzo atto, e per il coro, che in quest’opera ha un ruolo portante e che forse in alcune fasi dell’opera è però apparso un po’ compresso sul palcoscenico.

La regia di Fabio Ceresa ha scelto di puntare su una scenografia completamente avulsa dall’ambientazione scozzese giocando di sottrazione: una doppia scena che non cambia mai e separata solo da un pannello nero che scende all’uopo quando è necessario per rendere oscuro l’ambiente in cui si muovono Macbeth e la sua Lady con solo due sedie tolte e messe anche qui quando c’era bisogno di mostrare che si era dentro il palazzo. Delle cornici bianche sono l’altro elemento scenico: diventano sempre più piccole in una prospettiva che termina con un altro doppio pannello che si muove in orizzontale e simula, per esempio, il posto da cui tutti usciamo quando nasciamo o si apre completamente per far andare l’assassinato re di Scozia Duncano verso “la luce”. Una botola è l’altro elemento utilizzato un paio di volte.

Le streghe non sono solo il coro originariamente previsto da Verdi, ma sono rappresentate da tre danzatrici che però, a nostro parere, nel primo atto si muovono su una coreografia che non rispecchia il senso di oscurità e di tensione che trasmette la musica.

Se l’idea di usare dei nastri rossi per simulare il sangue versato da così tanti omicidi è abbastanza convincente, mescolandolo al sangue del parto, doppio (all’inizio per evocare la nascita dell’anima di Macbeth, come si legge nelle note di regia del libretto, e poi nel balletto del terzo atto che viene usato per ripercorrere tutto il concepimento) altre scelte risultano meno efficaci: perché i soldati inglesi guidati da Macduff e Malcom non hanno nulla in mano se la profezia parla espressamente della foresta che si muove? A livello narrativo è una mancanza notevole in quanto qualunque spettatore, anche quello totalmente impreparato sulla trama, dovrebbe capire che cosa sta succedendo.
Lady Macbeth, soprattutto nel primo atto, sembra quasi in una dimensione più erotica nei movimenti, che complottistica e assetata di potere. Nel finale è Macbeth ad andare incontro alla spada che lo uccide, altra scelta registica importante. Interessante l’uso delle ombre che un po’ perseguitano Macbeth nell’ascesa al potere.

A fare da contraltare al bianco e nero della scenografia, riscaldata o raffreddata dalle luci di Cristian Zucaro, la brillantezza dei bei costumi di Giuseppe Palella per i protagonisti: il bianco di Lady Macbeth costellato da brillantini, l’oro delle divise degli uomini.

Le prossime recite: sabato 16 maggio alle ore 15 (Turno F), domenica 17 maggio alle ore 15 (Turno C), venerdì 22 maggio alle ore 20 (Turno B), sabato 23 maggio alle ore 20 (Turno L) e domenica 24 maggio alle ore 15 (Turno FA1).

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George Gagnidze

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