Macchine utensili, segnali di ripresa per il 2026, Rosa: “Gli incentivi stanno funzionando”
MERCATI
Macchine utensili, segnali di ripresa per il 2026, Rosa: “Gli incentivi stanno funzionando”
Dopo un 2025 di sostanziale debolezza, con una produzione in leggera crescita ma con un forte calo dell’export, per il 2026 i costruttori di macchine utensili, robot e automazione prevedono un recupero moderato, sostenuto soprattutto dalla domanda interna e dagli effetti del nuovo Iperammortamento…

Si attesta a quota 6,39 miliardi di euro il valore della produzione del comparto italiano della macchina utensile, robot e automazione. Secondo i dati del Centro Studi di Ucimu-Sistemi Per Produrre il settore ha registrato nel 2025 una crescita dell’1% rispetto all’anno precedente. Una situazione quindi di sostanziale stabilità che riflette però un mercato a due facce. Da un lato l’export è in calo (-12%), mentre dall’altro il consumo interno registra un’importante ripresa (+22,3%), trainando le consegne dei costruttori nazionali sul mercato domestico (+28,1%). Sullo scacchiere internazionale l’Italia si conferma quinto produttore mondiale e quarto esportatore.
In calo il livello di utilizzo della capacità produttiva, la cui media annua è passata dal 77,3% del 2024, al 76,5%. Stesso andamento anche per il carnet ordini, che si è attestato a 6,3 mesi di produzione assicurata, contro i 6,5 mesi del 2024.
“Il 2025 è stato un anno complessivamente deludente per i costruttori italiani di macchine utensili che hanno dovuto fare i conti anzitutto con il forte calo delle vendite all’estero”, commenta Riccardo Rosa, presidente di Ucimu-Sistemi Per Produrre confermato alla guida dell’associazione per il prossimo biennio. “D’altra parte, nonostante la ripresa, anche l’attività sul mercato interno è risultata poco soddisfacente complice anche il caos intorno a Transizione 5.0”.
Ma il 2026 lascia ben sperare. Per l’anno in corso le previsioni del Centro Studi di Ucimu-Sistemi Per Produrre indicano un recupero moderato, sostenuto soprattutto dalla domanda domestica trainata dagli effetti del nuovo Iperammortamento, mentre l’attività sui mercati esteri resta ancora fragile in un contesto segnato da instabilità geopolitica, difficoltà europee e incertezze legate alle catene di approvvigionamento.
L’export e le crisi internazionali
Nel 2025 l’export si è attestato a quota 3.760 milioni di euro, in calo del 12%. Il rapporto export su produzione è sceso dal 67,5% del 2024 al 58,8% del 2025.
I principali mercati di sbocco dell’offerta italiana sono stati: Stati Uniti (572 milioni, -9%), Germania (274 milioni, -24,9%), Francia (204 milioni, +0,2%), Polonia (188 milioni, +11,2%), Turchia (168 milioni, -11,5%), India (164 milioni, -11,6%), Messico (158 milioni, -10%), Spagna (147 milioni, -6,5%), Cina (110 milioni, -54,1%), Brasile (84 milioni, +15,9%).
“I dazi introdotti dalla amministrazione Trump hanno avuto un impatto per noi gestibile”, spiega Rosa. Nel 2025 le vendite negli Stati Uniti sono calate del 9%. Ma gli Usa restano, di gran lunga, il primo mercato di sbocco del made in Italy di settore.
Questo è dovuto a diverse ragioni, come spiega Rosa: “Anzitutto gli Stati Uniti non hanno una produzione locale sufficiente a coprire il consumo domestico e necessitano di tecnologia avanzata e super-customizzata; oltre a ciò, in questo particolare momento storico, il settore della difesa, strategico per il paese e dunque esentato dal pagamento dazi, sta esprimendo una domanda piuttosto vivace. Questi tre fattori hanno permesso, e permettono tuttora, ai costruttori italiani di continuare a operare sul mercato americano che apprezza da sempre le caratteristiche della nostra offerta”.

La politica commerciale di Trump ha però prodotto alcuni pesanti effetti indiretti. “È il caso, ad esempio, dell’incremento del costo di alcune materie prime praticato da altri paesi in risposta ai dazi, incremento che impatta anche sulla nostra attività”, spiega Rosa.
Il contesto europeo desta maggiori preoccupazioni: come spiega Rosa le guerre hanno fatto uscire la Russia dai principali mercati di sbocco dell’industria italiana, lasciando spazio ai concorrenti cinesi, mentre le scelte dell’Unione Europea sulla transizione elettrica dell’automotive stanno aumentando il rischio di de-industrializzazione e mettendo sotto pressione la filiera manifatturiera. Rosa invita quindi l’Europa a ripensare il proprio approccio, puntando sulla neutralità tecnologica per accompagnare la trasformazione del settore auto senza compromettere competitività e occupazione.
Un segnale positivo arriva però dalla Germania, dove gli ordini di macchine utensili sono tornati a crescere nel primo trimestre 2026 dopo tre anni di calo. Se la ripresa tedesca si consolidasse, anche l’industria italiana potrebbe beneficiarne, rafforzando il proprio ruolo nelle filiere produttive del Made in Germany.
Il mercato interno
Il consumo domestico ha fatto registrare una forte crescita: +22,3%, attestandosi a quota 4.534 milioni di euro.
A beneficiarne sono state soprattutto le consegne dei costruttori italiani sul mercato interno, che sono tornate a crescere dopo due anni di calo, attestandosi a 2.631 milioni di euro, in crescita del 28,1% rispetto all’anno precedente. In aumento anche le importazioni, che si sono attestate a 1.903 milioni di euro, in crescita del 15,1% rispetto al 2024.
Un 2026 di speranza
Secondo le previsioni del Centro Studi di Ucimu nel 2026 l’industria italiana delle macchine utensili, robot e automazione registrerà una lieve ripresa. Tutti gli indicatori torneranno positivi, anche se con incrementi ancora limitati.
La produzione raggiungerà 6.640 milioni di euro, in aumento del 3,9%.
Se le esportazioni resteranno sostanzialmente stabili a 3.785 milioni, continuerà invece la crescita delle consegne dei costruttori sul mercato interno, previste a 2.855 milioni di euro (+8,5%), sostenute da una domanda italiana attesa a 4.870 milioni (+7,4%).
Le importazioni cresceranno a loro volta, raggiungendo 2.015 milioni di euro, pari a un aumento del 5,9%.
Rosa: “Gli incentivi stanno funzionando”
“In un momento cruciale come quello che stiamo vivendo, con una domanda estera decisamente debole, il mercato interno diventa ancor più rilevante per le nostre imprese”, commenta Rosa.
“La disponibilità della misura di Iperammortamento prevista dal nuovo Piano Transizione 5.0, oggi pienamente operativa, è un ottimo strumento di sostegno alla domanda italiana di nuove macchine utensili”, prosegue. “Ora l’incentivo sta funzionando”.
Rosa sottolinea che il 2026 “era cominciato veramente in salita: la raccolta ordini sul mercato interno aveva subito un calo pesante, pari al 29% rispetto al periodo gennaio-marzo 2025. Ma la sensazione era che la domanda fosse freezata. In questo primo mese effettivo di Iperammortamento, ottenuta l’operatività della Piattaforma GSE, abbiamo già visto un cambio di passo nell’atteggiamento dei nostri clienti italiani. Questo conferma ciò che dicevamo da tempo: la domanda italiana c’è ma i clienti attendevano chiarezza per concretizzare gli ordini”.
L’auspicio dei costruttori, riportato da Rosa, è che la domanda italiana possa “tornare sugli alti livelli del 2021-2022, assicurando così anche un corretto aggiornamento della nostra industria che ha necessità di innovazione continua per restare competitiva sul mercato internazionale dove digitale e AI stanno ridisegnando le regole del gioco”.
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