Majo, un amore infinito per il Duomo


A pochi giorni dalla morte (7 luglio 2003) e a 100 anni dalla nascita (2 agosto 1926), viene spontaneo ricordare la figura di monsignor Angelo Majo, arciprete del Duomo di Milano dal 1974 al 2002. Di questi lunghi anni mi piace solo evocare il primo grande evento del suo servizio al Duomo: il IV centenario della consacrazione (16 ottobre 1977), con la solenne liturgia eucaristica presieduta dal cardinale Colombo, con un messaggio anche di Paolo VI e con il suo dono di un calice artistico.
La Confraternita e gli Amici
Non si possono qui elencare le pubblicazioni, i colloqui e le altre iniziative religiose e culturali realizzate in quella circostanza (dal restauro dei paramenti e delle suppellettili sacre all’apertura della Biblioteca Capitolare all’inaugurazione delle nuove sale del Museo del Duomo), ma bisogna invece ricordare che in quei mesi e sulla scia del centenario monsignor Majo aveva ricostituito la Confraternita del Santo Rosario e avviato l’associazione “Amici del Duomo”: un’associazione di fatto, gestita per lunghi anni senza ufficialità giuridica e formalità burocratiche d’alcun genere (verrà infatti ufficializzata con atto notarile soltanto il 21 settembre 1993), ma diventata fin dagli inizi un punto di riferimento, per la convinta partecipazione e anche il sostegno economico di molte persone che volevano spendersi per rendere il Duomo conosciuto come merita, al centro della vita della città e della diocesi.
Comunicazione e documentazione
All’associazione si era aggiunta anche la pubblicazione de Il Duomo notizie, un foglio destinato ad aggiornare in modo rapido sulla vita del Duomo e sulle sue necessità. Il 1978 sarà poi un anno capitale, perché verrà fondata una cooperativa editoriale – la Ned – Nuove Edizioni Duomo -, che pubblicherà ricerche, saggi e strumenti importanti, diventando negli anni, per studiosi e amanti del Duomo e per cultori della storia della Chiesa ambrosiana, una fonte di studio e di documentazione preziosa. Per aiutare laureati e giovani ricercatori a dare uno sbocco editoriale alle loro tesi o ai loro studi, e comunque per promuovere la visibilità dei loro lavori, l’Arciprete istituiva nel 1979 anche il Premio Amici del Duomo, dando un riconoscimento economico alle opere e ai contributi giudicati dalla giuria maggiormente meritevoli.
Entusiasmo e schiettezza
Tutto questo era stato fatto con la giovialità, l’entusiasmo, la schiettezza di parola, e l’abbondanza di cuore che i suoi collaboratori gli conoscevano bene e che consideravano una delle sue doti peculiari. Egli aveva saputo creare intorno a sé un bel gruppo di amici, con cui condivideva progetti e sentimenti. Si può dire anzi che avesse una sorta di culto dell’amicizia e sull’argomento aveva anche pubblicato un bel libro. Ogni anno, poi, scriveva per gli amici dei piccoli libri sui temi più vari (la malinconia, la paura, la magnanimità, la fedeltà, il silenzio, l’eleganza, il tempo), così come in altri scritti confidava loro le sue esperienze, i suoi incontri e i suoi sentimenti, a volte anche con intense poesie (Stagioni; Chiamami ancora).
Non sono soltanto le azioni compiute, ma anche questi segni di amicizia, assieme ai tanti momenti che ciascuno ha ritagliato dentro di sé frequentandolo, a rendere monsignor Majo vivo nel ricordo e nell’affetto.
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