Maltrattamenti sugli animali, 15 indagati al giorno in Italia: il nuovo rapporto lancia l’allarme
Zoomafia 2026: in Italia sono 21 le denunce e 15 gli indagati al giorno per maltrattamenti sugli animali, ma la giustizia frena. Allarme social e minori.
Ogni giorno in Italia vengono aperti mediamente 21 procedimenti giudiziari per reati contro gli animali, con circa 15 persone iscritte nel registro degli indagati. Una fotografia impietosa che emerge dal 27° Rapporto Zoomafia 2026, redatto dall’Osservatorio della LAV (Lega Anti Vivisezione) e curato dal criminologo Ciro Troiano. I dati, presentati pochi giorni fa a Roma, tracciano uno scenario nazionale complesso, caratterizzato da un tasso di 13,20 procedimenti e 9,07 indagati ogni 100.000 abitanti.

Rispetto al 2024, il report relativo allo scorso anno evidenzia una leggera flessione del 4,62% nel numero dei procedimenti penali, a fronte però di un incremento degli indagati dell’8,55%. Il reato in assoluto più contestato rimane il maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.), che rappresenta il 38,34% del totale ed è cresciuto del 9,58% in dodici mesi.
Il report dell’Osservatorio della Lav sui casi di maltrattamenti di animali: 21 denunce e 15 indagati al giorno in Italia
Per elaborare questa analisi statistica, l’Osservatorio della Lav ha interpellato 169 Procure (tra Ordinarie e Minorili), ottenendo risposta da 131 di esse (pari al 78%). Il restante 22% ha opposto un silenzio ingiustificato o ha rifiutato la condivisione per carenze di personale. Un dato che la LAV definisce “incomprensibile”, dato che il monitoraggio punta a stimolare riforme penali nell’interesse della collettività.

A livello geografico, la reattività maggiore si registra al Nord (85% di risposte), seguito dal Centro (75%) e dal Meridione (73%).L’apparente calo dei fascicoli complessivi non deve trarre in inganno. Come spiegato da Ciro Troiano: “Sarebbe un errore interpretare il calo delle denunce come un’automatica diminuzione dei reati. La flessione indica piuttosto una diminuzione dei fatti accertati. Non si tratta di un effetto positivo delle nuove normative: l’inasprimento delle pene è stato contenuto e la reale capacità deterrente è rimasta sostanzialmente invariata”.
L’efficacia del contrasto viene svilita dalle criticità del sistema giudiziario. La maggior parte delle denunce viene presentata contro ignoti, finendo inevitabilmente per essere archiviata. Anche per i reati con autori noti, quasi la metà dei casi non supera la fase istruttoria. Dei pochissimi processi che arrivano a dibattimento, solo il 20,5% giunge a una sentenza: di questi, meno della metà (il 43,7%) si conclude con una condanna, mentre il resto si disperde tra estinzioni del reato (26,5%) e prescrizioni (10%).

Il rapporto analizza nel dettaglio le varie declinazioni della criminalità zoomafiosa, contrassegnate da profitti multimilionari e dal controllo del territorio:
- Combattimenti tra animali: coinvolgono sia la criminalità comune che quella organizzata. Dal 1998 a oggi sono stati sequestrati 1.373 cani e denunciate 570 persone. Spesso l’attività si intreccia con lo spaccio di droga e la ricettazione.
- Corse clandestine di cavalli: una chiara manifestazione del controllo mafioso, attuato tramite il blocco delle strade pubbliche. Nel solo 2025 sono stati effettuati 21 interventi delle forze dell’ordine, con 51 cavalli sequestrati.
- Tratta dei cuccioli: il mercato nero di cani e gatti, importati illegalmente dall’estero in condizioni sanitarie precarie, resta un business d’oro. Tra il 2010 e il 2025 il valore dei sequestri ha superato i 6 milioni di euro, confermando una fitta rete internazionale di trafficanti.
- Contrabbando di fauna selvatica: non si ferma il mercato illegale di specie protette o esotiche. Nel 2025 i sequestri hanno riguardato coralli, tartarughe, pitoni e persino uno scimpanzé, oltre a tonnellate di avorio, parallelamente a un’attività di bracconaggio sempre aggressiva.
Infine, il report dell’Osservatorio Lav per lo scorso anno lancia un forte allarme sociale: aumentano i reati commessi in concorso e, soprattutto, i casi diffusi attraverso i social network, un fenomeno che vede un preoccupante e crescente coinvolgimento di minorenni, attirati dalla spettacolarizzazione della violenza online.
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