Maria Grazia Chiuri colora di bianco e nero (anche) la couture di Fendi

10 Luglio 2026 - 10:47
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Maria Grazia Chiuri colora di bianco e nero (anche) la couture di Fendi
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Le vetrine del flagship capitolino di Fendi in via del Corso ospitano la prima collezione prêt-à-porter disegnata da Maria Grazia Chiuri. A causa delle tempistiche insensate del sistema moda, in questa torrida estate i luxury store propongono già le collezioni autunno/inverno. Limitandosi a osservare gli indumenti – senza avere la possibilità di toccare l’eccellenza dei materiali e la maestri delle petites mains – i tailleur in vetrina potrebbero essere confusi con quelli presentati ieri alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea (Gnamc) di Roma, location della prima sfilata couture della designer.

Fendi couture autunno/inverno 2026-27 – Ph. Launchmetrics/Spotlight

Nominata lo scorso ottobre, la direttrice creativa conosce bene la maison dove ha iniziato la sua carriera nel 1989, prima di proseguire, dopo un decennio, da Valentino e Dior. Eppure, finora, sembra aver deciso di azzerare il vivace spettro cromatico che per anni ha caratterizzato le collezioni di Fendi, dagli accessori al ready to wear. Il know how produttivo è indiscutibile ma settanta look in bianco e nero mettono a dura prova anche il più dedito degli estimatori. Forse Chiuri ha scelto di rendere omaggio ai famosi ‘Cretti’ monocromi di Alberto Burri o ai pettini di Giuseppe Capogrossi appesi alle pareti delle sale in cui è stato allestito lo show. Forse l’imperante black & white, già protagonista delle collezioni prêt-à-porter 2026 e resort 2027, è stato acconto con tale entusiasmo dai buyer da spingere a replicare silhouette e nuance anche nell’alta moda.

Fendi couture autunno/inverno 2026-27 – Ph. Launchmetrics/Spotlight

Da oggi è possibile visitare alla Gnamc la mostra ‘Fendi / Karl Lagerfeld 1985. After Steps Through Work’. Molti degli outfit in passerella sono ispirati a quelli esposti nella retrospettiva in un gioco di riflessi e riflessioni. Purtroppo, però, l’essenzialità delle forme, la leggerezza di tessuti e pellicce (di recupero o d’archivio), i pattern optical e i richiami alla sensualità da boudoir non bastano a stimolare il sogno. Non bastano a creare stupore e, soprattutto, desiderio. Dopo le meraviglie viste a Parigi, Fendi rischia di restare in ombra. Speriamo torni a brillare, presto.

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