Mascherine, Arcuri scrive al pm Prestipino. Nove giorni dopo la sua posizione è stralciata e scompare la corruzione dal fascicolo

L’inchiesta sulle mascherine si arricchisce di particolari inedite e notizie rimaste nei cassetti. Ora spunta una lettera di una pagina che il commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri ha inviato all’allora procuratore di Roma Michele Prestipino Giarritta. Il documento pubblicato in esclusiva da Il Tempo porta la data del 24 novembre 2020. Dieci giorni prima la Procura (15 ottobre 2020) aveva iscritto nel registro degli indagati alcuni dei protagonisti del dossier mascherine con l’ipotesi di corruzione. Al centro dell’inchiesta, come è noto, la maxi fornitura di dispositivi di mascherine acquistati per un miliardo e duecentocinquanta milioni di euro dal commissario Arcuri durante l’apice della pandemia. Secondo quella prima ricostruzione accusatoria, alcuni funzionari pubblici avevano ricevuto denaro per favorire l’assegnazione delle commesse. In quelle contestazioni compariva anche il nome di Arcuri. Non come indagato, ma quale pubblico ufficiale attorno al quale gli investigatori avevano ipotizzato si fosse sviluppato il presunto patto corruttivo.
Quella lettera di Arcuri al pm Prestipino del 24 novembre 2020
La cronologia non è ininfluente come ricostruisce il quotidiano diretto da Cerno. Il 19 novembre 2020 La Verità pubblica lo scoop che rende di dominio pubblico il fascicolo. Con un titolo sparato: “Indagine su 72 milioni di euro pagati in commissioni per le mascherine di Arcuri”. Soltanto poco dopo il commissario straordinario per l’emergenza covid – come dimostra la lettera diffusa oggi da Il Tempo – prende la carta intestata della Presidenza del Consiglio dei ministri e scrive direttamente alla Procura di Roma. Per dire che cosa? Di essere venuto a conoscenza dalla stampa dell’esistenza di un’indagine relativa a “presunte commissioni pagate nell’ambito delle forniture di materiale sanitario, in particolare mascherine”. Immaginando che la Procura abbia aperto un procedimento, poi, si mette a completa disponibilità della Signoria Vostra (il pm di Roma). La lettera viene protocollata in Procura il 24 novembre 2020. Ma c’è un altro particolare che lascia perplessi e sul quale varrebbe la pena indagare. In alto a destra – riporta l’articolo – “accanto al timbro di protocollo, compare un’annotazione manoscritta destinata oggi ad attirare inevitabilmente l’attenzione: “Vd dott. Ielo (parliamone)”.
La nota “parliamone” diretta a Ielo vergata dal pm Prestipino
La calligrafia è quella del procuratore Prestipino Giarritta, che trasmette così il fascicolo al collega Paolo Ielo, all’epoca capo del Dipartimento che si occupava dei reati contro la pubblica amministrazione. Il seguito del “parliamone” non si conosce. Non sono agli atti verbali di informazioni rese da Arcuri. “Né interrogatori, memorie difensive o altri atti. Dai quali comprendere se il commissario sia stato ascoltato personalmente o abbia trasmesso ulteriori elementi alla Procura. Naturalmente – si legge nell’articolo – ciò non significa che tali attività non vi siano state. Semplicemente, non emergono dalla documentazione che è stata depositata successivamente”.
Il 3 dicembre la Procura cancella il reato di corruzione
Esiste però un’altra data su cui riflettere: il 3 dicembre 2020. Sono trascorsi appena nove giorni dall’arrivo della lettera e il sostituto procuratore Mario Palazzi, oggi procuratore di Viterbo, firma il provvedimento che cambia radicalmente la struttura accusatoria dell’inchiesta. La corruzione scompare. L’ipotesi di reato diventa “traffico di influenze illecite”, ben diverso dalla corruzione. Contestualmente vengono stralciate le posizioni di Arcuri, del responsabile unico del procedimento Antonio Fabbrocini e di altri soggetti. Nulla che faccia pensare o provare che a determinare la svolta nelle indagini sia stata la missiva del commissario al giudice Prestipino, ci mancherebbe. Però – conclude il Tempo – la sequenza temporale è documentata. Il 15 ottobre 2020 l’iscrizioni per corruzione, il 19 novembre lo scoop de La Verità, il 24 novembre la lettera di Arcuri con quell’annotazione manoscritta (“parliamone”) del procuratore, il 3 dicembre scomparsa del reato di corruzione e lo stralcio della posizione di Arcuri-
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