Meloni dia un taglio al taglio delle accise
Ieri il prezzo medio dei carburanti in modalità “self service” sulla rete stradale nazionale ha toccato il valore di 1,83 euro/litro per la benzina e di 1,93 euro/litro per il gasolio, con un calo che ormai prosegue ininterrottamente da due settimane. Si tratta di un valore che ora è pari o più basso di quello registrato a metà marzo, nella settimana precedente alla decisione del governo di ridurre il costo delle accise, quando la benzina costava 1,82 euro/litro e il diesel 2,03 euro/litro.
Allora, il 18 marzo, pochi giorni prima del referendum costituzionale sulla magistratura, il governo Meloni – sotto la pressione dell’opposizione che invocava la misura già da qualche giorno – decise di tagliare le accise di 20 centesimi al litro (25 centesimi con l’Iva) per rispondere all’aumento del prezzo dei carburanti provocato dalla guerra in Iran. Quella misura è stata poi prorogata, con un progressivo decalage in base alla riduzione dei prezzi internazionali, e attualmente è in scadenza il 3 luglio con un taglio di 5 centesimi al litro sia per la benzina sia per il diesel. Il costo complessivo è stato finora di circa 1,5 miliardi di euro distribuiti in maniera regressiva, a favore cioè delle fasce più abbienti che hanno consumi più elevati. Per queste ragioni la misura è stata criticata sin dall’inizio da molte istituzioni internazionali. Ha ancor meno senso ora che sono cadute le due principali motivazioni che l’hanno sostenuta: la campagna referendaria è finita (con una sconfitta del governo) e i prezzi stanno tornando nella norma, a livelli accettabili. In questo contesto ci si aspetterebbe che l’opposizione, soprattutto quella ambientalista contraria ai sussidi indiretti alle fonti fossili, chiedesse al governo di fermare immediatamente il taglio delle accise per destinare, al limite, una parte di quelle risorse esclusivamente alle famiglie meno abbienti. Ma con tutta probabilità accadrà il contrario: il 3 luglio sarà il governo a non rinnovare il taglio delle accise e il Campo largo – magari insieme a Vannacci – a protestare contro l’aumento del prezzo della benzina.
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