Mentre le ondate di calore diventano sempre più lunghe e frequenti, la moda sperimenta tessuti rinfrescanti e sistemi di climatizzazione "interni".
Anche la moda deve fare i conti con il caldo estremo. Non solo perché è un settore particolarmente inquinante, ma perché il suo prodotto principale – i vestiti che indossiamo – sono la prima linea di difesa tra noi e l’ambiente esterno. Gli abiti non possono far scendere il termostato, è vero, ma possono fare la differenza sulla nostra percezione del caldo, proteggendo la pelle e lasciandola libera di respirare. Per questo, la ricerca dei brand si sta orientando su tessuti ‘rinfrescanti’, abbigliamento anti-UV e sistemi che sfruttano ventole incorporate.
Cosa indossare per sentire meno caldo
La regola d’oro la sappiamo tutti: evitare i capi sintetici e prediligere le fibre naturali come lino e cotone. Il motivo è semplice: il lino non intrappola il sudore, che è l’unico meccanismo di difesa contro il calore che ha il corpo umano, non si attacca alla pelle e permette la traspirazione. Le silhouette larghe permettono il passaggio dell’aria sulla pelle: se si prevede di dover stare all’aperto sotto al sole cocente, paradossalmente scoprirsi peggiora solo le cose. Una camicia oversize o un abito tunica evitano il contatto diretto dei raggi solari e mitigano la sensazione di calore.
Un altro fattore da valutare sono i colori: è vero che le tinte scure proteggono dai raggi solari, ma fanno anche sentire molto più caldo rispetto al bianco e ai toni chiari. Per chi suda molto, il grigio è un colore insidioso, perché mostra un netto stacco tra tessuto asciutto e bagnato: verde, blu navy e tessuti fantasia, al contrario, permettono di mitigare l’effetto ottico. Sudare, però, è una risposta fisiologica naturale: significa che il corpo sta facendo il suo dovere.

Colori chiari e fit ampi possono aiutare con il caldo (foto. Summer Edito di Sézane)
I capi rinfrescanti sono il futuro?
Le ondate di calore che stanno investendo l’Europa non sono più l’eccezione: sono la regola. I brand di abbigliamento dovranno considerare questo fattore nella progettazione dei capi. Alcuni lo stanno facendo, investendo su tessuti come il bambù o la canapa, che ha il vantaggio di essere molto fresco e di richiedere poca acqua per la coltivazione rispetto ad altre fibre. Oppure su lyocell e Tencel, un filato derivato dalla cellulosa che ha dimostrato di assorbire l’umidità meglio del cotone e di avere alte prestazioni nella gestione del calore. Molte aziende – inclusa H&M e J.Crew – stanno introducendo il Coolmax di lycra, un filato di poliestere (quindi sintetico) progettato per accelerare l’evaporazione, aiutando a disperdere il sudore.
Uniqlo sta ampliando la linea AIRism, che utilizza un tessuto liscio, ultrafine che non si appiccica alla pelle e si asciuga rapidamente. Seguendo lo stesso principio, Columbia ha lanciato una linea che sfrutta la tecnologia brevettata Omni-Freeze: pantaloni e t-shirt in tessuto tecnico che danno una sensazione di raffrescamento quando si suda. Nessuno di questi tessuti può davvero “fornire il freddo”, ma evitano di appesantire la pelle, aiutando i meccanismi di termoregolazione del corpo.

Un abito estivo di Mango
Gli abiti con protezione UV integrata
Il punto non è solo combattere la sensazione asfissiante del caldo, ma anche proteggersi dai danni solari. Da qualche anno, infatti, si sta investendo anche sui vestiti con protezione UV “incorporata”. Se le creme solari non bastano, ecco arrivare cappelli, felpe e t-shirt con una sorta di filtro integrato. Molto popolari in Asia, dove vige l’imperativo estetico di una pelle bianchissima, sono sempre più popolari tra chi fa sport all’aperto o è costretto a passare molte ore sotto al sole.

Gli abiti “climatizzati” con ventola interna della sfilata SS27 di Rick Owens
I vestiti con il ventilatore interno di Rick Owens
Le sfilate Uomo di Parigi hanno esposto una contraddizione del settore: mentre gli ospiti cercavano di resistere alle temperature estreme con acqua, ventagli e nebulizzatori, in passerella sfilavano cappotti, pantaloni in pelle e tute in neoprene. Il caldo ha condizionato gli show, dunque, non il design. Secondo WWD, i buyer presenti hanno messo in chiaro che il mercato cerca il comfort termico senza sacrificare l’eleganza formale: giacche sfoderate, completi in tessuti leggeri e silhouette ariose.
Particolarmente interessante, in questo senso, è stata la sfilata di Rick Owens, che ha presentato giacche e pantaloni ‘gonfiabili’ Adidas con mini ventole integrate. Lo stilista ha descritto questi capi come un “sistema di climatizzazione personale” e ha integrato la tecnologia di Adidas nella collezione P/E 27. “Il sistema combina un gilet rinfrescante e una giacca isolante che lavorano insieme per fornire un raffreddamento mirato della parte superiore del corpo – ha spiegato il brand sportivo tedesco in una nota – riducendo la temperatura interna fino a 0,5 °C e la temperatura cutanea fino a 13 °C”.
Il messaggio è chiaro: se quest’estate vi sembra insopportabile, aspettate di sentire le prossime.
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