Milano, curare il verde pubblico a 40 gradi

14 Luglio 2026 - 11:05
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Milano, curare il verde pubblico a 40 gradi

Sale, sale, sale il termometro sale. E lavorare all’aperto con 36, 37, 38 gradi diventa un rischio per la stessa salute. Lo sanno bene i rider che devono consegnare merci a qualsiasi ora del giorno, gli operai edili e dei cantieri, i braccianti che raccolgono frutta, verdura e ortaggi nelle campagne assolate. Lo sanno anche i manutentori del verde pubblico, addetti a cui i municipi affidano la gestione di parchi, aiuole, giardini delle nostre città. A Milano questo compito è stato dato alla Metropolitana milanese spa, antica società di ingegneria di proprietà del Comune, nata nel 1955 per progettare le linee della metropolitana, e che oggi gestisce il servizio idrico integrato, progetta infrastrutture, e, appunto, dallo scorso anno si occupa della gestione e manutenzione delle tante aree verdi della metropoli lombarda. Va da sé che i 180 addetti hanno gli stessi, identici problemi di chi deve lavorare all’aria aperta sotto l’anticiclone africano che sta soffocando la penisola. Riccardo Francato ha studiato da perito agrario ed è riuscito a fare il lavoro che ama. Ma ogni rosa ha le sue spine. «Da due anni a questa parte - racconta - la Regione Lombardia ha decretato alcune ore di stop obbligatorio, quando il caldo diventa eccessivo. Da mezzogiorno e mezza alle quattro del pomeriggio non si lavora. Ma siccome giardini, piante e alberi hanno bisogno specialmente in questa stagione di una cura quotidiana, quello che non si fa a metà giornata si fa nel pomeriggio inoltrato, fino alle sette e mezza di sera». É un buon compromesso? Non del tutto. «Alle sei del pomeriggio ci sono ancora 37 gradi, addirittura le notti sono diventate tropicali, e soprattutto la giornata diventa infinita - sottolinea Francato - Ti alzi alle cinque del mattino e torni a casa ben oltre l’ora di cena. Fino a mezzogiorno nei nostri ‘cantieri’, poi quattro ore fermi, con le tute da lavoro indosso, in azienda, in attesa del turno pomeridiano». In una città estesa come Milano è praticamente impossibile tornare a casa a metà giornata per poi rientrare a lavoro. «Sono pochissimi i fortunati che abitano vicino alla sede di Mm, stiamo quasi tutti in periferia, nelle cittadine fuori Milano, c’è chi arriva dalla provincia di Bergamo, da quella di Pavia. Io stesso che abito a Saronno devo fare una trentina di chilometri per arrivare a lavoro. Oltre alla fatica di muoversi in un traffico caotico, nelle ore più calde, ne risentirebbe anche il portafogli visti i costi sempre più alti della benzina».

La pesantezza della giornata non è data soltanto dal turno spezzato, croce di tante e tanti lavoratori: «Il nostro è un tipo di impegno che ti porta a fare chilometri e chilometri a piedi. Fermarsi e poi riprendere dopo ore ti fa diventare le gambe come tronchi di legno, l’acido lattico si deposita nei muscoli. Non è un sollievo ‘riposarsi’ chiuso in un capannone. E, lo ripeto, tornare a casa a un’ora indecente, sapendo che la mattina dopo bisogna alzarsi prima dell’alba, non mette certo di buonumore. Togli ore alla famiglia e non hai benefici». Riccardo Francato ha dedicato la vita alla cura del verde. «Dall’erba agli abbattimenti, alle potature, alle piantumazioni, tutto quello che è verde ci riguarda. Non è solo il mio lavoro, ma anche la mia passione, fin da quando ero bambino». Dove ci sono parchi, alberi, zone verdi, lo dicono sia gli scienziati che la memoria dei nostri avi, le temperature si abbassano. Nelle nostre città cementificate oltre ogni limite solo ora si sta pensando a nuove massicce piantumazioni, e anche alla sostituzione del catrame con ripavimentazioni naturali in grado di attenuare il calore. «Le amministrazioni comunali stanno cercando di correre ai ripari, manifestando non solo a parole una crescente attenzione al verde urbano - sottolinea Francato - il cittadino lo percepisce, lo apprezza, lo utilizza».

L’ondata di calore ha colpito duramente il settentrione della penisola. «Alle 8 di mattina ci sono già 30 gradi. Lo scorso anno abbiamo avuto dieci giornate da bollino rosso nel periodo in cui era in vigore l’ordinanza della Regione, quest’anno a inizio luglio siamo già a 18, e dobbiamo arrivare a fine settembre. Il sito World Climate indica le temperature, sopra i 35 gradi scatta lo stop. Passiamo dal caldo estremo a improvvisi temporali. Quelli piccoli finiscono per far aumentare l’umidità, se invece sono importanti cadono alberi, si interrompono strade, si chiudono parchi. Siamo i primi a intervenire per tamponare l’emergenza, assieme a noi lavorano vigili del fuoco e protezione civile».

Come rappresentante sindacale, per la Funzione pubblica Cgil, Francato si è battuto per mettere un tetto massimo alle giornate ‘spezzate’, non più di tre consecutive. «Siamo così stanchi che stanno andando quasi deserte le adesioni agli straordinari del sabato. Prima di questi turni una sessantina di noi ci andavano sempre». Ma l’amore per questo lavoro resta. «Le piante ripagano. Lavori anche in parchi storici, fra alberi secolari, e pensi: ‘erano qui ai tempi della Rivoluzione francese, quando per Milano giravano le carrozze’.  La cura del verde è anche poesia».

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