Mondiali 2026: i sistemi antipirateria non colpiscono solo i siti di streaming illegale

12 Giugno 2026 - 16:59
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I Mondiali 2026, tra una partita e l’altra, si portano dietro una quantità enorme di trasmissioni in diretta, come raramente accade. 48 squadre, calendario lunghissimo ed una macchina televisiva che gira senza sosta. Resta centrale il tema della pirateria, che per eventi del genere tende letteralmente ad esplodere.

Le emittenti che si sono aggiudicate i diritti TV hanno investito cifre enormi, miliardi, e non vogliono chiaramente che le partite dei Mondiali di calcio FIFA 2026 siano fruibili gratuitamente su siti spesso improvvisati. Da qui nasce tutta la spinta ai blocchi dei contenuti illegali, spesso attivati in tempo reale mentre le gare sono ancora in corso.

CCIA Europe è convinta che qualcosa non stia andando nel verso giusto. L’associazione, che riunisce grandi nomi del settore tecnologico come Amazon, Google e Cloudflare, mette in dubbio i sistemi di blocco basati su IP e DNS. Più che sul lato tecnico, bisognerebbe soffermarsi su quello pratico: un singolo indirizzo può ospitare centinaia di servizi diversi, e bloccarlo significa spegnere anche ciò che nulla ha a che vedere con la pirateria.


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