Mondiali 2026, per Spagna-Argentina inizio teso: quando Lionel Messi ha toccato la prima palla
Spagna-Argentina, finale dei Mondiali di calcio 2026, ha vissuto un inizio di partita all’insegna della grande tensione in campo per l’altissima posta in palio. A parte un paio di squilli della ‘Roja’, infatti, il primo cooling break a metà del primo tempo è arrivato senza reali occasioni da gol al MetLife Stadium. Inizio poco ispirato anche per l’attesissimo Lionel Messi, che ha toccato il suo primo vero pallone della partita al 16′ minuto: nell’occasione è stato poi fermato fallosamente dall’avversario Alex Baena. Il capitano albiceleste ci ha poi riprovato al 21′, con una verticalizzazione per Nico Gonzalez vanificata da un fuorigioco di quest’ultimo.
Sul fronte delle formazioni, Luis de la Fuente ha confermato il 4-2-3-1 che ha guidato la Spagna fino in fondo alla competizione, con Unai Simon tra i pali, Porro, Cubarsí, Laporte e Cucurella in difesa, Rodri e Fabian Ruiz in mediana e il trio Lamine Yamal, Dani Olmo e Alex Baena a supporto dell’unica punta Oyarzabal. Lionel Scaloni ha invece optato per un 4-4-2 che rispetto alla semifinale con l’Inghilterra rinuncia a Paredes e Giuliano Simeone, puntando su Nico Gonzalez e Rodrigo De Paul per favorire il palleggio: davanti, come da tradizione, la coppia Messi-Alvarez.
Prima del calcio d’inizio, la serata era già stata ricca di suggestioni. La cerimonia d’apertura ha visto Laura Pausini esibirsi al fianco di Robbie Williams e Nicole Scherzinger sulle note di ‘Desire’, l’inno ufficiale FIFA che unisce inglese e spagnolo. Non sono mancati nemmeno i consueti saluti istituzionali, con Donald Trump che ha accolto i Reali di Spagna, Re Felipe VI e la Regina Letizia, e il Primo Ministro Pedro Sanchez. Fotografatissima la stretta di mano tra Trump e Sanchez, figure politiche divise da rapporti tutt’altro che sereni, con Gianni Infantino a fare da cornice. Assente invece il presidente argentino Javier Milei: secondo quanto riferito in diretta dalla ‘Rai’, la sua mancata presenza era da attribuire a mere ragioni di scaramanzia.
Un’ulteriore novità di questa finale riguarda la consegna del trofeo: sarà Donald Trump, e non Infantino, a porgere la Coppa del Mondo ai vincitori, scelta annunciata dallo stesso presidente FIFA. Il tutto in un contesto politicamente carico, considerato che appena undici giorni fa, durante il vertice NATO di Ankara, Trump aveva definito la Spagna “una causa persa” e “un pessimo partner nella NATO”, arrivando a invocare l’interruzione di ogni commercio con il Paese iberico. Una circostanza che aveva già scatenato le ironie dei suoi detrattori negli Stati Uniti.
In chiave argentina, grande attesa anche per Julian Alvarez, partner d’attacco di Messi, dopo il cammino fin qui straordinario dell’Albiceleste. Nella semifinale contro l’Inghilterra era stato Lautaro Martinez a lasciare il segno con un gol decisivo, trascinando l’Argentina all’ultimo atto del torneo. Il capitano dell’Inter, entrato dalla panchina, si è confermato uomo delle grandi occasioni, replicando quanto già fatto nelle semifinali di Champions del 2023 e del 2025. Stasera, però, Scaloni gli ha preferito fin dal primo minuto la coppia Messi-Alvarez.
Sullo sfondo, c’è anche la caccia alla classifica marcatori. Kylian Mbappé, eliminato con la Francia nella finale per il terzo posto persa contro l’Inghilterra, ha chiuso il suo Mondiale a quota 10 reti, portandosi in testa alla graduatoria dei cannonieri con due gol di vantaggio proprio su Messi. Il fuoriclasse del Real Madrid, prima di lasciare gli Stati Uniti, aveva dichiarato a Fox Sports: “Leo segna sempre. Segnerà sicuramente contro la Spagna”. Una profezia che il numero 10 argentino vorrà trasformare in realtà già nel corso di questi primi minuti ancora avari di emozioni.
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