Mondiali 2026, Spagna-Argentina: Donald Trump con il “nemico” Pedro Sanchez, c’è un assente di lusso

19 Luglio 2026 - 22:15
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Mondiali 2026, Spagna-Argentina: Donald Trump con il “nemico” Pedro Sanchez, c’è un assente di lusso

Spagna-Argentina, attesissima finale dei Mondiali di calcio 2026 iniziata alle ore 21 italiane di domenica 19 luglio al MetLife Stadium di New York, ha vissuto una ricca cerimonia d’apertura (con anche un’importante presenza italiana, visto che l’inno FIFA è stato cantato anche da Laura Pausini) ma anche gli inevitabili saluti istituzionali. Tra questi spiccano gli onori di casa di Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ai Reali di Spagna, Re Felipe VI e la Regina Letizia, ma anche al Primo Ministro Pedro Sanchez. Un momento che ha visto però un’assenza di assoluto rilievo.

Fotografatissimo è stato infatti il momento della stretta di mano tra Trump e Sanchez, figure politiche divise da rapporti assolutamente turbolenti. Con loro anche Gianni Infantino, presidente FIFA, a suggellare il tutto. L’Argentina non ha però portato in tribuna d’onore il suo presidente Javier Milei, nonostante la sua decisamente maggiore intesa con l’attuale inquilino della Casa Bianca. Nessun caso diplomatico, però: secondo quanto affermato in diretta sulla ‘Rai’, la sua assenza era da attribuire a mere ragioni di scaramanzia.

La tensione politica attorno alla finale era del resto nell’aria da giorni. Trump aveva definito la Spagna “una causa persa” e “un pessimo partner nella NATO” appena undici giorni fa, durante il vertice NATO di Ankara, arrivando a invocare l’interruzione di ogni commercio con il Paese iberico. La prospettiva di doversi trovare a consegnare la Coppa del Mondo proprio alla nazionale spagnola aveva già scatenato le ironie dei suoi detrattori negli Stati Uniti, con l’ex Senior Director del National Security Council Thomas J. Wright che aveva commentato su X: “Sarà piuttosto divertente se domenica Trump dovrà consegnare il trofeo della Coppa del Mondo alla Spagna”.

Proprio la consegna del trofeo rappresenta un’altra novità assoluta della competizione: sarà infatti Donald Trump, e non Infantino, a porgere la Coppa del Mondo ai vincitori. Una scelta annunciata dallo stesso presidente FIFA, che ha deciso di condividere con il padrone di casa il momento simbolico per eccellenza della rassegna iridata. Non è la prima volta che Trump si ritaglia un ruolo da protagonista in un grande evento calcistico: già nella finale del Mondiale per Club tra Chelsea e Paris Saint-Germain era rimasto sul palco anche dopo la consegna del trofeo, attirando l’attenzione delle telecamere tra l’imbarazzo di alcuni giocatori e i fischi di una parte del pubblico.

La cerimonia d’apertura ha visto Laura Pausini esibirsi al fianco di Robbie Williams e Nicole Scherzinger sulle note di ‘Desire’, l’inno ufficiale FIFA che unisce inglese e spagnolo. La cantautrice romagnola, che lo scorso febbraio aveva già incantato il mondo intonando l’inno italiano alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 a San Siro, aveva anticipato l’emozione del momento sui social: “Un anno fa, Robbie Williams mi ha invitato a unirmi a lui per cantare ‘Desire’, il primo inno ufficiale della FIFA, ed è stato un vero onore condividere questa canzone con un artista così iconico”.

Sul terreno di gioco, Luis de la Fuente ha schierato la Spagna con un 4-2-3-1 che si affida alle geometrie di una mediana fin qui impeccabile, con Rodri e Fabian Ruiz in cabina di regia, Lamine Yamal, Dani Olmo e Alex Baena sulla trequarti e Oyarzabal unica punta. Lionel Scaloni ha risposto con un 4-4-2 che rispetto alla semifinale con l’Inghilterra rinuncia a Paredes e Giuliano Simeone, puntando su Nico Gonzalez e Rodrigo De Paul per favorire il palleggio: davanti, come da tradizione, la coppia Messi-Alvarez. Le due nazionali avrebbero dovuto già affrontarsi nella ‘Finalissima’ tra i vincitori di Copa America ed Europeo, prevista inizialmente per il 2025 e poi rinviata a marzo 2026, prima che CONMEBOL e UEFA rinunciassero definitivamente all’appuntamento. Il destino, però, ha voluto che si incontrassero in un palcoscenico ancora più grande.

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