Mondiali FIFA “privatizzati”: Europa, Asia e America mettono all’angolo Gianni Infantino
Gianni Infantino e la FIFA sempre più soli, in particolare per quanto riguarda il controverso progetto di privatizzare parte dei Mondiali di calcio vendendone una percentuale a investitori privati. Che, come già emerso, sono chiaramente riconducibili alla famiglia Kushner e quindi a Donald Trump. Dopo diverse dichiarazioni e altrettanti comunicati, lunedì arriva una nuova tappa della vicenda. Secondo quanto confermato dall’Ansa, infatti, Europa, Asia e Nord America hanno unito le proprie forze per “paralizzare” una volta per tutte le ambizioni del numero uno del calcio mondiale.
L’Ansa cita ‘The Times’, secondo cui i presidenti di UEFA, CONCACAF e AFC sarebbero determinati a rimuovere l’attuale vertice della FIFA e avrebbero già predisposto alcune strategie da mettere in atto qualora Infantino decidesse di ricandidarsi per un quarto mandato alle elezioni del marzo 2027. In tal senso prende sempre più piede l’ipotesi di un boicottaggio strutturale non solo delle riunioni del Consiglio mondiale del calcio, ma anche degli eventi veri e propri. A partire dalla possibile creazione di tornei internazionali paralleli.
“Tutti sono fermamente convinti che Infantino debba andarsene e, se non lo farà, adotteremo tutte le misure necessarie per rimuoverlo dal potere. Questo include anche l’organizzazione di future competizioni internazionali. Le grandi nazionali sudamericane preferirebbero affrontare Francia o Spagna oppure Libano o Gibuti?”, ha commentato proprio all’Ansa, e non senza un certo sarcasmo, una fonte vicina ai promotori dell’iniziativa.
La pressione sul presidente della FIFA si fa dunque sempre più asfissiante anche sul piano legale. Secondo quanto riportato dal ‘Telegraph’, la UEFA ha inviato una lettera formale a Infantino in cui afferma di “valutare attivamente azioni legali, procedimenti arbitrali e/o denunce alle autorità di controllo” in relazione al progetto FIFA Forward Enterprise. Lettere analoghe sarebbero state recapitate ad alcuni dei principali partner coinvolti nell’operazione, tra cui l’imprenditore americano Joshua Kushner, il presidente di TripAdvisor Greg Maffei e la banca JP Morgan. La UEFA avrebbe inoltre intimato alla FIFA di conservare tutti i documenti e i dati elettronici relativi al caso, per scongiurare qualsiasi rischio di distruzione o alterazione di prove che potrebbero essere utilizzate in eventuali procedimenti futuri.
Sul fronte delle confederazioni, la CONCACAF — che raggruppa le 41 federazioni del Nord e Centro America, inclusa la statunitense USSF — ha emesso un comunicato in cui, pur accogliendo con favore il ritiro formale della proposta FFE, ha alzato ulteriormente il tiro contro la gestione di Infantino: “Gli eventi degli ultimi giorni hanno messo in luce qualcosa che non può più essere ignorato: il futuro della Coppa del Mondo FIFA, il patrimonio più prezioso del calcio mondiale, è stato promosso al di fuori di ogni quadro di governance consolidato, senza trasparenza, consultazione o rispetto delle procedure previste. Una proposta di questa portata non arriva a questo punto per caso. È sintomo di una leadership che ha smesso di mettere il calcio al primo posto”. La nota si è conclusa con un affondo diretto, seppur senza citare esplicitamente Infantino: “L’unità dimostrata dalle nostre Federazioni affiliate ha ribadito che, se guidato da coraggio, integrità e una sana governance, il calcio rimarrà dove deve stare: nelle mani del calcio stesso, non di un singolo individuo”.
Vale la pena ricordare come la crisi si sia sviluppata in modo fulmineo nel corso degli ultimi giorni. Tutto è nato dalla rivelazione del ‘Times’ che ha svelato il piano della FIFA Forward Enterprise: una nuova società controllata dalla FIFA ma partecipata al 20% da investitori esterni, tra cui la banca statunitense JP Morgan e il fondo Thrive Capital di Joshua Kushner, fratello di Jared, genero di Donald Trump. Il progetto complessivo valeva 20 miliardi di dollari, con le 211 federazioni chiamate a esprimersi entro il 19 settembre: chi avesse approvato avrebbe potuto accedere a un pacchetto di fondi da 10 miliardi, mentre chi si fosse rifiutato sarebbe rimasto ancorato al progetto Forward, il cui budget si fermava a 2,7 miliardi. Infantino aveva inoltre promesso a ogni federazione aderente un bonus una tantum da 20 milioni di dollari — con i contributi annuali per il quadriennio successivo che sarebbero schizzati da 2 a 5 milioni — compensi irresistibili soprattutto per i piccoli Paesi, ma che i suoi detrattori non hanno esitato a definire un vero e proprio ultimatum.
Con il congresso elettivo fissato al 18 marzo 2027, giorno in cui Infantino mira alla quarta rielezione alla guida della FIFA, stanno intanto emergendo candidati sempre più accreditati per ereditare la sua poltrona. Si è parlato a lungo di Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain e a capo dell’European Football Clubs. Dalla stessa area geografica arriva il numero uno dell’AFC, Salman bin Ibrahim Al Khalifa. Dalla CONCACAF si fa invece il nome di Victor Montagliani, in grande crescita e apparentemente in vantaggio rispetto ad Aleksander Ceferin: il presidente della UEFA ha riguadagnato credibilità nelle ultime settimane, ma nel Vecchio Continente potrebbe soffrire la concorrenza di Dariusz Mioduski, indicato come candidato preferito da federazioni di peso come Norvegia, Svezia, Bosnia e soprattutto Spagna e Germania. Il fronte che si è compattato contro Infantino — dalle confederazioni continentali ai governi nazionali, fino ai suoi stessi collaboratori — suggerisce che la strada verso una quarta rielezione sia oggi più impervia che mai.
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