Morto sul lavoro a Voltri, la vittima è Massimiliano Delfino: la passione per il blues e l’arte. Arenzano in lutto

Genova. Massimiliano Delfino, per tutti Max, è l’operaio di 57 anni rimasto vittima dell’incidente sul lavoro avvenuto ieri mattina a Voltri. L’uomo, residente ad Arenzano, ha lottato per ore contro le ferite riportate nel grave infortunio, spegnendosi nel pomeriggio all’ospedale.
Tutto è successo nel giro di pochi secondi: poco prima delle 10 Delfino stava assistendo da terra alle operazioni di carico di una bisarca, nello specifico il posizionamento di una lastra tramite un muletto. Per cause ancora da accertare, l’uomo sarebbe stato colpito dalla pesante pezzo di acciaio, forse caduto dal suo imbrago, riportando ferite gravissime. Trasportato d’urgenza in codice rosso all’ospedale San Martino di Genova, l’operaio è deceduto dopo sette ore di agonia, nonostante il tentativo dei medici di sottoporlo a un intervento chirurgico.
Sul caso la Procura di Genova ha aperto un’inchiesta per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro. I pubblici ministeri hanno già disposto il sequestro dei mezzi coinvolti (la bisarca, il muletto e il carico), mentre gli ispettori dello Psal dell’Asl 3 hanno ascoltato i testimoni in attesa dell’autopsia sulla salma.
Oltre al lavoro, Delfino era una figura nota nel circuito musicale del ponente ligure. Musicista e bassista della band Texas Trouble Blues, ricopriva il ruolo di presidente dell’associazione Onde Sonore. Con questo collettivo ha promosso per oltre vent’anni artisti e organizzato eventi nei comuni di Arenzano, Cogoleto e Varazze, tra cui il Beigua Blues Festival. La musica era la sua grande passione e collaborava con radio locali con programmi dedicati alla storia del blues.
Questa mattina il suo profilo facebook è una continuo alternarsi di saluti commossi, ricordi e incredulità, per l’ennesima morte sul lavoro che spezza una vita all’improvviso.
Il cordoglio di Comune e Regione
I sindacati: “Basta cordoglio di facciata dopo gli infortuni mortali”
“La conta degli infortuni sul lavoro in Liguria fotografa la drammatica realtà – è stato il commento della Cgil – sono state 6.130 le denunce effettuate nei primi quattro mesi del 2026, con un aumento +4% sullo stesso periodo dell’anno precedente e ben 10 i casi mortali. Basta cordoglio di facciata dopo gli infortuni mortali: servono investimenti immediati nella formazione e nella sicurezza reale, applicare con certezza e fermezza le leggi esistenti e investire sulla sicurezza che non è un costo ma la vita dei lavoratori che va difesa”.
“Siamo di fronte all’ennesima morte sul lavoro e non possiamo più limitarci al cordoglio, perché il cordoglio senza azioni concrete diventa una formula vuota. Un lavoratore è uscito di casa per fare il proprio mestiere e non è tornato. Questo è inaccettabile in un Paese civile. Non chiamatele fatalità: ogni incidente grave deve obbligare tutti, istituzioni, imprese e parti sociali, a interrogarsi su prevenzione, formazione, controlli, organizzazione del lavoro e responsabilità”, è stato il commento di Luca Maestripieri, segretario generale della Cisl Liguria.
La Cisl Liguria esprime vicinanza alla famiglia della vittima, ai colleghi e a tutta la comunità di lavoro colpita da una tragedia che non può essere archiviata come un fatto isolato: “Attendiamo con rispetto il lavoro della magistratura, ma una cosa è già chiara: la sicurezza deve essere garantita prima, non ricostruita dopo. Servono più controlli, più ispettori, più formazione vera e continua, più investimenti nei dispositivi e nelle procedure, ma serve anche una cultura diversa nelle aziende. La produzione non può mai venire prima della vita. Ogni minuto risparmiato sulla sicurezza può trasformarsi in un prezzo umano intollerabile», prosegue Maestripieri.
Per la Cisl Liguria è necessario rafforzare subito il coordinamento tra istituzioni, aziende sanitarie locali, organi ispettivi, imprese e organizzazioni sindacali, con un piano straordinario sulla prevenzione nei settori più esposti al rischio, e va aumentata la formazione. Non bastano norme scritte se poi non ci sono controlli adeguati, formazione effettiva e responsabilità chiare lungo tutta la catena produttiva.
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