Mother Cabrini Day, Los Angeles celebra «Una donna che ha trasformato la vita di migliaia di persone»
La City Hall di Los Angeles ha celebrato ieri il Mother Cabrini Day, rendendo omaggio a Santa Francesca Saverio Cabrini, patrona degli immigrati e figura centrale nella storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti. La proclamazione, avvenuta durante l’Italian-American Heritage Month, è arrivata al termine di un percorso promosso dalla Little Italy Association of Los Angeles, guidata dalla presidente Anna Manunza. Il riconoscimento ha voluto celebrare non solo la figura religiosa, ma anche il contributo degli immigrati alla vita americana.
Alla cerimonia hanno partecipato il consigliere comunale Tim McOsker e il consigliere John Lee, la console generale d’Italia Raffaella Valentini, Mario Amalfitano, past president della Little Italy Association of Los Angeles, e numerosi membri della comunità italiana. Presente anche suor Regina Palamara, indicata durante l’incontro come l’ultima Missionaria del Sacro Cuore ancora in California.
Manunza ha raccontato che l’idea di dedicare una giornata alla comunità italoamericana è maturata negli anni. Nel 2023 incontrò John Lee a un evento e gli raccontò il progetto. Da quel confronto ripartì la ricerca di un modo per riconoscere il contributo degli italoamericani alla città e al Paese. La scelta di Madre Cabrini arrivò dopo aver approfondito la sua storia e visto un film a lei dedicato.

«Non le importava da dove venissimo; le importava di ciò di cui avevamo bisogno», ha detto Manunza, ricordando come l’impegno di Cabrini non fosse rivolto a una sola comunità. La santa fondò scuole, ospedali e orfanotrofi per sostenere famiglie e bambini, in particolare gli immigrati che affrontavano povertà e discriminazione. Il suo lavoro contribuì a offrire a molte famiglie accesso all’istruzione e alle cure.
La presidente della Little Italy Association ha auspicato che la ricorrenza diventi una tradizione annuale a Los Angeles, per ricordare gli italoamericani che hanno contribuito a costruire la città e il Paese. «Madre Cabrini non ha fatto la differenza soltanto per gli italoamericani: l’ha fatta per Los Angeles e per tutta la nazione», ha detto.
Nel suo intervento, McOsker ha ricordato le difficoltà che Cabrini affrontò in un’epoca in cui le donne avevano poche possibilità di guidare organizzazioni e istituzioni. Fondatrice delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù nel 1880, viaggiò per portare avanti la sua missione e costruì scuole, ospedali e orfanotrofi. «Una persona, con determinazione e compassione, può costruire istituzioni capaci di trasformare la vita di migliaia di altre persone», ha osservato McOsker.
Per la console generale Valentini, la storia di Cabrini è anche una storia di leadership femminile. «Non fu soltanto una donna di fede e compassione, ma una pioniera, una leader e un esempio straordinario di emancipazione femminile, molto prima che usassimo questa espressione», ha dichiarato. Cabrini, ha ricordato, attraversò confini e superò i limiti imposti alle donne del suo tempo. La sua eredità richiama valori come famiglia, istruzione, lavoro, compassione e servizio, che hanno accompagnato generazioni di italoamericani nella crescita di Los Angeles.

Alla celebrazione era presente suor Regina Palamara, ultima Missionaria del Sacro Cuore in California. La congregazione fondata da Cabrini conta circa quattrocento religiose nel mondo, e la sua presenza ha dato alla cerimonia un legame diretto con la missione della fondatrice.
Tra i presenti c’era anche Rini, discendente di Mary Teresa Rizzuto, una bambina rimasta orfana e accolta in una famiglia legata all’opera di Cabrini. Il suo nome, ha raccontato Manunza, fu scelto in omaggio alla santa: un segno di come quella storia continui a vivere nelle generazioni successive.
A chiudere l’incontro, il tributo musicale di Elisabetta Russo, accompagnata da Pietro Russino, con Santa Lucia Luntana. L’esecuzione ha concluso la cerimonia con un omaggio alle radici italiane e alla memoria degli emigrati. Il Mother Cabrini Day ha intrecciato una celebrazione civica e una storia di accoglienza, mostrando come l’eredità della santa continui a parlare alla Los Angeles di oggi
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