Natasha Stefanenko, lavoro e vita tra Russia e Italia

25 Giugno 2026 - 18:02
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Natasha Stefanenko, lavoro e vita tra Russia e Italia

AGI - Natasha Stefanenko è al Filming Italy Sardegna Festival dove ha annunciato un documentario prodotto con il supporto della Marche Film Commission con al centro un fatto di cronaca con un furto d'opera d'arte. Nata in Russia, ma in Italia dal 1993, la conduttrice e attrice torna anche sul conflitto che lacera il suo Paese contrapposto all'Ucraina confessandosi a cuore aperto.

"Per dieci anni ho lavorato tantissimo in Russia. Ogni settimana avevo un mio programma, ne ho condotti tre o quattro e ho girato anche un film". Natasha Stefanenko ripercorre così la sua lunga parentesi professionale nel Paese d'origine, spiegando di non aver mai abbandonato l'Italia ma di aver fatto la spola tra i due Paesi portando a Mosca lo stile televisivo italiano.

Esperienza in Russia

"Lì le produzioni sono mastodontiche, con 800 persone sul palco, e la conduzione era molto fredda. Io ho portato la mia spontaneità, il modo diretto di relazionarsi con il pubblico appreso da grandi professioniste come Iva Zanicchi e Simona Ventura. All'inizio pensavano fossi pazza, poi ha funzionato".

Il documentario sul furto

 

 

"Racconterò, come narratrice alla 'Piero Angela', un clamoroso fatto storico avvenuto a Urbino nel 1975", ha detto poi a proposito del suo prossimo progetto che annuncia alla kermesse in Sardegna. Al centro della storia, un furto straordinario: "Rubarono un capolavoro di Raffaello e due di Piero della Francesca. All'inizio si pensò a un grande complotto internazionale, invece fu un ladruncolo comune. Era andato al museo con la fidanzata e, vedendo che lei faceva gli occhi dolci davanti al quadro di Raffaello, decise di farle un 'regalino' approfittando dei turni scoperti delle guardie." Il documentario, girato in cinque giorni, dovrebbe andare in onda su Rai.

Il conflitto e le radici personali

Impossibile chiederle del conflitto russo-ucraino, di cui Stefanenko parla con misura ma senza reticenze. "La mia vita si è complicata, soffro come tutti. Ho due cuori, uno italiano e uno russo, e mi fa molto male vedere questo distacco, a volte forzato dall'Unione Europea", ha dichiarato. La sua storia familiare rispecchia l'intreccio profondo tra i popoli dell'ex Unione Sovietica: "Io ho un papà bielorusso, una mamma russa e un cognome ucraino. Ogni famiglia ha un legame stretto con l'Ucraina o la Bielorussia. All'inizio era persino imbarazzante parlare con le amiche che ho in Ucraina perché soffriamo tutti."

Percezione della guerra

Sulla percezione della guerra in Russia, ha osservato: "Il popolo è dispiaciuto, si sente il peso di fare una guerra con i 'fratelli'. C'è molta stanchezza, ci sono ragazzi giovani che vanno a morire. A volte bisognerebbe mettere da parte l'orgoglio mondiale, proprio come si fa tra marito e moglie per poter convivere."

Le sanzioni e la vita quotidiana

Sulle sanzioni imposte alla Russia dall'UE, Stefanenko ha riferito quanto visto di persona pur sottolineando di non essere una politologa: "Ho osservato che le sanzioni hanno spinto la Russia ad auto-organizzarsi. Prima nei supermercati compravamo l'acqua o i formaggi italiani ed europei per inerzia o sicurezza; oggi non ci sono più, ma hanno sviluppato una produzione interna di altissimo livello. Mia madre stessa mi ha detto di non portare formaggi dall'Italia perché i loro adesso sono buonissimi."

Rapporto con l'Italia

Alla domanda su una possibile "russofobia" subita in Italia, la risposta è netta. "No, non ho mai sbattuto il muso direttamente contro un rifiuto diretto per questo motivo anche se ultimamente non saprei dire se per me è stato più difficile. La verità è che mi vedono molto come italiana. Sono qui dal 1993 e il popolo italiano mi ha sempre accolta con un amore immenso", ha dichiarato Stefanenko, aggiungendo di fare comunque "molta attenzione" a come si esprime pubblicamente.

I libri e le Marche

Tra un progetto e l'altro, Stefanenko ha anche scritto il suo primo romanzo, "Ritorno alla città senza nome", edito Mondadori. È una storia in larga parte autobiografica: "Racconto la mia infanzia in una città segreta che non esisteva sulle mappe geografiche, la figura di mio padre e il periodo del 1991-1992, quando l'Unione Sovietica è crollata cambiando completamente le nostre vite. C'è pochissima finzione, circa il 10-15%." Il secondo è una guida sentimentale delle Marche, regione dove vive dal 2000 e che, ha detto, "amo alla follia".

La posizione sui talent show

"Mi chiamano da tantissimi anni a Ballando con le stelle, ma dico di no. Non sono una ballerina, sono di legno". Natasha Stefanenko commenta così il suo distacco dai principali talent show italiani, muovendo una critica ai meccanismi televisivi odierni. "Il programma è bello, ma è diventato troppo competitivo, una gara fisica in cui ci si fa male sul serio. A 57 anni non ho voglia di ammazzarmi, preferivo i tempi di Fabrizio Frizzi, quando era tutto più giocoso e naturale". Una deriva competitiva che l'ex modella riscontra anche in altri format: "Anche Pechino Express, che ho fatto con mia figlia, sta andando in quella direzione. In TV voglio fare cose dove posso dare qualcosa, non mi interessa esistere sui canali tanto per esserci".

 

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