National Portrait Gallery: le grandi mostre del 2027

19 Settembre 2026 - 14:40
0

Nel 2027 la National Portrait Gallery trasformerà il ritratto in una lunga narrazione sulla cultura occidentale, attraversando musica pop, impressionismo, letteratura, pittura del dopoguerra e fotografia contemporanea. Il nuovo programma riunisce Peter Blake, Mary Cassatt e Frank Auerbach, accanto a due importanti concorsi internazionali e a una misteriosa esposizione dedicata a cento scrittori. Più che un semplice calendario di mostre, sarà un viaggio attraverso i diversi modi in cui un volto può raccontare una persona, un’epoca e persino l’immagine che una società desidera costruire di se stessa.

[ez-toc]

Le mostre della National Portrait Gallery nel 2027

Il programma delle mostre della National Portrait Gallery nel 2027 comincerà l’11 febbraio e si estenderà fino ai primi mesi del 2028, mettendo in dialogo artisti e linguaggi profondamente diversi. Nelle sale del museo di St Martin’s Place, a pochi passi da Trafalgar Square, si incontreranno le icone musicali di Peter Blake, le donne della società ottocentesca osservate da Mary Cassatt, i grandi autori della letteratura inglese e i volti tormentati dipinti da Frank Auerbach. A completare il calendario saranno il premio internazionale per la pittura figurativa e quello dedicato alla fotografia di ritratto. La National Portrait Gallery presenta così il 2027 come un’indagine sull’identità, più che come una semplice successione di retrospettive.

Il ritratto, del resto, non è mai stato soltanto la riproduzione fedele di un volto. Per secoli ha stabilito chi meritasse di essere ricordato, quali forme del potere dovessero essere celebrate e quale immagine una persona volesse lasciare ai posteri. Con l’arrivo della fotografia e della cultura di massa, questa funzione si è ampliata: il ritratto è diventato racconto psicologico, documento sociale, costruzione della celebrità e strumento attraverso il quale gruppi prima esclusi hanno rivendicato visibilità. Il programma del 2027 sembra organizzato proprio intorno a queste trasformazioni.

La stagione si aprirà con Peter Blake: Pop Art Life, visitabile dall’11 febbraio al 23 maggio. Dall’11 marzo al 13 giugno sarà la volta di Mary Cassatt: Radical Impressionist, mentre dal 24 giugno al 10 ottobre tornerà l’Herbert Smith Freehills Kramer Portrait Award, a ingresso gratuito. Dal 15 luglio al 12 settembre le sale accoglieranno 100 Writers, dedicata a cento figure della letteratura inglese. L’autunno porterà la prima grande mostra postuma su Frank Auerbach, dal 14 ottobre 2027 al 9 gennaio 2028, e il Winston Taylor Photo Portrait Prize, dal 4 novembre 2027 al 6 febbraio 2028.

Le informazioni pubblicate finora non sono uniformi. Alcune esposizioni dispongono già di un progetto curatoriale articolato, collaborazioni internazionali e date definitive; altre, soprattutto 100 Writers, sono ancora avvolte da una certa riservatezza. Anche i biglietti delle principali mostre non risultano ancora in vendita. È quindi prematuro indicare prezzi, orari speciali o modalità di prenotazione, sebbene l’ingresso alla collezione permanente della National Portrait Gallery resti gratuito. Il museo è normalmente aperto ogni giorno dalle 10:30 alle 18:00 e prolunga l’orario fino alle 21:00 il venerdì e il sabato.

Dietro questo calendario si intravede una scelta precisa. Il 2027 non verrà raccontato attraverso una sola scuola artistica o un’unica epoca, ma attraverso persone che hanno modificato l’idea stessa di rappresentazione. Blake ha usato la cultura popolare per costruire identità; Cassatt ha trasformato la vita quotidiana delle donne in un tema moderno; Auerbach ha cercato per decenni la presenza irripetibile di pochi volti familiari. I due premi mostrano invece ciò che pittori e fotografi stanno facendo oggi. La National Portrait Gallery sembra voler ricordare che ogni ritratto contiene almeno due storie: quella della persona raffigurata e quella del mondo che ha deciso di guardarla.

Peter Blake, quando il fandom diventa un ritratto

La prima delle grandi mostre della National Portrait Gallery nel 2027 sarà dedicata a Sir Peter Blake, uno dei padri della Pop Art britannica. Nato a Dartford nel 1932 e formatosi al Royal College of Art, Blake viene ricordato soprattutto per la copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. Quell’immagine del 1967, realizzata insieme all’artista americana Jann Haworth, è diventata talmente celebre da oscurare una parte consistente del suo lavoro. Peter Blake: Pop Art Life proverà a correggere questa percezione, presentandolo non semplicemente come autore di copertine, ma come uno dei più originali interpreti del ritratto contemporaneo.

Sarà la prima grande mostra istituzionale concentrata specificamente sulla sua ritrattistica. Il percorso partirà dai lavori studenteschi degli anni Cinquanta e attraverserà otto decenni di attività, includendo dipinti, disegni, collage, copertine e opere costruite su oggetti trovati. Tra i supporti annunciati figurano una porta e un armadietto militare: materiali insoliti, ma coerenti con un artista che ha sempre cancellato il confine tra belle arti, oggetti quotidiani e immagini della cultura popolare. La pagina ufficiale dedicata a Peter Blake anticipa ritratti di Bo Diddley, Sammy Davis Jr, Ian Dury, Eric Clapton e Beatles, insieme a figure immaginarie come lottatori e personaggi tatuati.

Il punto di partenza ideale per comprendere Blake è Self-Portrait with Badges del 1961. L’artista si presenta in jeans, scarpe da ginnastica, camicia rossa e giacca ricoperta di distintivi, mentre tiene in mano una rivista dedicata a Elvis Presley. Non sta soltanto mostrando il proprio aspetto: sta dichiarando chi è attraverso gusti musicali, abbigliamento e appartenenze culturali. In un’epoca precedente ai profili social, Blake aveva già intuito che l’identità moderna sarebbe stata costruita assemblando simboli, idoli e consumi.

Nelle sue opere ritornano fumetti, insegne, fotografie di attori, giocattoli, artisti circensi, lottatori, tatuaggi, riviste e cimeli musicali. Il suo rapporto con la cultura popolare non possiede però il distacco industriale spesso associato alla Pop Art americana. Blake tratta i propri soggetti con l’affetto del collezionista e del fan. Elvis, Marilyn Monroe e le grandi figure del rock non sono semplicemente merci riprodotte dai media: diventano oggetti di devozione, protagonisti di piccoli altari laici. Il ritratto può quindi raffigurare una persona reale, ma anche il modo in cui quella persona vive nell’immaginazione dei suoi ammiratori.

La musica accompagna quasi tutta la sua carriera. Oltre alla copertina dei Beatles, Blake ha lavorato per The Who, Band Aid, Paul Weller, Oasis, Brian Wilson e altri protagonisti della scena britannica e internazionale. Fu inoltre insegnante di Ian Dury, che in seguito gli dedicò la canzone Peter the Painter. Persino il lungo progetto ispirato a Under Milk Wood di Dylan Thomas conferma la sua natura di narratore: Blake ha realizzato decine di ritratti, acquerelli e collage dedicati ai personaggi, ai sogni e ai luoghi del radiodramma.

La mostra londinese promette dunque qualcosa di più interessante di una celebrazione nostalgica della Swinging London. Attraverso Blake sarà possibile osservare la nascita di un mondo nel quale musica, arte, moda e celebrità contribuiscono insieme alla costruzione della persona pubblica. Quello che oggi avviene attraverso fotografie, avatar, playlist e profili digitali compare nella sua opera sotto forma di collage. Il visitatore non incontrerà soltanto i volti di musicisti e amici, ma il processo attraverso il quale una società trasforma alcune persone in icone e usa quelle icone per raccontare se stessa.

Mary Cassatt e la modernità nascosta delle donne

Dall’11 marzo al 13 giugno 2027, mentre la mostra di Blake sarà ancora in corso, la National Portrait Gallery presenterà Mary Cassatt: Radical Impressionist. Sarà la prima retrospettiva organizzata nel Regno Unito su questa fondamentale artista americana e una delle iniziative centrali per il centenario della sua morte. La mostra arriverà a Londra dopo la tappa parigina al Musée d’Orsay e proseguirà successivamente verso il Museum of Fine Arts di Boston, riunendo opere provenienti da importanti collezioni internazionali, molte delle quali non sono mai state esposte nel Regno Unito.

Nata in Pennsylvania nel 1844, Cassatt trascorse gran parte della vita adulta in Francia. Fu l’unica artista americana ammessa nel gruppo degli impressionisti francesi e una delle pochissime donne a esporre con loro. Edgar Degas, con il quale sviluppò una lunga relazione intellettuale e artistica, la invitò a partecipare alle loro esposizioni nel 1877. Questa posizione apparentemente privilegiata non le risparmiò i limiti imposti alle donne della sua classe: molti luoghi della modernità parigina frequentati liberamente dagli artisti uomini non erano socialmente accessibili a una donna rispettabile senza accompagnatore.

Cassatt trasformò questa restrizione in una prospettiva originale. Dipinse donne che prendono il tè, ricevono visite, si preparano per uscire, assistono a uno spettacolo o si occupano dei bambini. Per molto tempo tali soggetti sono stati considerati intimi, sentimentali e meno innovativi delle stazioni ferroviarie, dei boulevard e dei locali notturni dipinti dai colleghi uomini. La nuova lettura critica mostra invece che Cassatt stava rappresentando la modernità vista dagli spazi concessi alle donne, facendo della vita domestica e sociale un campo di sperimentazione.

La presentazione della mostra su Mary Cassatt annuncia ritratti di parenti, amiche, committenti, modelle professioniste e donne rimaste senza nome. Quest’ultimo elemento è importante perché contraddice l’idea secondo cui l’artista dipingesse semplicemente ciò che accadeva nella propria famiglia. Cassatt sceglieva e pagava modelle, organizzava le composizioni e studiava attentamente gesti, posture e relazioni. Le sue scene materne non erano necessariamente ritratti spontanei di madri con i propri figli, ma costruzioni pittoriche elaborate.

Anche le immagini ambientate a teatro ribaltano convenzioni consolidate. Mentre numerosi artisti rappresentavano ballerine o attrici come oggetti dello sguardo maschile, Cassatt rivolse l’attenzione alle donne presenti tra il pubblico. In Woman in a Loge del 1879, scelta come immagine guida dell’esposizione londinese, una spettatrice elegantemente vestita osserva qualcosa fuori dal quadro. Non è una presenza passiva: è una donna che guarda e partecipa alla vita pubblica. Cassatt sposta così il centro dell’immagine dall’oggetto osservato al soggetto femminile che esercita il proprio sguardo.

La sua radicalità fu anche tecnica. Lavorò con pittura, pastello e incisione, sperimentando acquatinta, puntasecca e combinazioni cromatiche influenzate dalle stampe giapponesi. Le numerose prove realizzate prima di alcune incisioni mostrano un processo instancabile di revisione. Dietro l’apparente naturalezza delle scene si nascondeva una professionista rigorosa, consapevole del valore del proprio lavoro.

Cassatt sostenne inoltre il suffragio femminile. In Woman with a Sunflower, dipinto intorno al 1905, il girasole appuntato sull’abito può essere letto come riferimento al simbolo adottato dal movimento suffragista americano, mentre lo specchio verso il quale guarda una bambina è stato interpretato come immagine del potenziale creativo femminile. La mostra londinese offrirà quindi l’occasione per abbandonare definitivamente il cliché della pittrice di tenere scene materne. Il suo vero soggetto fu la presenza delle donne nel mondo moderno: una presenza limitata dalle convenzioni, ma tutt’altro che silenziosa.

Cento scrittori e i nuovi volti della pittura

L’estate del 2027 sarà dominata da due mostre molto diverse. Dal 24 giugno al 10 ottobre tornerà l’Herbert Smith Freehills Kramer Portrait Award, mentre dal 15 luglio al 12 settembre la National Portrait Gallery presenterà 100 Writers. Il primo guarda alla pittura figurativa contemporanea attraverso una competizione internazionale; il secondo promette di attraversare secoli di letteratura mediante cento ritratti. In entrambi i casi il museo dovrà affrontare una domanda delicata: chi merita di rappresentare il presente e chi entra nel canone destinato alla memoria collettiva?

Il Portrait Award discende dal concorso inaugurato nel 1980 e successivamente conosciuto per molti anni attraverso i nomi dei diversi sponsor. La denominazione 2027 riflette la nascita di Herbert Smith Freehills Kramer, grande studio legale internazionale formatosi dalla fusione tra Herbert Smith Freehills e Kramer Levin. Al di là del nome commerciale, il premio rimane uno degli appuntamenti più prestigiosi per la pittura di ritratto. Secondo i dati ufficiali ha attirato, dalla sua fondazione, più di 40.000 candidature provenienti da oltre cento Paesi, raggiungendo complessivamente più di sei milioni di visitatori.

L’esposizione sarà gratuita e raccoglierà le opere selezionate fra le candidature. La National Portrait Gallery descrive il Portrait Award come un confronto tra tecniche tradizionali e pratiche contemporanee. È un aspetto rilevante in un’epoca dominata dalla fotografia digitale e dalla produzione automatizzata delle immagini. Il ritratto pittorico richiede tempo, interpretazione e presenza fisica: non registra semplicemente un volto, ma lo ricostruisce attraverso le decisioni dell’artista. Non sono ancora stati annunciati regolamento definitivo, giuria, premi e shortlist dell’edizione 2027, perciò eventuali dettagli ripresi dalle edizioni precedenti devono essere trattati con cautela.

Molto più misteriosa è 100 Writers. Le informazioni ufficiali, per ora, si limitano alla promessa di mettere il pubblico davanti a cento figure celebrate della letteratura inglese, da Shakespeare al presente. L’immagine scelta per promuovere il progetto è il celebre ritratto delle sorelle Charlotte, Emily e Anne Brontë, dipinto intorno al 1834 dal fratello Branwell. La figura maschile era originariamente presente nella composizione, ma venne successivamente cancellata dallo stesso autore; la sua sagoma continua tuttavia ad affiorare tra le tre sorelle, trasformando il quadro in una delle immagini più riconoscibili e inquietanti della storia letteraria britannica.

L’espressione “English literature” lascia aperte diverse questioni. Potrebbe indicare la letteratura dell’Inghilterra oppure, in senso più ampio, quella scritta in lingua inglese. Non è ancora chiaro se saranno inclusi autori scozzesi, gallesi e irlandesi, scrittori provenienti dall’ex impero britannico o voci contemporanee capaci di rappresentare l’odierna società multiculturale. La scelta dei cento nomi rivelerà inevitabilmente quale idea di canone la National Portrait Gallery intenda proporre.

Il rapporto tra autore e immagine è inoltre pieno di contraddizioni. Alcuni scrittori furono ritratti dal vivo da grandi pittori; di altri possediamo fotografie diventate quasi inseparabili dalle opere; per figure più antiche esistono immagini realizzate dopo la morte o di attribuzione discussa. Un’esposizione di ritratti letterari non racconta quindi soltanto la vita degli autori, ma anche il modo in cui il loro aspetto è stato trasformato in un marchio culturale. Shakespeare, le Brontë, Charles Dickens o Virginia Woolf non sono riconoscibili soltanto per ciò che scrissero: le loro sembianze sono diventate parte della memoria pubblica.

Finché non verrà pubblicato l’elenco completo, attribuire alla mostra nomi ulteriori sarebbe una supposizione. Proprio questa incertezza, però, rende 100 Writers uno degli appuntamenti più intriganti del calendario. Le presenze diranno molto; le assenze, forse, diranno ancora di più.

Frank Auerbach e la ricerca ostinata di una presenza

Il 14 ottobre 2027 si aprirà la prima grande mostra postuma dedicata a Frank Auerbach, morto nel novembre 2024 a 93 anni. Nato a Berlino nel 1931 da genitori ebrei, Auerbach arrivò in Inghilterra da solo nel 1939 per sfuggire al nazismo. I genitori rimasero in Germania e furono assassinati ad Auschwitz. L’artista parlò raramente di questa perdita e resistette ai tentativi di spiegare ogni aspetto della propria pittura attraverso il trauma. La sua opera guardava ostinatamente al presente: alle persone sedute davanti a lui, alle strade vicine allo studio e all’atto quotidiano di dipingere.

Nel 1954 prese possesso di un piccolo studio a Camden Town e vi lavorò per il resto della vita. Mornington Crescent, Primrose Hill, Hampstead Heath e i cantieri della Londra del dopoguerra divennero il suo territorio. Mentre la città cambiava, Auerbach tornava negli stessi luoghi alla ricerca di qualcosa che non fosse mai identico alla volta precedente. Fece lo stesso con i ritratti, lavorando per decenni con una cerchia ristretta di familiari, amici e modelle. Tra queste vi fu Estella West, indicata nei titoli attraverso le iniziali E.O.W., protagonista di alcuni dei suoi dipinti più intensi.

La materia spessa e increspata delle sue tele viene spesso descritta con il termine impasto, ma l’accumulo di colore racconta soltanto una parte del procedimento. Auerbach poteva dipingere durante una lunga seduta, giudicare insufficiente il risultato, raschiare quasi tutto e ricominciare. Nei disegni a carboncino cancellava e correggeva fino a consumare la carta, che talvolta doveva essere riparata. Il ritratto finale non era la semplice registrazione di una fisionomia, ma il residuo di numerosi tentativi falliti di raggiungere una presenza convincente.

La mostra dedicata a Frank Auerbach raccoglierà dipinti e disegni provenienti da collezioni pubbliche e private. Saranno presentati soggetti realizzati dagli anni Cinquanta fino al 2024, insieme ad autoritratti giovanili e tardivi, paesaggi di Camden e opere nate dal confronto con gli antichi maestri. Auerbach frequentava regolarmente la National Gallery e realizzò numerosi lavori ispirati a Rembrandt, Tiziano e altri protagonisti della pittura europea, non per copiarli ma per misurarsi con la loro capacità di rendere viva una figura.

La rassegna è organizzata in collaborazione con il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, dove arriverà nella primavera del 2028. La tappa americana costituirà la prima grande mostra museale dedicata ad Auerbach negli Stati Uniti. Il catalogo annunciato comprenderà contributi delle curatrici Flavia Frigeri, responsabile della National Portrait Gallery, e Katherine Brinson, curatrice del Guggenheim. Questa collaborazione potrebbe contribuire a modificare la percezione internazionale di un artista molto celebrato nel Regno Unito ma meno conosciuto dal pubblico americano.

Dal 4 novembre, la mostra di Auerbach sarà affiancata dal Winston Taylor Photo Portrait Prize 2027. Il concorso riunirà fotografi affermati, giovani talenti e appassionati, spaziando dai ritratti commissionati ai momenti spontanei fra amici e familiari. L’immagine guida annunciata è AfriQuan Summer di Jon Barrett, realizzata nel 2025. Anche in questo caso non sono ancora disponibili giuria, montepremi e selezione finale dell’edizione 2027.

Il dialogo tra Auerbach e il premio fotografico chiuderà idealmente il cerchio. Da una parte un pittore capace di impiegare mesi e innumerevoli correzioni per afferrare la presenza di una persona; dall’altra fotografi che possono costruire un ritratto attraverso preparazione meticolosa oppure coglierlo in una frazione di secondo. Le mostre della National Portrait Gallery nel 2027 mostreranno così che non esiste un solo modo di conservare un volto. Esistono immagini che nascono dalla devozione, dalla memoria, dalla lotta sociale, dalla selezione culturale e dalla ripetizione quotidiana. Tutte, però, pongono la stessa domanda: quanto di una persona può davvero restare dentro un’immagine?


Le immagini utilizzate sono su Common free license o tutelate da copyright o prodotte con l’AI. È vietata la ripubblicazione, duplicazione e download senza il consenso dell’autore

 

The post National Portrait Gallery: le grandi mostre del 2027 first appeared on Londra Da Vivere : il più grande portale degli italiani a Londra.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User