Nel cuore del Pollino la grande festa di Sant’Antonio unisce fede e natura
“Antonio in tutto l’arco della sua esistenza terrena fu un uomo evangelico; e se come tale noi lo onoriamo è perché crediamo che in lui si è posato con particolare effusione lo Spirito stesso del Signore, arricchendolo dei suoi mirabili doni e sospingendolo dall’interno ad intraprendere un’azione, che notevolissima nei quarant’anni di vita, lungi dall’essersi esaurita nel tempo, continua, vigorosa e provvidenziale, anche ai giorni nostri”. Queste parole di Giovanni Paolo II (1978-2005) fanno da introduzione al ricordo di Antonio da Padova (1195-1231) il santo più popolare e patrono di città e paesi, sparsi in tutto il mondo.
Nel Parco Nazionale del Pollino, che si estende tra due regioni del sud, la Basilicata e la Calabria, in un paese chiamato Rotonda, in provincia di Potenza, ogni anno si svolge una grande festa, che secondo alcuni fonti risalirebbe al XIII secolo, in onore di Sant’Antonio. E’ un evento che oltre a richiamare, anche gli abitanti dei paesi vicini, unisce spiritualità e folklore e antichi riti arborei, trasformando l’intero paese in un luogo dove la devozione religiosa verso S. Antonio si fa ancora più intensa e convinta.
Secondo la tradizione popolare, come si legge in antiche cronache locali, l’origine della festa sarebbe legata a un miracolo attribuito a Sant’Antonio. Si racconta che un bovaro, precipitato in un burrone nei boschi del Pollino, invocò l’aiuto del Santo e si salvò miracolosamente. Per ringraziarlo, offrì un abete in suo onore. Da quel semplice gesto di devozione sarebbe poi successivamente nato il rito che ancora ai giorni nostri, si rinnova puntualmente ogni anno. Inoltre, un’antica leggenda ci vuole ricordare, che forse lo stesso Sant’Antonio, durante i suoi numerosi viaggi, predicando il Vangelo, sia passato per Rotonda e che per riposarsi, abbia sostato sotto un abete della zona. A Rotonda le celebrazioni per Sant’Antonio da tutti considerato di Padova, ma in realtà era nato a Lisbona, in Portogallo e il cui vero nome era Fernando Martins de Bulhoes, si svolgono dall’8 al 13 giugno e rappresentano molto più di una semplice festa patronale.
Al centro della manifestazione vi è il celebre rito della “Pitu e della Rocca”, che risulta essere uno dei più importanti riti arborei dell’intera regione lucana. La “Pitu” è un grande faggio proveniente dai boschi del Pollino, mentre la “Rocca” è la cima di un abete bianco. I due alberi, simbolicamente identificati come sposo e sposa, vengono scelti, abbattuti e trasportati fino al paese, attraverso un lungo e suggestivo percorso che coinvolge vecchi e giovani del paese, e i grandi buoi della razza chianina, provenienti dalla Maremma Toscana, oltre a intere squadre di volontari. Il trasporto degli alberi, costituisce uno dei momenti più emozionanti dell’intera festa: i tronchi avanzano lentamente lungo sentieri montani e strade sterrate, trainati da coppie di buoi addobbati a festa. Durante il cammino si alternano canti popolari, musiche tradizionali, movimenti conviviali e preghiere, in un’atmosfera, che malgrado il passar del tempo conserva ancora un’atmosfera e un fascino del tutto particolare che ricorda le antiche civiltà contadine, tipiche della zona.
Naturalmente il culmine è proprio il giorno tredici giugno, festa di S. Antonio, infatti dopo la tradizionale e consueta processione religiosa con la statua del Santo che percorre le stradine caratteristiche di Rotonda, la “Pitu e la “Rocca”, vengono unite in un simbolico “matrimonio” arboreo. Grazie ad un complesso sistema di corde e grandi forcelle di legno, chiamate “porfiche”, l’albero viene innalzato, davanti al Municipio, dove resterà per un anno, tra l’entusiasmo crescente di tutti gli abitanti e delle tante persone giunte dai paesi vicini, a cui si aggiungono i tanti rotondesi che lavorano fuori, soprattutto al nord e che utilizzano i giorni di ferie, per far ritorno, in questa festa particolare, alle proprie origini. Il rito rappresenta un’antica celebrazione della fertilità, della rinascita e soprattutto dell’armonia tra l’uomo e la natura, pienamente integrata nella tradizione cristiana.
Ancora oggi, nonostante il ritmo frenetico della vita, la festa in onore di Sant’Antonio è sicuramente parte fondamentale di quel patrimonio culturale e religioso, tipico della Basilicata. E in questa festa, possiamo leggere la storia di una comunità profondamente legata e ancorata alle proprie radici, capace allo stesso tempo di conservare negli anni, tradizioni che parlano di fede, devozione, identità e rispetto per la natura. Proprio la bella cittadina di Rotonda, con spirito sempre nuovo, ripete nel mese di giugno, un rito secolare che continua a emozionare ogni persona mantenendo sempre vivo e costruttivo quella specie di dialogo tra il passato e il presente, che si manifesta con devozione verso Sant’Antonio, patrono di Rotonda.
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