"Nessun uomo è un'isola": chi è Bubista, il ct di Capo Verde che ha paralizzato la Spagna

15 Giugno 2026 - 21:39
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Il selezionatore degli Squali Blu è entrato nella leggenda dalla porta principale, dopo lo 0-0 contro i Campioni d'Europa in carica.

Pedro Leitão Brito, in arte Bubista, è entrato nella leggenda del pallone dalla porta principale: il ct di Capo Verde ha realizzato una delle imprese più epiche della storia dei Mondiali, fermando sullo 0-0 la Spagna Campione d'Europa in carica e tra le favorite per la conquista della competizione, nell'esordio in Coppa del Mondo per gli Squali Blu. In patria è già un eroe, ma anche nel resto del mondo il suo nome non sarà dimenticato.



"BOA VISTA": NOMEN OMEN

Un nome che deriva dalla sua nascita e da un buon augurio, Boa vista, "buona vista" ma anche l'isola più orientale di Capo Verde, dove è nato nel gennaio del 1970. Nomen omen, dicevano i latini. Un tecnico capace di disegnare una squadra corta e compatta nella prima fase, pronta a ripartire in contropiede e in velocità, mettendo nel sacco de la Fuente per tutta la sfida, e spesso palleggiando in faccia agli spagnoli. Ha tenuto la Spagna lontana dal blocco basso dei suoi, trovando una pagina fiabesca per gli Squali Blu nel giorno del loro esordio al Mondiale. Sarà per sempre ricordato.

UNO SQUALO BLU

La storia l'aveva già centrata l'anno scorso, portando per la prima volta Capo Verde a una qualificazione Mondiale. Ma il suo lavoro va avanti da sei anni, dal 2020, quando si è seduto sulla panchina della nazionale in cui ha militato dal 1989 al 2006, per sedici anni, indossandone la fascia da capitano: gli Squali Blu sono partiti dal fondo dell'Africa, per diventare una delle squadre più continue del Continente, tanto da tenere fuori dalla Coppa del Mondo una nazionale come il Camerun, la prima africana a fare la storia della competizione, con Roger Millan, nel 1990 in Italia.


VITA SPERICOLATA

La sua Boa Vista è gemellata con l'italiana Zocca, cittadina natale di Vasco Rossi, in Emilia Romagna. Bubista ha avuto una "vita spericolata", come cantava proprio il Comandante. Ha iniziato a giocare a calcio in Spagna, nel Badajoz, in seconda divisione, prima di passare nel campionato angolano, nell'Atlético Sport Aviação, in quello portoghese, nell'Estoril, e di tornare a casa, nei Falcoes do Norte. Buon difensore, solo tre apparizioni tra i professionisti spagnoli, era conosciuto per il gioco maschio e i modi rudi, ma anche per il gran cuore e la capacità di indirizzare i compagni, già allenatore in campo.


IL MONDIALE DELL'82 E DEL BOSQUE

In un'intervista concessa a Coaches Voice, Bubista ha ricordato di come il primo Mondiale impresso nella sua memoria sia quello di Spagna 1982, vinto dall'Italia di Bearzot, da cui è nata la passione per il calcio. Uno dei suoi modelli principali da tecnico è Vicente del Bosque, capace di vincere la Coppa del Mondo proprio con la Spagna.


"NESSUN UOMO E' UN'ISOLA"

Oltre 400 anni fa, il poeta John Donne scrisse che "nessun uomo è un'isola", una frase che si applica persino a chi porta il nome di un'isola: "Abbiamo sempre detto che la nostra qualificazione ai Mondiali è più di una semplice questione sportiva: è culturale, musicale, è tutto. Vogliamo mostrare il nostro Paese al mondo. La nostra ambizione è competere senza paura, con la nostra identità, e giocare con coraggio per mostrare al mondo chi siamo come squadra e come nazione. La nostra identità è ciò che siamo come popolo che affronta le difficoltà". Capo Verde è il terzo paese meno popoloso nella storia dei Mondiali e il secondo più piccolo per estensione territoriale: Includendo tutte le sue isole, conta poco più di 550mila abitanti e ha una superficie oltre 100 volte inferiore a quella della Spagna: il soprannome che il tecnico porta è un costante promemoria delle sue origini.



"NESSUNO DEVE FESTEGGIARE PIU' DI NOI"

Parole che suonavano come una profezia, prima della partita di oggi: “Fin dal primo giorno ho detto che siamo qui per loro: la nostra gente deve godersi la partita ed essere felice durante i Mondiali. Noi, come popolo capoverdiano, non possiamo permettere che nessun altro popolo festeggi i Mondiali più di noi. La cosa più importante è che la nostra bandiera venga issata sul palcoscenico calcistico più importante del mondo. Non c'è gioia più grande per un piccolo Paese come il nostro. Faremo di tutto affinché ogni capoverdiano, dentro e fuori dal Paese, sia orgoglioso di noi”. Ce l'hai fatta, Bubista.


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