Nike chiude il full year 2026 con ricavi stabili a quota 46,4 mld $, ma il mercato resta scettico
Il quarto trimestre di Nike supera le attese degli analisti, ma non convince ancora gli investitori. Il gruppo di Beaverton ha da poco comunicato di aver chiuso l’esercizio fiscale 2026 con ricavi annuali pari a 46,4 miliardi di dollari, stabili a cambi correnti e in calo del 2% a cambi costanti. Nell’ultimo trimestre i ricavi si sono attestati a quota 10,97 miliardi, in calo dell’1% a cambi correnti e del 4% a cambi costanti, ma sopra le stime degli analisti, che secondo i dati Lseg indicavano 10,86 miliardi, come riportato da Cnbc.
Il superamento delle stime va però contestualizzato. L’utile per azione diluito si è attestato a 0,72 dollari, contro i 0,13 attesi, ma include un beneficio una tantum di 0,52 dollari legato al recupero atteso di circa 986 milioni di dollari di dazi Ieepa (International Emergency Economic Powers Act), a seguito della decisione della Corte Suprema americana di annullare alcune politiche tariffarie globali dell’amministrazione Trump, come riportato da Investing.com. Al netto di questa voce, l’utile per azione si sarebbe fermato a 0,20 dollari: comunque sopra le attese. Lo stesso effetto ha gonfiato il margine lordo, salito al 49,2%, con circa 900 punti base su 890 totali direttamente attribuibili al rimborso tariffario.
Il mercato ha risposto con freddezza: a Wall Street il titolo è arrivato a perdere fino all’4% nelle contrattazioni after-hours prima di recuperare parte del terreno, secondo quanto riportato da Reuters. Un segnale che riflette la sfiducia degli investitori: alla vigilia dei risultati, il titolo accusava un calo di circa il 35% da inizio anno. Come si legge nel report finanziario, sul fronte della remunerazione degli azionisti, nel quarto trimestre il gigante dello sportswear a stelle e strisce ha distribuito circa 609 milioni di dollari, in crescita del 3% rispetto all’anno precedente. Nell’intero esercizio fiscale 2026 i ritorni complessivi agli azionisti hanno raggiunto circa 2,5 miliardi di dollari, di cui 2,4 miliardi sotto forma di dividendi (+5% anno su anno) e 123 milioni tramite riacquisto di azioni proprie – pari a 1,8 milioni di titoli ritirati nell’ambito del programma quadriennale da 18 miliardi approvato dal consiglio di amministrazione.
Rispetto ai canali, il wholesale si conferma l’unica area in crescita: i ricavi sono saliti del 4% a cambi correnti a 6,6 miliardi di dollari, trainati dal Nord America. Nike Direct ha invece ceduto il 8% a cambi correnti, con il digitale in calo del 12% e i negozi di proprietà giù del 7 per cento. Guardando alle aree geografiche, il Nord America resta l’ancora di salvezza con ricavi a 4,83 miliardi (+3%), mentre l’Enea segna -1% e l’Asia Pacific & Latin America guadagnano solo un +1 per cento. La Greater China scivola invece del 12% (-17% nel quarto trimestre) confermandosi – da diverse stagioni – il vero tallone d’achille del gruppo, alla prese con una domanda debole e una forte concorrenza locale. Bisogna infatti sottolineare come la Greater China rappresenta circa il 15% dei ricavi annuali di Nike ed è il suo terzo mercato per dimensione, dopo il Nord America e l’area Europe, Middle East & Africa. In una call con gli analisti però il CEO Elliott Hill ha ribadito però l’impegno a riconquistare il mercato cinese. Converse, nei 12 mesi, resta forse il punto più critico, con ricavi a 1,2 miliardi in calo del 32 per cento.
Contestualmente il direttore finanziario Matt Friend ha dichiarato che i consumatori di Nike sono “sotto pressione in tutto il mondo”, con un impatto sproporzionato sul settore dell’abbigliamento sportivo, che nel trimestre ha registrato un calo delle vendite a doppia cifra. “Nel corso dell’esercizio fiscale 2026 abbiamo adottato misure decisive per rafforzare le fondamenta di Nike e riposizionare il business in ottica di crescita di lungo periodo”, ha dichiarato Hill. “Siamo incoraggiati dai progressi nei prodotti performance e rimaniamo concentrati su un’esecuzione costante, su una maggiore redditività e sulla capacità di scalare i nostri successi per esprimere il nostro pieno potenziale”.
Le prospettive per il full year 2027 non tolgono le incertezze. Nike prevede un margine lordo “leggermente positivo” nel primo trimestre del nuovo esercizio, ma anche – come si legge su Reuters – un ulteriore calo dei ricavi per la prima metà dell’anno, poiché continua a fare i conti con una forte concorrenza e livelli elevati di scorte. Il contesto operativo si è fatto più difficile nel corso del quarto trimestre e non si prevede che migliori nei prossimi sei mesi, ha aggiunto Friend secondo l’agenzia di stampa britannica, sottolineando che i dazi restano un headwind strutturale sui costi.
Secondo TheStreet, per ogni segnale positivo il management ha accompagnato un avvertimento: il turnaround, come lo stesso Hill ha più volte ricordato, “non sarà lineare”. Il vero banco di prova sarà quindi il primo trimestre 2027 quando non ci sarà più il cuscinetto del rimborso tariffario a sostenere i margini.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)