Nuovo Codice della Strada, come cambiano le sanzioni
Per una volta la notizia sulle multe non è un aumento generalizzato. Il Consiglio dei ministri ha dato il primo via libera al nuovo Codice della Strada e il filo conduttore, per bocca del Ministero dei Trasporti, è chiaro: sanzioni più basse ma più eque, con la mano pesante riservata ai comportamenti davvero pericolosi.
Non è ancora legge e diversi importi arrivano dalla tabella circolata nelle scorse settimane, ancora soggetta a modifiche, quindi conviene leggere le cifre con un po’ di prudenza.
Si riducono le sanzioni
Il taglio più immediato riguarda gli importi di partenza. Il Mit parla di un arrotondamento al ribasso: i minimi più comuni di 26 e 42 euro scendono a 25 e 40, mentre le sanzioni da 83 e 87 euro vengono portate a 80.
Sulla carta la differenza è di pochi euro, ma il quadro generale è un’altra cosa. Su 795 fattispecie esaminate, solo l’8% prevede un aumento, mentre la maggior parte viene ridotta, con una pressione sanzionatoria che nel complesso cala di circa il 7%.
Cambia anche il meccanismo che ogni due anni ritoccava le multe. Viene sospeso l’adeguamento automatico all’inflazione, e secondo le bozze gli importi si aggiornerebbero soltanto se l’indice dei prezzi supera il 5% rispetto all’ultima revisione. Tra le voci in calo ci sono anche i casi comuni di sosta irregolare, che oscilleranno tra 40 e 160 euro, e la sosta vietata per le due ruote, che dovrebbe dimezzarsi.
Inasprimento verso i comportamenti pericolosi
Dall’altra parte della bilancia ci sono le infrazioni che mettono a rischio gli altri. La multa per chi circola senza assicurazione sale da 866 a 1.000 euro, e per questi casi arriva anche il divieto di marcia a tempo indeterminato. Quasi raddoppia la sanzione per chi non rispetta le precedenze nelle manovre delicate come retromarcia e inversione, da 42 a 80 euro, mentre il semaforo rosso registra un lieve rialzo.
Salgono anche altre voci meno scontate. Accendere fuochi vicino alla strada passa da 250 a 1.000 euro, e per i monopattini che intralciano i pedoni o viaggiano sul marciapiede si arriva a 160 euro, contro i 40 di oggi. Si aggiungono 85 nuove fattispecie, pensate per colmare i vuoti in cui oggi non esiste una sanzione precisa.
C’è infine una novità che riguarda chi la multa la riceve: quando l’infrazione è accertata da remoto e senza contestazione immediata, i Comuni avranno 45 giorni per notificare il verbale, non più 90.
Eccesso di velocità
È il capitolo che fa più discutere, perché cambia la logica. Il sistema a scaglioni fissi viene abbandonato a favore di una tariffa a chilometro: si paga in base a quanti chilometri orari si superano davvero il limite, e il conto varia secondo il tipo di strada. Nella bozza i valori vanno da un minimo di 5 euro per ogni km/h oltre il limite nei centri abitati fino a importi molto più alti, tra 15 e 60 euro per chilometro, sulle autostrade con limite a 150 km/h.
Un esempio circolato nelle scorse settimane aiuta a capire: viaggiare a 160 km/h dove il limite è 130 costerebbe 300 euro, con quattro punti tolti dalla patente. Restano le sanzioni accessorie, che nei casi più gravi possono arrivare a 120 giorni di sospensione e a 10 punti di decurtazione. Il vantaggio dichiarato è non trattare allo stesso modo chi sfora di poco e chi vola.
Non mancano le critiche. Il Codacons sostiene che alzare o abbassare le multe non migliora la sicurezza, e che senza controlli sul territorio le nuove regole rischiano di restare sulla carta. Per ora il testo passa alle Camere, ed è lì che si capirà quanto di tutto questo arriverà davvero nelle nostre tasche.
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