Oltre 3,5 milioni di italiani immunodepressi: esperti a confronto su vaccini, HIV e nuove terapie

07 Luglio 2026 - 14:32
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Oltre 3,5 milioni di italiani immunodepressi: esperti a confronto su vaccini, HIV e nuove terapie

A Napoli la prima edizione di iCube, dedicata alle infezioni nei pazienti fragili: sono oltre 3,5 milioni gli immunodepressi in Italia: “La prevenzione è un investimento”. Focus anche sull’Hiv: verso fiale e pillole con una o due somministrazioni l’anno

Napoli, 7 luglio 2026 – Fino a 30 euro risparmiati per ogni euro investito in vaccinazioni, oltre 3,5 milioni di persone immunodepresse oggi in Italia e nuove prospettive nella lotta all’HIV, sempre più orientata verso terapie e strategie di prevenzione a lunga durata d’azione, con fiale e pillole e la possibilità di arrivare, in alcuni casi, a una o due somministrazioni l’anno.

Sono alcuni dei temi al centro della prima edizione di iCube – Infezioni nei pazienti immunodepressi: approccio integrato laboratorio e clinica, il congresso scientifico che si è concluso al Centro Congressi dell’Università degli Studi di Napoli Federico II. Due giornate di confronto tra infettivologi, clinici, microbiologi, farmacologi e specialisti della prevenzione, con la partecipazione di esperti italiani e internazionali.

“iCube nasce dalla necessità di integrare le cure in un mondo sempre più complesso – spiega Ivan Gentile, professore ordinario di Malattie infettive all’Università Federico II di Napoli, direttore della UOC di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II e responsabile scientifico del congresso – Le tre ‘i’ sono infezioni, immunodepressione e integrazione. I pazienti immunodepressi rappresentano oggi circa il 6% della popolazione italiana, oltre 3,5 milioni di persone. Per garantire loro le migliori cure non basta che il microbiologo identifichi il germe o che l’infettivologo prescriva un antibiotico: serve un approccio integrato tra più figure professionali”.

Prof. Ivan Gentile

La crescita dei pazienti fragili è legata anche ai progressi della medicina, che hanno migliorato la sopravvivenza ma aumentato la platea dei soggetti esposti a infezioni gravi. “La prevenzione è fondamentale – sottolinea Gentile – I vaccini hanno dimostrato efficacia e sicurezza e oggi hanno anche una forte valenza economica: per ogni euro investito si possono recuperare fino a 30 euro grazie a minori ricoveri, meno terapie, meno terapia farmacologiche, meno visite senza considerare la migliore qualità di vita”.

Le coperture vaccinali restano però ancora lontane dagli obiettivi. “Per herpes zoster e pneumococco siamo intorno al 10%, mentre sull’antinfluenzale siamo mediamente al 50%, a fronte di un obiettivo minimo del 75%. Ogni anno l’influenza continua a riempire i pronto soccorso e a provocare decessi. Questa battaglia non si vince solo con decreti o leggi, ma comunicando meglio e producendo evidenze sempre più solide”.

Ampio spazio anche all’HIV, tra nuove terapie e prevenzione farmacologica. “L’infezione è ancora presente e continua a diffondersi – ricorda Gentile – I farmaci sono eccellenti, ma il problema resta la diagnosi tardiva. Oggi esistono anche nuove armi di prevenzione, comprese formulazioni a lunga durata d’azione, in grado di ridurre quasi a zero il rischio di contrarre l’infezione nelle persone a rischio. E la cura può avvenire con fiale o pillole da somministrare addirittura due o anche una sola volta l’anno”.

Cristina Mussini, professoressa ordinaria di Malattie infettive all’Università di Modena e Reggio Emilia e presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), sottolinea come l’Italia “presenti ancora gap importanti, in particolare sull’antibiotico-resistenza e sulle coperture vaccinali. La strada passa da un patto con i cittadini: bisogna spiegare meglio quanto vaccinazioni, igiene e prevenzione incidano sulla vita quotidiana, soprattutto per le persone più fragili”.

Secondo Marco Falcone, professore ordinario di Malattie infettive all’Università di Pisa, “oggi si fanno enormi progressi nella cura dei tumori, delle malattie cardiovascolari e di molte altre patologie, ma questi progressi rischiano di essere compromessi se i pazienti diventano più esposti a infezioni batteriche resistenti o a nuovi virus”.

Per Massimo Andreoni, professore emerito di Malattie infettive all’Università di Roma Tor Vergata e membro del Consiglio Superiore di Sanità, “l’Italia è un Paese longevo, con un’aspettativa di vita superiore agli 83 anni, e questo ci porta a confrontarci con una popolazione che ha superato malattie un tempo mortali ma che resta fragile. In questa fragilità le infezioni trovano maggiore facilità d’azione”.

Sulla stessa linea Claudio Mastroianni, professore ordinario di Malattie infettive alla Sapienza Università di Roma: “I soggetti fragili sono più esposti al rischio di sviluppare infezioni gravi da germi antibiotico-resistenti, ma anche malattie comuni che possono essere prevenute con la vaccinazione. Oggi sappiamo che la vaccinazione può contribuire a ridurre anche le complicanze legate alle comorbidità”.

Al congresso è intervenuto anche il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi: “L’esperienza del Covid ci ha insegnato che i vaccini rappresentano uno strumento indispensabile per proteggere le nostre comunità. Dobbiamo evitare di inseguire ipotesi pseudoscientifiche che producono danni enormi, anche perché malattie che sembravano debellate oggi stanno tornando”.

Per Pierluigi Lopalco, professore ordinario di Igiene all’Università del Salento, “la vaccinologia ha compiuto passi enormi: dai vaccini tradizionali siamo arrivati a tecnologie avanzate come l’mRNA e alla possibilità di usare l’intelligenza artificiale per accelerare la ricerca. Oggi possiamo individuare in poche settimane percorsi che in passato richiedevano anni. È una trasformazione che apre prospettive importanti”.

Emanuele Andreano, responsabile della Serologia e dell’Immunologia alla Fondazione Biotecnopolo di Siena, rimarca: “Il congresso ha permesso un confronto ampio sulle sfide della vaccinologia, dall’antibiotico-resistenza alle nuove tecnologie. Con i cittadini serve dialogo, partendo dalle evidenze scientifiche e parlando anche ai più giovani”.

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