Omicidio-suicidio a Pietralata, dolore e commozione ai funerali della famiglia
Tanti fiori e corone e tre bare, due di legno marrone e una bianca, sono entrate nella parrocchia San Giovanni della Croce, in via Apecchio a Colle Salario, a Roma, dove si sono tenuti i funerali della famiglia di Pietralata. I feretri di Valentina Pambianco e Luca Abbasciano, in legno marrone, e quello bianco della loro figlia di 5 anni, sono stati portati a braccio dagli addetti delle pompe funebri e accompagnati all’interno della chiesa. Ad accogliere le bare sul sagrato un centinaio di persone, tra parenti, amici e conoscenti. Molti sono familiari stretti delle vittime, arrivati per l’ultimo saluto alla famiglia. Un momento di profondo dolore e silenzio ha accompagnato l’ingresso dei tre feretri nella parrocchia, mentre la comunità di Colle Salario e di Pietralata si è stretta attorno ai familiari.
“Troviamo la forza con Gesù di uscire dalla valle dell’ombra della morte“. Così, prendendo spunto dal Salmo 22, il Vescovo ausiliare che presiede il funerale.
Sorella vittima: “La vostra famiglia era luminosa e piena d’amore”
“Abbiamo pianto quando ci hanno detto che per te tutto sarebbe stato in salita, ma poi qualche volta ci illuminavi con questi visi incredibili, capaci di accettare tutto il resto. L’amore senza paura e senza sosta della tua mamma e del tuo papà sono stati il motore delle tue conquiste e dei tuoi traguardi. E la manina che scandiva così bene col tuo ciao ciao rimarrà sempre quel ricordo immenso che vivrà sempre con noi. Tu sei stata e rimarrai la nostra Bianca, la nostra Bibi”. Così la sorella di Luca Abbasciano, al termine del funerale di Luca, della compagna Valentina Pambianco e della figlia Bianca, 5 anni, morti il 31 agosto nella loro abitazione di via dell’Antracite, a Pietralata, Roma. “La vostra famiglia era luminosa e piena d’amore”, ha aggiunto.
Il sacerdote: “Non ci sono parole per tragedia”
“Umanamente parlando non ci sono parole per descrivere il momento che stiamo vivendo. Perché ogni parola potrebbe diventare superflua, potrebbe diventare inutile. E allora ecco che noi vogliamo trasformare questo momento di dolore in un momento di speranza“. È il cuore dell’omelia pronunciata durante i funerali. Il parroco di San Giovanni della Croce a Colle Salario, richiamando le letture della celebrazione e in particolare il profeta Isaia e sul capitolo 12 del Vangelo di Luca, ha invitato la comunità a guardare alla tragedia con gli occhi della fede. “Dio non è il Dio della morte, Dio è il Dio della vita e noi siamo chiamati a credere pienamente nella risurrezione”, ha detto. Il dolore, ha sottolineato, non deve trasformarsi in disperazione, ma diventare occasione per interrogarsi sul valore della vita e dell’amore. “Non abbiamo qui tre corpi, tre cadaveri, ma pensiamo un pochino all’amore che ha spinto Luca e Valentina a vivere in pienezza quella relazione insieme con la loro piccola Bianca”. Da qui l’appello alla comunità a riscoprire responsabilità, attenzione e solidarietà verso chi soffre.
“Rialziamoci da situazioni drammatiche”
“La speranza è Cristo. Allora dobbiamo rialzarci da queste situazioni che siamo chiamati a vivere”. È uno dei passaggi dell’omelia. Il parroco San Giovanni della Croce a Colle Salario ha invitato i presenti a non fermarsi alle domande senza risposta sulla tragedia, ma a leggere quanto accaduto attraverso la fede. “Se andiamo avanti con i nostri perché subentra la disperazione. Invece no, dobbiamo da questa esperienza trarre qualcosa di nuovo”, ha detto. Al centro della riflessione, il tema della morte come passaggio verso la vita e quello dell’amore capace di trasformare anche il dolore. “Dio non è il Dio della morte, Dio è il Dio della vita e noi siamo chiamati a credere pienamente nella risurrezione”, ha ricordato citando il profeta Isaia. Ma la celebrazione è stata anche un richiamo alla comunità, chiamata a non tornare all’indifferenza una volta terminato il funerale. “Dobbiamo rinascere insieme con Luca, Valentina e Bianca e guardare le cose con gli occhi della fede, con occhi diversi, con più responsabilità, con più amore”, ha concluso il sacerdote, chiedendo di trasformare il dolore in un impegno concreto verso gli altri.
“Viviamo di speranza e non di disperazione”
“Non dobbiamo continuare a vivere nella disperazione, ma dobbiamo vivere nella speranza“. È il messaggio affidato all’omelia durante i funerali. Il sacerdote ha parlato di una tragedia davanti alla quale “umanamente parlando non ci sono parole”, invitando però a cercare nella fede una chiave per attraversare il dolore. “La morte, in qualsiasi momento della vita giunga, in qualsiasi modo arrivi, non è mai accettata”, ha detto, ricordando le parole del profeta Isaia: “Eliminerà la morte per sempre”. Da qui la certezza ribadita durante la celebrazione: “Dio non è il Dio della morte, Dio è il Dio della vita”. Il sacerdote ha poi rivolto lo sguardo alla comunità, chiedendo di non dimenticare, dopo il funerale, le persone che soffrono e le loro fragilità. “Oggi non riusciamo più a scorgere le gioie e le ansie di chi ci sta accanto”, ha osservato, richiamando tutti a una maggiore attenzione verso gli altri. “Dobbiamo rialzarci e guardare la vita con occhi diversi”, ha concluso, perché il dolore possa diventare, nel tempo, responsabilità, amore e speranza.
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