Oratorio, adolescenti protagonisti come narratori digitali

26 Maggio 2026 - 08:33
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Oratorio, adolescenti protagonisti come narratori digitali
Un incontro formativo per “facilitatori” presso la sede di «Avvenire»

Non semplicemente ragazzi che “stanno sui social”, ma adolescenti che imparano ad abitare il digitale per raccontare la vita vera dell’oratorio e della comunità. È questa la sfida di SocialCrew Oratorio, il progetto della durata di due anni promosso dalla Fom (Fondazione Oratori Milanesi) con il contributo di Intesa SanPaolo che coinvolge oltre 500 adolescenti tra i 15 e i 19 anni, affiancati da circa 150 giovani educatori, di 50 oratori ambrosiani, con altri oratori delle diocesi lombarde.

Una frontiera da affrontare

In un tempo in cui i linguaggi digitali entrano quotidianamente nella vita dei più giovani, l’obiettivo di SocialCrew non è “fare contenuti” fini a se stessi, ma educare ragazzi capaci di comunicare ciò che vivono: esperienze, relazioni, volti e momenti di comunità. Attraverso il digitale, gli adolescenti diventano protagonisti attivi della vita dell’oratorio, mettendo a servizio passioni e talenti. «Oggi sembra che tutti i problemi dell’educazione nascano dal fatto che esistano i social», osserva don Stefano Guidi. Per il direttore della Fom, i social rappresentano invece «una sfida, una frontiera da affrontare».

Da qui nasce SocialCrew: un progetto che vuole provocare gli adolescenti «a utilizzare gli strumenti e ad abitare l’ambiente digitale con una modalità diversa, con un atteggiamento proattivo, costruttivo, profondamente creativo». Non creator alla ricerca di contenuti superficiali, ma ragazzi capaci di mettere al centro ciò che è importante, raccontando l’esperienza di vita così particolare dell’oratorio, capace di animare il proprio territorio. «Alla base non c’è solamente un’abilità tecnica, che deve essere acquisita, ma c’è l’invito a diventare osservatori, ad abitare la società, a leggerla, a interpretarla, a coglierne quegli aspetti particolarmente significativi che poi diventano la trama di un racconto umano che vorremmo diffondere e amplificare, anche attraverso gli strumenti digitali».

Il percorso

Narrazione, creatività, gestione dei social, editing e linguaggi digitali diventano strumenti da apprendere con gradualità, accompagnati dagli educatori dell’oratorio e dai facilitatori della Fom, attraverso un percorso strutturato di formazione, sviluppato insieme a realtà come il Cremit (Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media all’Innovazione e alla Tecnologia) dell’Università Cattolica, Avvenire e l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Milano.

Accanto alla formazione nascono nei singoli oratori vere e proprie “redazioni digitali”: gruppi stabili di adolescenti che collaborano per raccontare la comunità attraverso video, fotografie e contenuti social. Uno degli aspetti più significativi del progetto è proprio il valore riconosciuto allo sguardo dei ragazzi, capace di raggiungere altri giovani e mostrare in modo autentico ciò che si vive ogni giorno in oratorio.

Capovolgere il discorso

Per Matteo Fabris, pedagogista e responsabile della formazione degli adolescenti nella Fom, il punto decisivo è l’autenticità: «A volte siccome sono sui social devo trovare qualcosa da dire. SocialCrew Oratorio è il contrario: siccome abbiamo un’esperienza bella da condividere, devo trovare il modo per dirtela». «Riflettere su cosa raccontare, e come, è educativo – spiega -. È un po’ come accade nel teatro: la compagnia teatrale ha come obiettivo uno spettacolo, ma il vero significato sta nel percorso, la suddivisione dei ruoli, le prove, l’informalità, il tempo trascorso insieme».

Allo stesso modo, la SocialCrew vuole diventare uno spazio capace di creare relazioni tra gli adolescenti attraverso un progetto di cui siano protagonisti, dando forma ai messaggi che desiderano comunicare. Dopo i mesi dedicati alla formazione, ora le SocialCrew stanno entrando concretamente in azione. Gli adolescenti coinvolti stanno trasformando idee e strumenti appresi in contenuti capaci di raccontare la vita della comunità con creatività. «La comunità ecclesiale scommette sugli adolescenti – conclude don Guidi -, perché intuisce che lì c’è la vita che si esprime con una energia e una profondità del tutto particolari».

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