Orsini rilancia allarme sui costi dell’energia: “Tema di sicurezza nazionale”

06 Luglio 2026 - 16:28
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Orsini rilancia allarme sui costi dell’energia: “Tema di sicurezza nazionale”

Firenze, 6 lug. (askanews) – “Il costo dell’energia per noi è un tema di sicurezza nazionale. Oggi i primi due Paesi europei più produttivi, Italia e Germania, sono quelli che la pagano di più. Gli imprenditori vanno da un’altra parte perché altrove costa la metà, e se chi consuma muore, non rimane neanche chi produce”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, intervenendo a Firenze all’assemblea di Confindustria Toscana Centro e Costa. Per superare lo stallo delle autorizzazioni sulle rinnovabili, Orsini ha ribadito una proposta diretta al Governo: “suggerirò al Presidente del Consiglio la nomina di un Commissario all’energia. Abbiamo 4.000 concessioni ferme nei cassetti delle Regioni, per un totale di 134 Gigawatt. Serve un ultimatum: o le sbloccano entro sei mesi, o interviene il Commissario. Se non c’è qualcuno che decide, non si fa nulla”.

Nel delineare il mix energetico ideale, il leader degli industriali ha criticato le posizioni ideologiche sulla transizione ecologica, citando il modello tedesco: “dire che elimineremo subito le fonti fossili grazie alle rinnovabili è una bugia. Il fossile serve da cuscinetto quando non c’è sole o vento. La Germania sta realizzando il più grande impianto termoelettrico della sua storia, nessuno ha rinunciato davvero al gas”. Tra le soluzioni strutturali per abbattere i costi, Orsini ha avanzato un progetto strategico di interconnessione: “dobbiamo fare i compiti a casa. Un progetto percorribile è collegare la Spagna all’Italia con un cavo sottomarino, sfruttando un’eccellenza come Prysmian. Sarebbe come avere due supermercati sotto casa per scegliere dove comprare l’energia: a quel punto anche la Francia abbasserebbe i prezzi”.

Il numero uno di Confindustria ha poi affrontato il tema dell’intelligenza artificiale e non solo in chiave di forte critica alle impostazioni ideologiche della Unione europea. “Scommettiamo che sull’intelligenza artificiale e la robotica arriverà un divieto di utilizzo o un’imposizione tecnologica da parte dell’Europa? Il mondo corre a una velocità diversa e noi rischiamo di stare fuori dalla partita”, ha detto Orsini.

Eppure, ha aggiunto, “per fare un robot umanoide servono 5 mila componenti, quasi come un’autovettura, e l’Italia su questo ha eccellenze assolute: dobbiamo metterci la testa e investire soldi”, ha spiegato Orsini.

“L’Europa oggi ha il progetto più debole e la visione più carente in termini di politica industriale. Sull’intelligenza artificiale il ritardo dell’Italia e dell’Europa rispetto a Cina e Stati Uniti è abissale. Siamo partiti regolamentando e contrastando la IA invece di spingerla. L’Europa deve smettere di produrre regole e ricominciare a produrre prodotti”. Secondo Orsini, gli investimenti europei sul digitale sono largamente insufficienti: “Oggi sul piatto ci sono 280 miliardi di euro divisi per 27 Paesi, ma ne servirebbero almeno 1.200 per fare la differenza”.

Orsini ha poi contestato l’approccio del Green Deal sulle auto elettriche, chiedendo il principio della neutralità tecnologica: “le tecnologie funzionano quando sono fruibili, accessibili e hanno un costo sostenibile. Se le imponi senza avere le infrastrutture e le connessioni necessarie, come dimostrano i recenti blackout nelle grandi città, non crei uno sviluppo ma un danno industriale”.

Orsini ha comunque rivendicato la tenuta del manifatturiero italiano sui mercati esteri: “le nostre esportazioni stanno funzionando bene e registrano un +3,3% a inizio anno. I mercati si dimostrano più forti delle dichiarazioni della politica e dei dazi annunciati: gli americani continuano a comprare italiano perché facciamo prodotti eccellenti. Avvieremo a breve una missione strategica in Brasile e Argentina, un’opportunità che da sola vale oltre 7 miliardi di potenziale export”, ha concluso Orsini.

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