Parla Alemanno: “Roggero? Racconti il carcere come ho fatto io”
“Mario Roggero? Mi auguro che faccia sentire la sua voce, da normale cittadino, come ho fatto io, e faccia capire a tutti come sono le carceri italiane oggi: una follia”. Gianni Alemanno parla al Foglio mentre il gioielliere piemontese prende le misure con la vita da detenuto in una cella del carcere di Bollate. “Quello è uno dei migliori in Italia. Si tratta dell’istituto con più attività culturali, di formazione e avviamento al lavoro. E lo si nota anche dal basso tasso di recidiva”, assicura l’ex sindaco di Roma, uscito da meno di un mese dal carcere di Rebibbia. “Ma per Roggero il discorso è un altro: ha più di 70 anni e la sua condanna è chiaramente sproporzionata. Quattordici anni e 9 mesi si danno per omicidio premeditato, non per una situazione così complicata come la sua”. Che consigli può dare al gioielliere per cercare di vivere in cella? “Deve fare il più possibile, impegnarsi in qualsiasi attività trattamentale e non finire ‘brandizzato’, ossia di buttarsi in branda”, dice Alemanno. “Deve capire, nel rallentamento della vita quotidiana che avviene in carcere, i valori essenziali della vita. E renderla un’esperienza di rigenerazione spirituale”. E nel farlo, anche raccogliere il testimone dell’ex sindaco e dalle tantissime lettere scritte durante la sua esperienza detentiva: “Se il tribunale di sorveglianza si comporta in maniera adeguata, fra pochi mesi Roggero potrebbe essere messo agli arresti domiciliari, che è il modo migliore caso di detenzione possibile per una persona di più di 70 anni. Ma nel frattempo mi auguro che faccia comunque sentire la sua voce. Spero che racconti i molti aspetti paradossali della vita carceraria. E che dimostri sostanzialmente che le condizioni del carcere non sono né dure, né morbide, sono semplicemente folli. E questo – prosegue – si lega a un dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che è diretto in maniera chiaramente inadeguata, soprattutto dopo il passaggio di Delmastro”.
C’è chi, come Matteo Salvini, vorrebbe addirittura candidare Roggero. “Su questo la penso come Roberto Vannacci: la situazione non si risolve in questa maniera. Servono piuttosto nuove leggi che sostengano di più i cittadini nel momento in cui si trovano nelle condizioni di doversi difendere”. Sempre la Lega ha messo a punto un ddl per estendere la legittima difesa, prevedendo la non punibilità di “qualsiasi reazione” nella immediatezza di una aggressione a mano armata in casa o in negozio “indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta”. Alemanno dice di non averla ancora letta, “ma credo che debbano essere comunque costruiti un sistema di attenuanti, perché a volte i cittadini si trovano ad agire in condizioni estreme e paradossali come le sue. Roggero – dice – ha subìto una serie di violenze e di rapine interminabili, ha subìto l’umiliazione della prepotenza dentro la gioielleria. Una reazione come la sua sicuramente non è legittima difesa, ma credo sia largamente comprensibile, e dovrebbe avere un ben altro trattamento dal punto di vista della pena”.
A tappare il vulnus, magari, potrebbe essere Futuro nazionale, di cui Alemanno è ormai esponente di spicco. Ma i lavori procedono a rilento. “Col generale non abbiamo ancora definito nulla nel programma sul fronte della giustizia. Ma nei prossimi giorni incontrerò il professor Lorenzo Gasperini che si sta occupando del programma, per cercare di definire la situazione”. Una cosa certa c’è: “Io non sono per un carcere buonista o facile, come si potrebbe pensare. Io sono per un carcere umano sulla strada della rieducazione, che abbia senso, che abbia logica. E credo su questi temi di incontrare anche l’atteggiamento di una persona come Vannacci – chiosa –, che non ha avuto la mia esperienza e che a parole potrebbe apparire molto più dura”.
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