Patentino antifascista, gli editori non conformi spiegano perché è «inaccettabile»

15 Giugno 2026 - 20:46
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Patentino antifascista, gli editori non conformi spiegano perché è «inaccettabile»

Patentino antifascista, gli editori non conformi spiegano perché è «inaccettabile»

Marco Scatarzi di Passaggio al Bosco la definisce «una baggianata ridicola». Daniele Dell’Orco di Idrovolante un inchino ai «capricci censori» di certi «pseudo intellettuali». Alessandro Amorese di Eclettica una misura «inaccettabile». Francesco Giubilei di Giubilei Regnani si aspetta che i neo-censori per coerenza «rinuncino ai finanziamenti pubblici». Per gli editori non conformi che partecipano da anni a “Più libri Più liberi”, però, il punto del patentino antifascista – la richiesta degli organizzatori della fiera di sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo per poter aver accesso alla manifestazione – è sempre lo stesso: la volontà censoria che nasconde.

Scatarzi: «Vogliono escludere i soggetti “non graditi”»

Scatarzi ha parlato con il Secolo del nuovo regolamento ufficializzato dalla kermesse romana come di un’iniziativa stimolata dalla «sinistra radicale che popola la fiera». «Un restringimento degli spazi, una nuova commissione di verifica e l’introduzione di una norma che attesti l’antifascismo degli editori» sono «misure chiare, il cui scopo è quello di escludere Passaggio al Bosco e porre in essere le condizioni affinché non partecipino mai più dei soggetti “non graditi” alla nomenklatura del soviet organizzativo». La novità, in effetti, si potrebbe definire proprio “clausola Passaggio al Bosco” alla luce delle contestazioni dell’anno scorso contro la presenza della casa editrice, con tanto di manifestazione antifascista all’interno della Nuvola dell’Eur. 

Una questione che «attiene al campo della psicanalisi»

Scatarzi ha apprezzato l’intervento con cui la premier «ha rimarcato la natura ideologica e censoria dell’operazione, tipica di un progressismo che ha sempre agito per interdizioni, scomuniche e cordoni sanitari». «Si tratta, a tutti gli effetti, di un precedente pericoloso: un restringimento dello spazio pubblico che mira a sostituire la validità dei codici legali – unica e reale garanzia di convivenza – con una volgare imposizione ideologica», ha proseguito l’editore di Passaggio al Bosco, per il quale «che ciò avvenga nel 2026, dopo anni di regolare svolgimento della fiera, oltrepassa i confini del politico: la questione, ormai, attiene al campo della psicanalisi».

«Siamo dinanzi ad una inaccettabile baggianata, ridicola nel merito e arrogante nel metodo, che vuole imporre nuovi bavagli e piegare il mondo della cultura ai capricci di una minoranza fuori dalla realtà. E poi: come si misura questo “fascismo”? Chi ne stabilisce i confini, le espressioni e le sfumature? Chi verifica la corrispondenza tra le tesi di un testo e le intenzioni di chi lo pubblica?», ha chiesto l’editore di Passaggio al Bosco, sottolineando che «siamo nel pieno di una farsa senza precedenti: quella dei tribunali morali, delle patenti di conformità e del livellamento imposto. Una prassi inaccettabile, che mostra una deriva preoccupante».

Giubilei: «Se vogliono dichiarazioni di fede politica, rinunciano al finanziamento pubblico»

«Se vogliono le fiere a loro immagine e somiglianza, però possono sempre farsele nei centri sociali, rinunciando ai finanziamenti pubblici…», ha concluso Scatarzi, ponendo l’accento su un tema affrontato anche da Francesco Giubilei di Giubilei Regnani editore. «La fiera percepisce finanziamento pubblico, se vogliono chiedere dichiarazioni di fede politica agli editori rinuncino al finanziamento pubblico, altrimenti ritirino la dichiarazione di antifascismo», ha sottolineato Giubilei, ricordando che «da 15 anni la nostra casa casa editrice partecipa a Più libri Più Liberi e ci saremo anche quest’anno perché non abbiamo nessuna intenzione di darla vinta ai censori».

Dell’Orco: «Assecondano i capricci censori di certi pseudo intellettuali»

Per Daniele Dell’Orco «la sensazione è che la nuova governance della Fiera abbia voluto assecondare i capricci censori degli pseudo intellettuali che lo scorso anno con le loro mobilitazioni sessantottine avevano sottratto presenze al botteghino». «Idrovolante – ha ricordato l’editore – partecipa a Plpl da dieci anni come pure alle altre principali fiere di settore in Italia e all’estero. Rispetta la legge e i valori repubblicani della Costituzione. Paga le tasse e non appartiene a movimenti politici. I nostri volumi sono in vendita ovunque, nelle librerie fisiche e in quelle online». «Non abbiamo bisogno di patenti ideologiche per continuare a fare il nostro lavoro anche alla Nuvola», ha concluso.

Amorese: «L’opposto dell’impegno culturale: noi non firmiamo»

Alessandro Amorese, che oltre a essere l’editore di Eclettica è anche deputato e capogruppo di FdI in Commissione Cultura, non appena emerso il caso ha chiarito che, se le cose dovessero rimanere così, «a dicembre (quando si svolge “Più libri Più liberi”, ndr) avremo altri impegni». E, da editore, ha ribadito al Secolo quanto già espresso da parlamentare della Repubblica: cultura ed editoria non possono essere sottoposti ad «analisi del sangue e dell’inchiostro».

Anche Eclettica partecipa da anni a Plpl, ma non è disponibile a firmare «alcun tipo di obbligo politico e censorio, anche perché sappiamo che la sinistra e il politicamente corretto non hanno mai freni e sarebbe soltanto una prima cessione: si passerebbe ai raggi X su singoli libri, autori, traduttori, tipografi, ecc». Per Amorese quindi «la richiesta arrivata dagli organizzatori della fiera è inaccettabile e rappresenta un precedente molto pericoloso per la libertà di espressione e di pensiero. L’esatto contrario di quello che dovrebbero fare gli operatori della cultura».

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