Pelletteria italiana ancora in calo nei primi tre mesi del 2026 (-3,5%). Crolla il Medio Oriente
La fase di contrazione che ha contraddistinto l’intero 2025 non si è ancora esaurita. Secondo la nota congiunturale elaborata dal Centro Studi di Confindustria Accessori Moda per Assopellettieri, il settore della pelletteria italiana ha chiuso i primi tre mesi del 2026 con un fatturato in calo del 3,5%, frenato sia dalla domanda estera (-3,7%) sia dalla persistente debolezza dei consumi interni (-1,2% le vendite al dettaglio secondo l’indice Istat). I dati elaborati descrivono il proseguimento di una fase non facile per quello che nell’ultimo esercizio si è confermato comunque – con quasi 11,4 miliardi di euro di fatturato, di cui 9,7 dall’export – uno dei comparti di punta del sistema moda.
Nello specifico, nei primi tre mesi le vendite oltreconfine di articoli di pelletteria si sono attestate a 2,35 miliardi di euro, in calo del 3,7% sull’analogo periodo 2025 (-90,8 milioni di euro), con una flessione più marcata in termini di volumi (-12,4% in kg). Il prezzo medio è tornato a salire (+9,9%), portandosi a poco meno di 160 euro/kg.
Questi dati si inseriscono tra i prossimi appuntamenti strategici promossi dall’Associazione: la 130esima edizione di Mipel, in programma dal 13 al 15 settembre a Fiera Milano Rho, e gli Stati Generali della Pelletteria Italiana, che si terranno il 19 novembre presso il Salone dei Cinquecento di Firenze. Due appuntamenti che rappresentano momenti centrali di confronto tra imprese, istituzioni e stakeholder e che testimoniano l’impegno di Assopellettieri nel costruire occasioni di dialogo, valorizzazione e rilancio per l’intero comparto.
Tornando ai numeri, il dettaglio geografico mostra due velocità: tengono i mercati comunitari (+0,6%), mentre si contraggono gli sbocchi extra-Ue (-6,1%), che pure continuano ad assorbire oltre il 60% dell’export in valore. La Francia si conferma primo mercato di destinazione (+1,9%), seguita dagli Stati Uniti, che segnano un ulteriore +7,5% nonostante l’incertezza legata ai dazi. Prosegue invece la contrazione strutturale del Far East (-4,5%, con Giappone e Corea del Sud in doppia cifra) e crollano le vendite verso il Medio Oriente, passate da un -35% nel primo bimestre a un -45,3% cumulato dopo il -72% di marzo. Pesante anche il dato sulla Russia (-19,1 per cento).
Tra le tipologie merceologiche, sostanzialmente stabili borse (-0,2%, che valgono il 72% dell’export) e valigeria (+0,7 per cento); in difficoltà piccola pelletteria (-12,7%) e cinture (-11,7 per cento).
L’import si è contratto del 9,9% in valore (827,6 milioni di euro), pur restando stabile nei volumi. La Cina si conferma primo fornitore, con il 60% dei kg importati e un prezzo medio tra i più bassi del panel (10,14 euro/kg). L’effetto combinato di import ed export ha generato un surplus commerciale di 1,52 miliardi di euro, sostanzialmente invariato rispetto al primo trimestre 2025.
Sul fronte nazionale, l’indice Istat delle vendite al dettaglio di pelletteria e calzature segna un -1,2% tendenziale, restando inferiore del 6,8% ai livelli pre-Covid del 2019. Le uniche indicazioni positive arrivano dalla spesa dei turisti stranieri in Italia, cresciuta del 5,4% secondo le elaborazioni di Banca d’Italia.
E ancora, a fine marzo le imprese attive nel comparto erano 4.223, 74 in meno rispetto a dicembre (-1,7%), con flessioni concentrate soprattutto in Campania e Toscana. Anche l’occupazione arretra, con 595 addetti in meno (-1,3%), per un totale di 46.803 lavoratori. In controtendenza Veneto e Lazio. Si riduce invece il ricorso alla cassa integrazione guadagni (-40,4% le ore autorizzate da Inps nella filiera pelle), ma il monte ore attuale – 6,2 milioni – resta più che triplo rispetto al primo trimestre 2019 pre-pandemia.
Infine, l’indagine campionaria condotta da Confindustria Accessori Moda tra gli associati Assopellettieri restituisce un quadro improntato alla cautela: solo il 10% degli imprenditori giudica in miglioramento la congiuntura del secondo trimestre, contro il 35% che si attende un peggioramento. Le previsioni sul fatturato di aprile-giugno restano negative (-2%), portando la stima per il primo semestre 2026 a un calo tendenziale del 2,8 per cento. Pesano soprattutto i timori legati ai costi energetici (indicati dall’80% del campione), ai costi di trasporto e assicurazione (75%) e alle materie prime (70%), oltre alle ricadute della crisi mediorientale su turismo e ordini dall’area. Sul fronte Usa, più della metà delle aziende esportatrici (53,3%) segnala problemi di gestione del magazzino e delle consegne legati ai dazi aggiuntivi, spingendo quasi la metà del campione (46,7%) ad accelerare la diversificazione verso mercati alternativi.
“La metà delle aziende del campione – commenta in una nota la presidente di Assopellettieri e Mipel, Claudia Sequi – ha chiuso i primi tre mesi dell’anno in contrazione e continua a ridursi sia il numero delle imprese attive sia quello degli addetti. Ancora più significativo è il dato sulle prospettive occupazionali: la quota di imprenditori che teme di dover ricorrere a una riduzione della forza lavoro è salita dal 4% di fine 2025 al 15% attuale, un indicatore che riflette chiaramente il livello di incertezza con cui le aziende sono costrette a confrontarsi. Accanto a questi elementi, iniziamo tuttavia a cogliere alcuni segnali che potrebbero indicare un rallentamento della fase di contrazione. Non possiamo parlare di una vera inversione di tendenza, ma sono indicazioni che monitoriamo con attenzione. Come Assopellettieri continuiamo a lavorare per creare nuove opportunità per le imprese, accompagnarle nell’affrontare le grandi trasformazioni in corso e rappresentarne con determinazione le esigenze presso le istituzioni. Perché il settore possa tornare a crescere, però, è indispensabile che a questo impegno si affianchino interventi concreti di politica industriale. È questa la direzione indicata dal Piano Strategico Industriale Nazionale per il sistema moda, presentato al Governo lo scorso aprile, che individua le priorità su cui è necessario intervenire per rafforzare la competitività di una filiera strategica per il Paese”.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)