Per anni abbiamo ignorato il colore delle porte USB, e con le USB-C lo abbiamo perso

26 Giugno 2026 - 13:18
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Avete mai fatto caso al colore delle porte USB? Magari no, perché alla fine nella maggior parte dei casi ci interessa solo una cosa: che tutto funzioni, sia il cavo e che il dispositivo. Eppure se si guarda il retro di un computer fisso o il fianco di un portatile non recentissimo, ci si accorge abbastanza in fretta che non tutte le prese USB sono uguali. Alcune hanno il supporto interno nero, altre blu, altre ancora bianco (come nell'immagine in alto), rosso, giallo o arancione.

Non è, o almeno non dovrebbe essere, una scelta estetica. Quel colore nasce come una sorta di etichetta visiva, un modo semplice per capire che tipo di porta si ha davanti. Il nero, ad esempio, identifica nella maggior parte dei casi le vecchie ma ancora diffusissime USB 2.0, quelle che si fermano a 480 Mbps e che per mouse, tastiere, stampanti e periferiche “leggere” vanno ancora benissimo.

Il bianco, oggi quasi sparito, veniva usato per le USB 1.x, quindi per standard ormai d’altri tempi. Con l’arrivo delle USB più veloci, invece, è diventato comune il blu, associato alle USB 3.0, oggi finite nel grande calderone delle USB 3.2 Gen 1. Tradotto: fino a 5 Gbps di velocità teorica, un valore importante quando si collega un hard disk esterno, una chiavetta veloce o più in generale quando si devono trasferire file di grandi dimensioni.


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