Pirateria, Elisa Giomi contesta i dati su Piracy Shield: i numeri non bastano

26 Giugno 2026 - 14:25
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Il contrasto alla pirateria resta necessario, ma i numeri di Piracy Shield vanno letti con più attenzione prima di essere usati come prova di efficacia. Elisa Giomi, commissaria Agcom e professoressa associata in Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università Roma Tre, è intervenuta con un post su LinkedIn dopo gli Stati Generali della lotta alla pirateria organizzati dalla FAPAV a Roma, dove nei giorni scorsi sono stati presentati nuovi dati sulla piattaforma antipirateria.

Durante il convegno FAPAV, il presidente di Agcom, Giacomo Lasorella, ha dichiarato che Piracy Shield registra un tasso di errore dello 0,0057% su un totale di 122.481 segnalazioni. Tradotto in numeri assoluti, vorrebbe dire parlare di circa 7 blocchi errati. Secondo la Giomi, unica componente ad aver votato contro l’impianto del sistema Piracy Shield e, in passato, anche contro la sanzione da oltre 14 milioni di euro inflitta da Agcom a Cloudflare, quel numero non rappresenta correttamente gli effetti prodotti dalla piattaforma.

Nel suo intervento, la commissaria richiama studi indipendenti risalenti a un anno fa, secondo cui sarebbero stati colpiti, del tutto o in parte, 7.114 FQDN e 510 domini legittimi non collegati allo streaming illegale. La differenza è rilevante, perché sposta la discussione dal semplice tasso percentuale agli effetti concreti dei blocchi. Anche ammettendo che lo 0,0057% fosse corretto, una percentuale bassa non renderebbe automaticamente irrilevante l’errore.

Il punto, nella sua lettura, è che dietro ogni blocco sbagliato può esserci un’impresa, una piattaforma, un servizio digitale, una reputazione commerciale e un diritto di difesa compresso. Non basta quindi dire che gli errori sono pochi, se quegli errori producono conseguenze su soggetti che non hanno nulla a che vedere con la pirateria.

Un altro passaggio riguarda il presunto beneficio economico per lo Stato. Nei giorni scorsi è circolata l’idea che, se i 3,3 milioni di presunti abbonati pirata pagassero servizi legali, il Governo potrebbe incassare un “tesoretto”. Giomi ridimensiona anche questa ricostruzione: pure immaginando una conversione totale degli utenti pirata verso offerte legali, ipotesi che considera molto difficile, l’IVA aggiuntiva per lo Stato sarebbe nell’ordine di alcune decine di milioni di euro. Una cifra che, rispetto al bilancio pubblico italiano, varrebbe meno di un centesimo di punto percentuale.

Il ragionamento diventa ancora più critico se si mettono insieme i due numeri principali. Se gli abbonati pirata fossero davvero 3,3 milioni e le segnalazioni gestite da Piracy Shield fossero 122.481, la piattaforma avrebbe intercettato circa il 3,7% del fenomeno. Da qui la domanda posta da Giomi: considerando i costi scaricati sugli ISP e i rischi per servizi legittimi o essenziali, il saldo è davvero così positivo?

L’ultimo punto riguarda il confronto tra operatori.
Giomi contesta l’idea di assegnare una sorta di pagella ai soggetti coinvolti nella filiera tecnica, premiando alcuni operatori sulla base della loro presunta collaborazione con Agcom. Secondo la commissaria, il confronto rischia di essere fuorviante, perché le differenze strutturali tra le aziende sono molto marcate. Google, Microsoft e Amazon, per esempio, possono spesso intervenire su account, risorse cloud o contenuti posti direttamente sotto il loro controllo.

Il paragone più vicino a Cloudflare è Akamai, un altro dei principali operatori globali di CDN, ma anche in quel caso il modello è diverso: Akamai ha storicamente una clientela più orientata al segmento enterprise e contratti più strutturati. Mettere questi operatori sullo stesso piano, senza considerare il diverso ruolo tecnico e commerciale, può quindi produrre una rappresentazione semplificata del problema.

Il punto sollevato dalla Giomi è quindi soprattutto metodologico: prima di celebrare Piracy Shield come strumento efficace, occorre capire quali numeri si stanno usando, cosa misurano davvero e quali effetti producono i blocchi quando colpiscono risorse legittime.


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