Piattaforma referendum e italiani all’estero: quando il disallineamento della PA si traduce in deficit democratico
lentepubblica.it
di Michele Vitale, Avvocato
1. La promessa della democrazia digitale e il banco di prova referendario
La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (n. 216 del 17 settembre 2026) del quesito abrogativo parziale dell’art. 3-bis della Legge 91/1992 (introdotto dalla Legge 74/2025) ha aperto la raccolta delle 500.000 firme contro la riforma restrittiva della cittadinanza iure sanguinis.
Per l’iniziativa promossa da Natitaliani, la mobilitazione civica transita prioritariamente dalla Piattaforma telematica della Giustizia (firmerereferendum.giustizia.it), istituita dalla Legge 178/2020, disciplinata dal D.P.C.M. 9 settembre 2022 e resa operativa dal D.P.C.M. 18 luglio 2024 per consentire la partecipazione popolare a costo zero.
L’impatto operativo ha però trasformato la consultazione in un severo stress-test per i servizi dello Stato. La piattaforma sta svelando gravi falle nell’interoperabilità tra banche dati pubbliche, gestori privati d’identità digitale e rete consolare. Per i residenti all’estero il solo possesso della cittadinanza non basta: l’accesso alla sottoscrizione resta ostaggio di una catena burocratica e informatica che finisce per disinnescare i loro diritti politici.
2. Identità digitale all’estero: tra prescrizioni AgID e barriere operative
La prima barriera si incontra ben prima del portale ministeriale: si annida nella fase di autenticazione informatica (SPID, CIE o CNS).
Se in Italia il rilascio delle credenziali è ordinario, per gli iscritti all’AIRE emergono asimmetrie profonde:
Il Codice Fiscale e gli scostamenti degli IdP: L’Avviso AgID SPID n. 7 (v3 del 6 febbraio 2026) stabilisce che per gli italiani all’estero è pienamente valido il certificato dell’Agenzia delle Entrate vidimato dal consolato o l’attestazione scaricabile da Fast It. Non è la norma a pretendere la tessera sanitaria plastificata; nella prassi, tuttavia, i form di onboarding di diversi gestori continuano a rigettare i file non plastificati, bloccando gli utenti.
Onerosità dell’identificazione remota: In Italia l’autenticazione è gratuita. All’estero, chi non ha CIE o CNS trova canali gratuiti solo con vincoli — come Lepida, che esige un conto corrente italiano, raro tra chi è nato oltreoceano. I gestori commerciali impongono invece tariffe per la webcam con operatore (fino a 29,90 € oltre IVA per Aruba ID).
Gateway SMS e acquisizione ottica: Nella mia esperienza professionale con la diaspora, registro continue segnalazioni di mancato recapito dei codici OTP su utenze internazionali (specie con prefisso brasiliano +55 verso PosteID) e frequenti scarti ottici nella lettura dei passaporti consolari.
3. Il collo di bottiglia a monte: la carenza dei documenti fisici abilitanti
Queste barriere informatiche poggiano su un deficit a monte: l’impossibilità di ottenere tempestivamente i documenti minimi di riconoscimento.
Moltissimi cittadini — pur formalmente riconosciuti italiani con sentenza o provvedimento consolare — attendono a lungo passaporto o CIE per la perenne saturazione del portale consolare Prenot@Mi. Senza un documento valido, l’accesso all’intero ecosistema pubblico dell’identità digitale resta sbarrato all’origine, vanificando sul nascere ogni facoltà di sottoscrizione.
4. Il cortocircuito anagrafico-elettorale: la Circolare 105/2023 come prova del disallineamento
Sul piano amministrativo, il nodo critico è la verifica in tempo reale della capacità elettorale. Come chiarito dal Dipartimento per la trasformazione digitale, la piattaforma referendum interroga in tempo reale l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) tramite la PDND per validare il diritto di voto dei firmatari, superando le richieste cartacee ai Comuni. La firma presuppone quindi l’iscrizione nelle liste elettorali caricate su ANPR, a sua volta subordinata all’iscrizione AIRE.
Lungo questa dorsale si consuma il cortocircuito tra banche dati:
1. Il blocco delle trascrizioni nei Comuni: I Comuni sono al collasso. Travolti da flussi consolari massivi e contenzioso giudiziale, gli uffici di stato civile — privi di personale dedicato — non riescono a smaltire le pratiche. A Roma Capitale giacciono inevase intere posizioni di famiglie riconosciute i cui atti di nascita non sono mai stati trascritti: tali cittadini non figurano in ANPR né nelle liste elettorali.
2. Lo scollamento tra Anagrafe Tributaria e ANPR: Si genera un paradosso: l’Identity Provider rilascia lo SPID validando il passaporto consolare e riscontrando il Codice Fiscale sull’Anagrafe Tributaria (Agenzia delle Entrate). Ma all’accesso alla piattaforma referendum, l’interrogazione sincrona interpella ANPR: non trovando il soggetto censito nel database nazionale, il sistema nega l’autorizzazione alla firma.
3. La prova provata nella Circolare DAIT n. 105/2023: Questo disallineamento è certificato dallo stesso Ministero dell’Interno. Con la Circolare n. 105 del 16 novembre 2023, la Direzione Servizi Demografici ha dovuto richiamare d’urgenza i Comuni a colmare le gravi divergenze con gli schedari consolari e a valorizzare il campo «Posizione elettore» in ANPR, la cui mancata compilazione paralizza i diritti civici.
4. L’inefficacia delle tutele d’emergenza: Sebbene l’art. 4, comma 10 del D.P.C.M. 9 settembre 2022 preveda una richiesta di certificazione al Comune «fino a quando» il dato non sia in ANPR, tale percorso si rivela una chimera dinanzi ad arretrati comunali fermi dal 2022, con tempi incompatibili con i 90 giorni della raccolta firme.
5. Profili costituzionali: eguaglianza sostanziale e sovranità popolare
L’asse portante è l’art. 3, secondo comma, Cost. (obbligo di rimuovere gli ostacoli alla partecipazione politica), che si salda con l’art. 75 Cost. (democrazia diretta e sovranità popolare ex art. 1, co. 2 Cost.).
Sebbene la firma non coincida con il voto (art. 48 Cost.), quest’ultimo opera come canone sistemico di ragionevolezza: l’ordinamento non può tutelare il voto all’estero e al contempo tollerare che disfunzioni burocratiche ne vanifichino l’iniziativa referendaria. L’art. 3, co. 2 Cost. esige che l’accesso ai presidi informatici sia reso concretamente esigibile a parità di condizioni.
La transizione digitale, se innestata su una macchina amministrativa disallineata, genera una discriminazione territoriale intollerabile: pienamente tutelati i residenti in Italia, sistematicamente esclusi gli italiani all’estero.
6. Le direttrici di riforma per una PA realmente inclusiva
L’esperienza del referendum promosso da Natitaliani insegna che la digitalizzazione non può ridursi a un mero front-end web se le filiere retrostanti restano bloccate.
Appaiono improcrastinabili quattro interventi correttivi:
1. Vigilanza vincolante AgID sugli Identity Provider: Verificare che i gestori applichino l’Avviso AgID n. 7/2026 accettando i certificati consolari e di Fast It, tracciando i rigetti ingiustificati e standardizzando i gateway SMS internazionali.
2. Delega diretta ai Consolati per l’iscrizione AIRE in ANPR (La proposta Barbanti): Come argomentato da Francesca Barbanti (vicepresidente di Natitaliani ed esperta di servizi demografici) nel suo contributo del 24 settembre su questa testata, occorre superare l’imbuto della Legge 470/1988 (modificata dalla L. 11/2026). Poiché le sedi consolari accedono già ad ANPR e all’applicativo CIE, delegare loro l’iscrizione diretta eviterebbe il collasso dei Comuni e allineerebbe all’istante i dati di MAECI e Viminale, dando senso agli ingenti fondi pubblici investiti su ANPR.
3. Piano straordinario per le trascrizioni nei Comuni: Assegnare risorse e personale dedicato agli uffici anagrafe delle grandi città per azzerare gli arretrati delle trascrizioni dello stato civile.
4. Allineamento urgente della certificazione elettorale: Chiarire l’operatività dei rimedi del D.P.C.M. 9 settembre 2022 per le posizioni non allineate in ANPR, impedendo che ritardi burocratici comunali determinino la perdita irrimediabile delle sottoscrizioni.
Solo sciogliendo questi nodi la transizione al digitale diverrà autentico presidio di inclusione democratica, garantendo che nessun cittadino italiano sia privato della propria voce civica in ragione del luogo in cui risiede.
Associazione Natitaliani
Leggi anche: Cittadinanza italiana all’estero: il passaggio invisibile che blocca i diritti
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