Piracy Shield può bloccare VPN e DNS esteri: le sentenze del TAR che potrebbero davvero cambiare tutto

31 Agosto 2026 - 21:55
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Piracy Shield può bloccare VPN e DNS esteri: le sentenze del TAR che potrebbero davvero cambiare tutto

Se usate una VPN o un DNS alternativo per navigare, questa notizia vi riguarda direttamente. Il TAR Lazio ha emesso due sentenze (n. 13201 e n. 13202 del 17 luglio 2026) che consolidano i poteri di Piracy Shield, il sistema antipirateria italiano gestito da AGCOM, estendendoli in modo significativo anche oltre i confini nazionali.

In sostanza, il tribunale ha stabilito che AGCOM può ordinare il blocco di contenuti pirata rivolgendosi non solo agli operatori italiani, ma anche a fornitori di servizi DNS e VPN localizzati all'estero, ovunque nel mondo.

Il punto centrale delle sentenze è che il collegamento territoriale che giustifica l'intervento dell'autorità italiana non dipende da dove si trova fisicamente il fornitore del servizio, ma da dove si producono gli effetti dell'illecito: cioè in Italia, dove gli utenti accedono ai contenuti piratati. Questo significa che un provider VPN con sede negli USA o nei Paesi Bassi non può semplicemente ignorare un ordine di AGCOM sostenendo di non essere soggetto alla giurisdizione italiana.

Il TAR ha anche chiarito che il Digital Services Act (il regolamento europeo sui servizi digitali) non limita questi poteri: il DSA disciplina la vigilanza sugli obblighi procedurali dei provider, non la competenza degli stati a emettere ordini contro i contenuti illeciti.

Viene inoltre confermata la legittimità delle cosiddette "dynamic injunction", cioè gli ordini di blocco dinamici che si aggiornano automaticamente quando i pirati cambiano dominio o indirizzo IP. Una funzione chiave di Piracy Shield, che altrimenti perderebbe efficacia in pochi minuti.

Il TAR sottolinea che meccanismi analoghi esistono già in altri ordinamenti europei, quindi l'Italia non sta inventando nulla di nuovo, ma si allinea a una tendenza continentale.

Per chi usa una VPN o un DNS personalizzato come Cloudflare o Google DNS per motivi di privacy o per aggirare blocchi, le implicazioni sono pesanti: questi strumenti potrebbero ricevere ordini di blocco vincolanti anche se operano dall'estero, e il sistema italiano ha ora una base giuridica più solida per farli rispettare. Quanto questo si traduca in blocchi effettivi dipenderà dalla capacità operativa di AGCOM di raggiungere provider internazionali, ma l'intenzione è chiara.

La pirateria su Telegram è già un fenomeno enorme, come dimostrano i numeri impressionanti di un recente studio, e il Parlamento Europeo ha già guardato con interesse al modello italiano: il "rischio" che questo approccio si espanda ulteriormente, toccando strumenti usati quotidianamente da milioni di persone per ragioni del tutto legittime, è tutt'altro che teorico.

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