Plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo: sul tavolo rimpatri, dazi USA e tanto altro. Ma manca Gaza

12 Giugno 2026 - 13:48
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Bruxelles – La plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo è alle porte: inizierà lunedì prossimo, il 15 giugno, e si concluderà giovedì 18 giugno, seguita immediatamente dal Consiglio europeo a Bruxelles. Tra i tanti temi sul tavolo, spiccano l’accordo commerciale UE-USA, il regolamento sui rimpatri delle persone migranti, l’allargamento ai Balcani occidentali, le tensioni con la Russia le nuove tecniche genomiche e la revisione delle accise sul tabacco. C’è un grande assente: quello che sta succedendo a Gaza e in Cisgiordania. Sul Medio Oriente è prevista solo una dichiarazione sull’urgenza di una de-escalation, ma nessuna risoluzione specifica. “Votiamo l’ennesima risoluzione sulla Russia, ma il dibattito sulla questione in Medio Oriente è immobile”, ha denunciato Valentina Palmisano (The Left/M5S). 

Durante il briefing con la stampa che precede la plenaria e che si è tenuto oggi (12 giugno), tutti i portavoce dei gruppi hanno menzionato, tra gli altri temi al centro dei lavori, il regolamento sui rimpatri, il cui voto finale è previsto mercoledì 17. Il testo introduce nuovi obblighi per i cittadini di Paesi terzi soggetti a decisioni di rimpatrio, che dovranno collaborare con le autorità competenti, prevede la possibilità di detenzione fino a 24 mesi, rafforza il riconoscimento reciproco delle decisioni di rimpatrio tra Stati membri e apre alla possibilità di utilizzare i cosiddetti return hubs in Paesi terzi.

Per il Partito popolare europeo, insieme all’accordo sui dazi USA, quello sui rimpatri è la priorità del gruppo per questa plenaria. Sulla stessa linea il Gruppo dei conservatori e riformisti europei. Il portavoce Michael Strauss ha parlato di un regolamento che “rende credibile la politica dei rimpatri” grazie a procedure più rapide e regole più severe per chi non collabora o rappresenta un rischio per la sicurezza. Anche l’ESN (Europa delle nazioni sovrane) lo definisce un passo necessario “dopo anni di inazione sul fronte migratorio”.

Simon McKeagney, capo della comunicazione dei Verdi, ha annunciato un’opposizione frontale al testo, parlandone in termini di “deportazioni in stile ICE” e di centri di detenzione offshore in Paesi terzi che riguarderebbero anche i minori. Ancora più dura la reazione di The Left, che evoca il rischio di “Guantanamo europei” per i minori, la possibilità di deportazioni verso Paesi in cui i ragazzi non hanno mai messo piede, e pratiche come i test dentali per la verifica dell’età: il gruppo presenterà un emendamento di rigetto del testo. Posizione più cauta quella di Renew che, pur non entrando nel dettaglio del voto, ha inserito il tema ‘migrazione’ tra le priorità della settimana legate alla sicurezza e alla resilienza europea. 

La spaccatura si riflette anche tra gli eurodeputati italiani, che incontrando i giornalisti hanno reso chiare le loro posizioni. Palmisano si è espressa duramente, dicendo che il regolamento “non è una soluzione efficace”: il provvedimento prevede l’istituzione di centri nei Paesi terzi, ma “avrà come conseguenza la chiusura dell’opzione Albania, dato che è candidata a entrare nell’UE: completato l’iter, non sarà più un Paese terzo”. Di opinione opposta, gli esponenti del centrodestra italiano hanno espresso soddisfazione per il nuovo regolamento. “Guardiamo con favore il tema dei rimpatri – ha detto Raffaele Stancanelli (PfE/Lega) – la via che l’Italia ha preso per prima finalmente viene considerata e valorizzata”. Anche Salvatore De Meo (PPE/Forza Italia) ha sottolineato come il “modello Italia” stia diventando uno strumento di riferimento a livello europeo, e Ruggero Razza (ECR/FdI) ha confermato un giudizio positivo sull’impianto dei return hubs. 

Il secondo dossier al centro dell’attenzione è l’accordo commerciale UE-USA. Martedì è previsto il voto finale di due provvedimenti legislativi che danno attuazione agli impegni tariffari concordati nella dichiarazione congiunta UE-USA del luglio 2025: il testo, se approvato, eliminerà la maggior parte dei dazi su beni industriali e agricoli statunitensi, ma includerà anche una clausola di sospensione che permetterebbe all’UE di reintrodurre i dazi in caso di mancato rispetto degli impegni da parte di Washington.

Per i Socialisti e Democratici si tratta di un risultato che ha permesso di correggere un accordo “sbilanciato fin dall’inizio”, garantendo al Parlamento l’ultima parola su eventuali estensioni o modifiche future. Anche l’ECR guarda con favore al testo, pur definendolo “non perfetto e non un accordo commerciale completo”. Al contrario, il capo comunicazione di The Left Thomas Shannon ha definito l’accordo una sostanziale capitolazione di fronte a Trump, parlando di “umiliazione” accettata da Commissione e Parlamento.

Tra gli italiani, le posizioni ricalcano in parte questa divisione. Ruggero Razza (ECR/FdI) ha annunciato voto favorevole, mentre Valentina Palmisano (The Left/M5S) ha confermato il voto contrario del suo gruppo, parlando di un accordo che danneggia il made in Italy a causa dei dazi unilaterali imposti dagli Stati Uniti. Più articolata la posizione di Ignazio Marino (Verdi/AVS) che, senza annunciare un voto specifico, ha criticato la gestione del negoziato fin dalle sue fasi iniziali, sostenendo che l’UE avrebbe dovuto “fare un lavoro migliore dal principio”.

Il terzo tema che attraversa trasversalmente i gruppi è quello della sicurezza online dei minori. Mercoledì mattina ci sarà un dibattito con Commissione e Consiglio dal titolo “Protecting children’s safety and mental health from the risks posed by social media – our duty to act now”, che si inserisce nell’ambito della risoluzione non vincolante approvata a larga maggioranza dall’Aula a novembre 2025, con cui il Parlamento aveva chiesto un’età minima di 16 anni per l’accesso ai social media a livello europeo (salvo autorizzazione dei genitori), un divieto assoluto sotto i 13 anni e il divieto degli algoritmi di raccomandazione basati sull’engagement e delle loot box per i minori.

Il dibattito è stato proposto su iniziativa del PPE che pone l’accento sul tema del cosiddetto “addictive design”, cioè le piattaforme progettate, secondo il gruppo, in modo da risultare deliberatamente coinvolgenti e dannose per i più giovani, un aspetto che al momento non è ancora regolato a livello europeo. 

In parallelo, martedì è in programma il voto sul Digital Omnibus relativo all’intelligenza artificiale che include il divieto di strumenti di intelligenza artificiale per la creazione non consensuale di immagini sessuali (‘nudify apps’) e di materiale pedopornografico generato artificialmente. Una misura su cui convergono S&D ed ECR, anche se con valutazioni diverse sul provvedimento nel suo complesso. Per l’S&D, che ha sostenuto questo divieto fin dal negoziato sull’AI Act, si tratta di un risultato da difendere. L’ECR condivide la misura sulle ‘nudify apps’, ma giudica il resto del Digital Omnibus insufficiente sul fronte della semplificazione normativa per le imprese, e per questo si asterrà sul provvedimento complessivo. 

Tra gli italiani, Ignazio Marino (Verdi/AVS) ha indicato il tema come una delle priorità della sessione, segnalando che a metà luglio è atteso un rapporto specifico da parte del panel di esperti istituito dalla Commissione per valutare le misure di protezione dei minori online.

Mercoledì è inoltre previsto il voto su due testi relativi alla revisione della direttiva sulle accise applicate al tabacco e ai prodotti correlati, un dossier che si inserisce nell’obiettivo del piano UE contro il cancro. Tra gli italiani, Salvatore De Meo (PPE/Forza Italia) si è detto favorevole alla revisione, a condizione che i prodotti alternativi siano trattati con un approccio “di orientamento e non punitivo”. Posizione critica invece quella dei Verdi, secondo cui alcuni emendamenti presentati da EPP, PfE ed ECR riprenderebbero argomentazioni dell’industria del tabacco, tra cui la presentazione dei prodotti a base di nicotina come “meno dannosi” rispetto a quelli tradizionali.

Tra gli altri temi in agenda figurano anche le nuove tecniche genomiche (NGT), su cui mercoledì è previsto il voto finale. Il testo introduce una categorizzazione delle piante ottenute con queste tecniche in due gruppi, equiparando il primo a quelle ottenibili con metodi convenzionali. Tra gli italiani, Ruggero Razza (ECR/FdI) ha annunciato voto favorevole, parlando di una semplice categorizzazione e non di un’apertura agli OGM. Posizione contraria, invece, per Ignazio Marino (Verdi/AVS) e Valentina Palmisano (The Left/M5S), che hanno parlato rispettivamente di modifiche comunque realizzate in laboratorio e di una “deregolamentazione” a tutela di grandi interessi economici. Sulla stessa linea i Verdi a livello europeo, che sottolineano come le piante ottenute con NGT, a differenza di quelle convenzionali, sarebbero brevettabili, concentrando il controllo sulle sementi nelle mani di poche multinazionali.

Restano poi le tensioni con la Russia, su cui mercoledì è previsto un dibattito e giovedì un voto su una risoluzione relativa alle incursioni di drone in Romania, negli Stati baltici e in Finlandia, e l’allargamento ai Balcani occidentali. Infine, è presente sul tavolo il negoziato sul prossimo bilancio pluriennale dell’UE, su cui i co-relatori del Parlamento, Carla Tavares e José Manuel Fernandes, hanno espresso forte preoccupazione per la bozza negoziale presentata dalla presidenza cipriota del Consiglio ieri. Tra le critiche emerse anche dal punto stampa italiano, Razza (ECR/FdI) ha contestato in particolare la riduzione dei fondi destinati alla competitività prevista dalla proposta del Consiglio, pur “apprezzando il fatto che la politica agricola comune non sia stata toccata”. 

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