Prandelli: "Gattuso sfortunato con Bastoni, il caso Doumbia mi ricorda quello di Verratti"

07 Ottobre 2026 - 12:40
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L'ex ct dell'Italia promuove i giovani lanciati da Mancini.

Cesare Prandelli promuove la nuova Italia di Roberto Mancini.


L'ex ct della Nazionale ha dichiarato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "La rivoluzione è cominciata, non si torna più indietro. Il talento si esprime dal centrocampo in avanti. Non siamo più un punto di riferimento, dobbiamo riconoscerlo. Ma se lavoriamo sui giovani, aboliamo i sistemi rigidi, interpretiamo il calcio e diamo importanza alla tecnica, torneremo grandi".

BASTONI DA GATTUSO A MANCINI

"Magari un giorno chiederò a Roberto cos'ha detto ai ragazzi nell’intervallo di Italia-Belgio, dopo un primo tempo disastroso, inguardabile: come è riuscito a trasformare la squadra in pochi minuti. Mancini ha parlato ai ragazzi e soprattutto ha capito l'importanza di quello che s'è visto in campo. Se avete fatto tutti caso, ha ripetuto più volte quanto sia stata importante la prima mezz'ora del secondo tempo. Un allenatore non dice certe cose a caso: deve aver visto quello che cercava. Lì abbiamo ritrovato il coraggio. C'era un'Italia diversa: faceva pressione, aveva fiducia nel suo gioco, si sacrificava collettivamente se qualcuno perdeva palla. Il Belgio non riusciva a uscire. Ma naturalmente alla base di queste prestazioni ci sono la visione e il coraggio di Roberto".


"Sui giovani? Naturalmente. Tutti ne parlavano, nessuno però li faceva giocare nei club. Era dura anche in Nazionale, con lo spettro dei Mondiali persi".

"Gattuso non poteva perché era nell'emergenza, doveva qualificarsi e non aveva da investire tempo. Poi, siamo sinceri, Rino è stato anche sfortunato: con lui Bastoni si è fatto espellere, qui Bastoni ha segnato due goal".


KAYODE

"Questi ragazzi mi sono sembrati tutti pronti, ma uno sicuramente ha incantato: Kayode. Potenza, forza, tranquillità, velocità, uno contro uno, grande personalità, quei calzettoni abbassati che tradiscono estrema disinvoltura. Va all’attacco, tira. Tutti lo sapevano che era bravo, Mancini però è stato il primo ad avere il coraggio di schierarlo".


DOUMBIA COME VERRATTI

"Doumbia allo Sporting? Perché siamo prigionieri dei sistemi di gioco rigidi, perché qualcuno ha pensato che non potesse giocare in certe squadre. Invece devono contare di più le qualità tecniche. È la squadra che deve adattarsi: Doumbia può giocare in tutti i ruoli del centrocampo, può fare l’esterno e il trequartista. È forte. Il suo caso mi ricorda quello di Verratti. Lo convocai in azzurro che ancora giocava in Serie B nel Pescara e in conferenza dissi: "Qualche club italiano s'è accorto che abbiamo un talento?". Nessuna risposta, infatti poi è andato al PSG. Se lo Sporting investe su Doumbia, qualcuno deve per forza farsi qualche domanda. Bravo Mancini che ha avuto anche un po’ di aiuto dal calendario lungo".

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