Professioni tecniche, cresce la tensione: “Norme che cambiano le regole del gioco”
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Confprofessioni e le principali organizzazioni del settore denunciano una deriva normativa che favorisce l’ingresso di nuove figure e certificazioni esterne agli ordini professionali: “Si rischia di indebolire competenze, tutele e qualità dei servizi in settori cruciali per la sicurezza dei cittadini”.
di Miriam Minopoli, Confprofessioni
Cresce la preoccupazione tra le principali organizzazioni delle professioni tecniche italiane. In un comunicato stampa congiunto, Confprofessioni, Fondazione Inarcassa e le principali associazioni di categoria lanciano un appello al mondo politico: «Servono correttivi urgenti a norme che stanno progressivamente marginalizzando professioniste e professionisti iscritti agli ordini, creando nuove riserve di attività al di fuori dei percorsi regolamentati».
Quali sono i fronti critici su cui è lanciato l’allarme?
Il campanello d’allarme arriva da due fronti. Il primo riguarda le regole applicative del Conto Termico 3.0, che per alcune tipologie di intervento prevedono l’accesso agli incentivi solo tramite diagnosi energetiche redatte da soggetti certificati secondo standard tecnici “volontari”. «Una scelta che – spiegano nella nota – esclude di fatto professionisti abilitati e iscritti agli albi, nonostante le competenze loro riconosciute dalla normativa primaria».
Il secondo fronte è la recente istituzione, tramite la conversione del D.L. 25/2026 nella Legge 59/2026, del nuovo ruolo degli esperti assicurativi catastrofali presso CONSAP. A questi soggetti viene attribuita in via esclusiva la valutazione e la stima dei danni agli immobili assicurati, con sanzioni penali per chi svolge tali attività senza essere iscritto al nuovo elenco. Una disciplina che, secondo le organizzazioni tecniche, crea un’abilitazione parallela e autonoma rispetto agli ordini professionali, assegnando compiti tipici di ingegneri, architetti e geometri a figure non iscritte ad alcun albo.
Per Confprofessioni e le altre sigle firmatarie, questi provvedimenti, pur diversi tra loro, rivelano una tendenza comune: la creazione di nuove “riserve” di attività che alterano il mercato, svalutano titoli di studio e abilitazioni professionali, e soprattutto indeboliscono le tutele per i cittadini. «Tutele che – affermano – derivano da obblighi come formazione continua, assicurazione professionale e rispetto dei codici deontologici».
Il rischio, secondo i firmatari, riguarda l’intero sistema di garanzie costruito negli anni per settori cruciali come la transizione energetica, la sicurezza del patrimonio edilizio, la gestione delle emergenze e la ricostruzione post-calamità.
L’appello delle Federazioni e delle Associazioni
Per questo Confprofessioni, Fondazione Inarcassa, Ala Assoarchitetti & Ingegneri, Federarchitetti, Federazione Nazionale Asso Ingegneri Architetti, Fidaf, Inarsind, Antec, Singeop, Confedertecnica e Aidia chiedono l’apertura immediata di un tavolo politico. Obiettivo: correggere le criticità e riportare al centro le professioni tecniche regolamentate, nel rispetto della normativa primaria e dell’interesse generale.
Una richiesta che, conclude la nota, «non riguarda privilegi di categoria, ma la sicurezza dei cittadini e la qualità delle prestazioni in ambiti ad alto impatto pubblico».
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