Hantavirus, la Circolare del Ministero della Salute: rischio basso, ma serve cautela
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Il Ministero della Salute ha acceso i riflettori sul focolaio di hantavirus Andes collegato alla nave da crociera MV Hondius, diffondendo una nuova circolare indirizzata alle Regioni, agli organismi sanitari nazionali e agli USMAF, gli Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera.
Il documento, trasmesso l’11 maggio, aggiorna il quadro epidemiologico internazionale e definisce una lunga serie di misure preventive, operative e diagnostiche da adottare sul territorio italiano.
Nonostante le autorità europee continuino a considerare “molto basso” il rischio per la popolazione generale, il Ministero ha scelto di seguire una linea improntata alla massima prudenza. Il motivo è legato alla particolarità dell’Andes virus (ANDV), un ceppo di hantavirus raro ma osservato, in alcune circostanze, anche in episodi di trasmissione interumana.
Il focolaio sulla nave da crociera e l’allerta internazionale
L’attenzione delle autorità sanitarie nasce da un cluster di casi registrato a bordo della nave MV Hondius. A seguito dello sbarco dei passeggeri alle Canarie e delle operazioni di rimpatrio verso diversi Paesi europei, sono stati attivati i sistemi di coordinamento internazionale tra OMS, ECDC e Commissione Europea.
L’Italia è stata coinvolta direttamente dopo la segnalazione di alcuni viaggiatori diretti nel nostro Paese, presenti sul volo Johannesburg-Amsterdam del 25 aprile 2026. Su quel collegamento aereo aveva viaggiato anche uno dei casi poi risultati compatibili con l’infezione, sebbene il passeggero fosse stato fatto sbarcare rapidamente a causa dell’aggravarsi dei sintomi.
Per questo motivo il Ministero della Salute ha immediatamente attivato le procedure di contact tracing e trasmesso alle Regioni interessate le indicazioni per la sorveglianza sanitaria e la quarantena fiduciaria.
Cos’è l’hantavirus Andes e perché preoccupa gli esperti
L’Andes virus appartiene alla famiglia degli hantavirus, agenti patogeni associati soprattutto ai roditori selvatici. Il principale serbatoio naturale identificato dagli studi scientifici è l’Oligoryzomys longicaudatus, un roditore diffuso nelle aree meridionali del Sud America e attualmente non presente in Italia.
La preoccupazione delle autorità sanitarie non deriva tanto dalla diffusione sul territorio nazionale, quanto dalla possibilità di importazione di casi dall’estero e dalla gestione di eventuali contatti stretti.
In Europa e in Italia sono già stati individuati, negli anni, altri ceppi di hantavirus differenti dall’Andes. In particolare, nel Nord Italia sono stati trovati roditori sieropositivi per il virus Puumala e per il virus Dobrava, associati rispettivamente alla nefropatia epidemica e alla febbre emorragica con sindrome renale.
Tuttavia, i casi umani registrati nel nostro Paese sono rimasti sporadici e quasi sempre collegati a esposizioni avvenute fuori dai confini nazionali.
Rischio basso, ma sorveglianza rafforzata
La valutazione ufficiale dell’ECDC, condivisa sia dalla rete Dispatch sia dal gruppo di esperti convocato dal Ministero, resta rassicurante: il rischio per la popolazione dell’Unione Europea e dello Spazio Economico Europeo è considerato “molto basso”.
Questo però non significa assenza di rischio.
Gli specialisti italiani hanno sottolineato come non possa essere completamente esclusa la trasmissione interumana in contesti comunitari, soprattutto considerando che i passeggeri della nave coinvolta stanno rientrando in Paesi diversi, ciascuno con protocolli sanitari differenti.
Da qui la decisione di rafforzare le attività di monitoraggio clinico, la sorveglianza dei contatti e la capacità diagnostica dei laboratori italiani.
La rete Dispatch e il coordinamento nazionale
L’8 maggio si è riunita la rete Dispatch, il sistema di esperti creato per valutare scenari epidemici e possibili impatti sul sistema sanitario nazionale. Il gruppo coinvolge Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, INMI Spallanzani, Regioni ed esperti di modellistica epidemiologica.
Parallelamente si è svolto anche l’incontro del gruppo tecnico dedicato alla rete nazionale dei laboratori pubblici umani e veterinari per l’identificazione precoce di agenti zoonotici emergenti.
L’obiettivo è duplice: monitorare l’evoluzione dell’epidemia e predisporre rapidamente una rete di laboratori regionali in grado di effettuare diagnosi specifiche per l’hantavirus Andes.
Le Regioni dovranno ora individuare strutture idonee, capaci di garantire standard elevati di biosicurezza e rapidità diagnostica.
Quando un caso viene considerato sospetto
La circolare ministeriale introduce definizioni operative molto dettagliate per classificare casi e contatti.
È considerato caso sospetto chiunque abbia viaggiato su un mezzo di trasporto dove era presente un caso confermato o probabile, oppure abbia avuto contatti con passeggeri o membri dell’equipaggio della MV Hondius a partire dal 5 aprile, sviluppando sintomi compatibili.
Tra i segnali clinici indicati figurano:
- febbre;
- dolori muscolari;
- forte stanchezza;
- cefalea;
- vertigini;
- nausea e diarrea;
- tosse;
- difficoltà respiratorie;
- dolore toracico.
Diventa invece caso probabile chi presenta questi sintomi insieme a un collegamento epidemiologico noto con un soggetto infetto. La conferma definitiva arriva solo attraverso test di laboratorio PCR o sierologici.
Contatti ad alto rischio: quarantena fino a sei settimane
Uno degli aspetti più severi delle indicazioni ministeriali riguarda la gestione dei contatti considerati ad alto rischio.
L’ECDC ha scelto un approccio estremamente prudenziale, classificando come contatti ad alto rischio praticamente tutte le persone presenti a bordo della nave da crociera.
Nella categoria rientrano anche:
- conviventi;
- partner intimi;
- persone che hanno condiviso spazi chiusi;
- passeggeri seduti vicino a casi sospetti durante voli a lungo raggio;
- operatori sanitari esposti senza dispositivi adeguati;
- soggetti entrati in contatto con fluidi corporei contaminati.
Per queste persone è prevista una quarantena fiduciaria di 42 giorni, cioè sei settimane. Durante questo periodo dovranno mantenere distanziamento, utilizzare mascherine chirurgiche, evitare mezzi pubblici e sottoporsi a monitoraggio quotidiano dei sintomi.
Il Ministero specifica inoltre che, per ragioni di cautela, qualora emergesse un caso confermato a bordo di un aereo, tutti i passeggeri potrebbero essere considerati contatti ad alto rischio, indipendentemente dalla durata del volo.
Come funzionano i test diagnostici
La strategia diagnostica indicata dal Ministero segue le raccomandazioni europee.
Il test principale resta la PCR molecolare, particolarmente utile nelle prime fasi sintomatiche. Gli esami sierologici, invece, diventano più affidabili dopo la comparsa dei sintomi.
La circolare sottolinea un elemento importante: effettuare test durante il periodo di incubazione può produrre falsi negativi e generare una pericolosa sensazione di sicurezza.
Per questa ragione la priorità diagnostica verrà assegnata ai soggetti sintomatici, soprattutto in presenza di quadri respiratori compatibili con la sindrome cardiopolmonare da hantavirus.
Attenzione anche ai casi senza collegamento noto
Uno dei passaggi più significativi del documento riguarda la possibilità di effettuare accertamenti specifici anche in assenza di legami evidenti con il focolaio della nave da crociera.
Secondo il Ministero, qualora un paziente presenti sintomi compatibili non spiegabili da altre infezioni comuni, potrà essere valutata un’indagine mirata per l’hantavirus Andes, previa consulenza specialistica infettivologica.
In questi casi sarà possibile coinvolgere direttamente l’INMI Spallanzani e l’Istituto Superiore di Sanità.
Il ruolo degli aeroporti e degli USMAF
Grande attenzione viene riservata anche ai controlli nei porti e negli aeroporti italiani.
Gli USMAF dovranno rafforzare le attività di vigilanza sanitaria sui mezzi di trasporto internazionali e intervenire rapidamente in presenza di eventi sospetti riconducibili all’hantavirus.
Le compagnie aeree sono state invitate a segnalare tempestivamente eventuali casi sospetti a bordo degli aeromobili, oltre a garantire la raccolta dei Passenger Locator Form necessari per la tracciabilità dei contatti.
Contestualmente il Ministero chiede di intensificare le attività informative rivolte ai viaggiatori internazionali, soprattutto nell’ambito della medicina dei viaggi.
Una strategia fondata sulla cautela
La linea scelta dalle autorità italiane appare chiara: evitare allarmismi, ma non abbassare la guardia.
Al momento non esistono comunque evidenze che facciano pensare a una diffusione ampia dell’Andes virus in Italia. Tuttavia, la presenza di un focolaio internazionale associato a spostamenti intercontinentali impone un sistema di monitoraggio rapido, coordinato e altamente prudenziale.
Il Ministero della Salute continuerà infine a seguire costantemente l’evoluzione epidemiologica insieme agli organismi europei e internazionali, pronto ad aggiornare protocolli e misure operative sulla base delle nuove evidenze scientifiche.
Hantavirus: il testo della Circolare del Ministero della Salute
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