Prova a far cambiare il nome del suo ministero ma si oppone Urso, l’arbitro è Freni (e Barelli non c’è). Ecco com'è nata la Tajanata
La “Tajanata” è una danza che si balla in minigonna. Vi raccontiamo per intero come si è interrotto il grande sogno di Tony Tajani, il ministro degli Esteri che voleva aggiungere la parola “commercio” alla dicitura “ministero degli Affari Esteri e della cooperazione internazionale”. Forza Italia presenta un emendamento pro-Tony al dl Pa, ma chi deve decidere per conto del governo, fare il Paride? E’ Federico Freni, il sottosegretario della Lega, che Tajani non ha voluto alla guida della Consob per un banale malinteso. Chi può aiutare Tajani a realizzare il sogno? Il consuocero Paolo Barelli, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, ma Barelli non c’è. Che sfortuna, che Tajanata!
Partiamo dall’inizio. Il ministro più amato dagli italiani che fanno meme, Tony Tajani, lo stilista che ha rilanciato la gonna, il femminismo e l’ironia, aveva solo questa ambizione. Il mondo va a rotoli, fare il ministro degli Esteri è una sciagura (“Sono il ministro degli Esteri più sfigato della storia”, cit.), e cosa pensa Tony Saint Laurent? Chi è l’altro ministro su cui la (mala) sorte si è accanita? E’ Adolfo Urso, che deve occuparsi dell’Ilva. Pensa Tajani che se Urso si occupa dell’Ilva, la Farnesina può occuparsi del commercio estero, materia che è già di competenza del ministero. Se dobbiamo essere puntuali, il viceministro di Urso, che ha la delega della promozione del Made in Italy nel mondo, che deve attrarre gli investimenti esteri, è Valentino Valentini, di Forza Italia. Quando la gonna si fa lunga, il desiderio si fa corto. Tajani vuole il “commercio” tutto per lui. Se basta una parola per metterlo in croce, perché Tajani non può aggiungerne un’altra al suo mega ministero? I sarti di Tony si mettono al lavoro e preparano una pecetta al dl Pa. I deputati Mauro D’Attis e Piergiorgio Cortelazzo inseriscono le poche righe: “La denominazione ‘ministero degli Affari esteri, del commercio e della cooperazione internazionale’ sostituisce, a ogni effetto e ovunque presente, le denominazioni ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale”. Si finisce in commissione Ambiente, e Urso, che aveva già capito l’antifona, avvisa FdI, il presidente Mauro Rotelli, dello stesso partito, di vigilare, di impedire il ratto della parola. Chi viene spedito per conto del governo, come relatore? Quel gentiluomo di Federico Freni, che la sera sorseggia del buon tè ascoltando l’Opera e leggendo “I sonnambuli” di Fruttero & Lucentini. Freni, animo nobile, che ha sopportato l’impuntatura di Tajani (Meloni e Salvini si erano dimenticati di avvisarlo che avevano scelto Freni alla guida della Consob) si trova così arbitro del grande sogno. In commissione gli animi si riscaldano anche perché i Fratelli d’Italia e di Urso ne hanno fin sopra le gonne.
La situazione è così complessa che scende in campo Roberto Pella, il fantasista di Tajani, il relatore del provvedimento, l’artificiere, che prova a battersi per il suo segretario. Può Freni, un animo nobile, che ha vissuto sulla sua carne l’offesa, il dolore del malinteso, replicare sulla pelle di Urso tale dolore? Non è da Freni. Perché dare a Tajani la parola “commercio” che Meloni volle dare a Urso? Una soluzione ci sarebbe. Freni propone: basterebbe avere un parere dei Rapporti con il Parlamento. Vi ricordate chi era il capogruppo di Forza Italia? Era quel Barelli, il consuocero, che per non perdere la guida della Federnuoto, ha preferito accettare il ruolo di sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento, piuttosto che andare da Urso. Nella vita, a volte, tutto torna come compensazione: tornano le piccole angherie subite, i soprusi, le soperchierie, le mancate attenzioni dei vostri capi, la gentilezza che vi impedisce di contrastare il piccolo e doloroso oltraggetto. Arriva sempre il momento Fra’ Cristoforo, il “verrà un giorno”. Conta solo attendere. Sarebbe sufficiente a Freni un parere del consuocero, solo che Barelli (che si vede ancora capogruppo di Forza Italia) non è presente. Si va per le vie brevi. Il presidente Rotelli, leggiamo dal resoconto, “nel rilevare che i relatori non sono in grado di esprimere ulteriori pareri favorevoli sulle proposte emendative”, comunica che saranno respinte le proposte emendative ancora da esaminare. Tra queste, c’è la Tajanata. Servirebbe il voto, ma il rischio è la spaccatura con FdI. Un altro deputato di Forza Italia, ci prova. E’ Alberto Gentile. Chiede che venga votato l’emendamento D’Attis 1.40. Rotelli si oppone a Gentile “essendosi conclusa la fase di esame delle proposte emendative”. Svanisce così il sogno di fine estate, di Tony Saint Laurent. Niente commercio, neppure di parole, ma solo l’elevazione a modello della Tajanata, la frase malconcia dell’eroe che non si arrende (come Bruno Vespa, caduto dal tapis roulant, ma indomito alla conduzione di Porta a Porta, Cinque Minuti, e se serve pure del segnale orario). La Tajanata è come lo starnuto e arriva improvvisa. La sigla del ministero è Maeci, ma grazie a Tajani sarebbe diventato: Maeccì. Salute, a Tajani, il sarto del buonumore.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)