Pulisic: "Al Milan per vendere magliette? Ho solo detto "me la gioco". Ho un modo particolare di allenarmi, a volte mi ha reso infelice. All'inizio l'idea di venire in Europa mi terrorizzava"

Maggio 14, 2026 - 11:49
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Lunga intervista di Christian Pulisic a cuore aperto al Time. Una chiacchierata registrata una settimana fa e in vista dei Mondiali

L'attaccante americano del Milan, Christian Pulisic, ha concesso un'intervista, registrata ormai una settimana fa, al tabloid Time in cui ha parlato a cuore aperto in vista dei Mondiali che giocherà in casa. Un sogno, come il goal a quello del 2022, ma anche vita privata, con la separazione da Alexa Melton, e soprattutto le scelte fatte in carriera con il passaggio al Chelsea, difesa per i successi ottenuti e la critica a chi diceva che fosse stato acquistato dal Milan soltanto per "vendere magliette". Ecco le sue parole riprese da milannews.

LA VITA PRIVATA

"Vivere fuori Milano? È così che riesco a rimanere concentrato. La separazione con Alexa Melton? La vedo solo in modo estremamente positivo. Era molto divertente e mi ha supportato in ogni modo. Voleva spronarmi a godermi un po’ di più la vita, a fare cose con lei e a fare cose in generale. E le sono grato per questo".

I MONDIALI

"Il goal ai Mondiali 2022? I miei occhi si sono illuminati. È ciò che segna la tua storia. La Gold Cup saltata con la Nazionale? Quel periodo è stato difficile per me, perché normalmente riesco a zittire tutti con il mio gioco. È quello che ho fatto per tutta la mia carriera.


Eravamo nel post-stagione, quindi la gente parlava solo a me e non potevo semplicemente andare a segnare e farli tacere. Alla fine, se andiamo ai Mondiali e facciamo una buona Coppa del Mondo, tutto verrà dimenticato. Tutti parleranno di quanto saremo stati bravi. È così che vanno le cose.


Il goal che manca? Ho intenzione di segnare. La cosa non mi preoccupa. I successi passati ai Mondiali mi rilassano sicuramente, in un certo senso. Ma poi arriveranno le prossime grandi partite e io sarò sempre lo stesso.


Ma posso sedermi a letto la sera e immaginarmi mentre sollevo il trofeo della Coppa del Mondo. Lo facevo da bambino. Non ho intenzione di smettere. Bisogna crederci. Perché no?".

IL MIO MODO DI ALLENARMI OGNI TANTO MI HA RESO INFELICE

"Ho un modo molto specifico di pensare alla performance e ho sempre voluto essere più vicino al campo di allenamento, perché quello è il mio lavoro, è quello che faccio ogni singolo giorno. Mi ha aiutato in molti modi. A volte mi ha anche reso infelice.


Andare verso la porta, creare azioni offensive, per me è questo il motivo per cui gioco. Ovviamente bisogna occuparsi anche di tutto il resto, difendere e correre, cose diverse. Va bene così. Ma ciò che mi dà gioia ed entusiasmo è creare occasioni da gol, segnare e finalizzare le azioni".

DORTMUND E CHELSEA

"Dortmund? Sembra fantastico essere un calciatore professionista, è tutto ciò che ho sempre desiderato, ma l’idea di farlo davvero mi terrorizzava. Ero davvero spaventato. È stato l’anno più difficile della mia vita. Cominci a pensare sempre di più: "Wow, questi ragazzi non vogliono davvero che io abbia successo. Nessuno nella mia scuola parlava mai di calcio europeo. Era come dire: "Si avvicinano i Mondiali. Possiamo tifare per gli Stati Uniti’. Quindi per me, quello era tutto. Impari la pazienza, impari che il tuo momento arriverà. La vita va avanti


Il Chelsea? Quando la gente dice che non è stato un periodo di successo, la cosa mi incuriosisce, perché credo che sia così che va la carriera di tutti. Non è una carriera in continua ascesa".

IL MILAN

"Comprato solo per vendere magliette negli States? Non ho pensato molto e non ho ascoltato istruzioni di alcun tipo. Ho pensato solo: "Sai cosa? Me la gioco". Pregiudizi nei confronti degli americani? Mi piace pensare di aver contribuito a questo cambiamento in molti modi".




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