Pronto, chi spia? L’europarlamento proroga il “chat control”. Fidanza: «No alla sorveglianza di massa»

Il Parlamento europeo ha deciso di prorogare fino al 3 aprile 2028 il controverso Chat Control, il sistema che consente alle grandi piattaforme digitali di individuare volontariamente materiale pedopornografico e casi di adescamento online attraverso la scansione di messaggi, immagini e file condivisi dagli utenti.
Il provvedimento è stato approvato con 314 voti favorevoli, 276 contrari e 17 astensioni, ma il voto ha immediatamente riacceso lo scontro politico sul rapporto tra sicurezza e tutela della privacy.
Fidanza: «La sicurezza non giustifica la sorveglianza di massa»
Tra i più critici c’è Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia-ECR al Parlamento europeo, che ha votato contro la proroga. «Proteggere i bambini e combattere i predatori online non può significare rinunciare ai principi dello Stato di diritto. La sicurezza dei cittadini passa anche dalla tutela della riservatezza delle loro comunicazioni. In qualsiasi procedimento penale, anche di fronte ai reati più gravi, lo Stato non può accedere alle comunicazioni private senza adeguate garanzie e il controllo dell’autorità competente. Lo stesso equilibrio deve valere anche nel mondo digitale. Adesso la responsabilità passa al Consiglio europeo. Gli Stati membri potranno approvare il testo così come modificato dal Parlamento, recependo questa importante salvaguardia, oppure aprire una fase di conciliazione. Qualora fosse necessario un negoziato, siamo pronti ad avviarlo immediatamente per arrivare in tempi rapidissimi a un accordo. Il nostro lavoro non si ferma qui».
Per Fratelli d’Italia il rischio è quello di aprire un precedente destinato ad allargarsi progressivamente, trasformando una misura eccezionale in uno strumento permanente di controllo delle comunicazioni private.
Critico anche il vice premier Matteo Salvini che ha commentato sui social: “‘Chat Control’? No, grazie. Difendiamo la privacy e la libertà dei cittadini, combattendo i criminali con strumenti efficaci, non con la sorveglianza di massa”.
Per ora resta salva la crittografia
Uno dei nodi più delicati riguarda la crittografia end-to-end, il sistema che protegge le conversazioni su applicazioni come WhatsApp e Signal. Grazie all’opposizione di una parte dell’Eurocamera, questa tecnologia resta esclusa dalla scansione automatica. Una tutela che molti considerano però soltanto temporanea, perché il confronto sul futuro della crittografia è ancora aperto.
Un voto tra polemiche e accuse di forzature
L’approvazione arriva al termine di un iter particolarmente controverso. La proposta era già stata respinta nei mesi scorsi, ma è tornata in Aula alimentando le accuse di una forzatura procedurale. L’ex eurodeputato e attivista per i diritti digitali Patrick Breyer ha definito il voto «una farsa», sostenendo che la sorveglianza generalizzata delle comunicazioni private non rappresenti uno strumento efficace nella lotta agli abusi sui minori.
I sostenitori della proroga sostengono invece che il regolamento consente alle piattaforme di continuare a individuare volontariamente materiale di abuso sessuale sui minori e casi di adescamento online, evitando un vuoto normativo in attesa della riforma definitiva.
I dubbi sull’efficacia del Chat Control
Le perplessità non riguardano soltanto la privacy. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2024 solo una parte delle segnalazioni è arrivata dalla scansione delle comunicazioni private, mentre la maggioranza dei contenuti illegali è stata individuata attraverso piattaforme pubbliche e servizi cloud. I critici osservano inoltre che, dopo anni di applicazione del sistema, Bruxelles non ha indicato un aumento significativo delle condanne né del numero di minori salvati grazie alla scansione generalizzata delle chat. Il timore è che un numero elevato di falsi positivi finisca per sottrarre risorse alle indagini realmente efficaci.
Il caso von der Leyen e le accuse di doppio standard
La Lega ha attaccato anche la Commissione europea parlando di un evidente doppio standard. Il riferimento è alla vicenda dei messaggi tra Ursula von der Leyen e il ceo di Pfizer durante la pandemia, rimasti inaccessibili nonostante le richieste di trasparenza. «Quando si tratta delle comunicazioni dei cittadini Bruxelles vuole poter controllare tutto, mentre sulle chat dei vertici europei cala il silenzio», è la critica avanzata dal Carroccio.
Il dossier passa ora al Consiglio Ue
La partita, tuttavia, non è conclusa. Il testo dovrà ora passare al vaglio del Consiglio dell’Unione europea e, in caso di mancata intesa, si aprirà un nuovo negoziato con il Parlamento.
Lo scontro politico resta aperto: da una parte chi considera il Chat Control uno strumento indispensabile contro la pedocriminalità online, dall’altra chi vede nella proroga un ulteriore passo verso una progressiva limitazione della riservatezza delle comunicazioni dei cittadini europei.
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