Quando Baresi venne a Siracusa: “I ragazzi vanno cresciuti con passione e rispetto”
Il calcio perde uno dei suoi simboli più grandi. È morto a 66 anni Franco Baresi, bandiera del Milan e della Nazionale, considerato uno dei migliori difensori della storia del calcio mondiale. Da tempo combatteva contro una malattia: nel 2025 era stato operato per un nodulo polmonare e le sue condizioni si erano progressivamente aggravate.
L’ultima immagine pubblica che resterà nella memoria degli sportivi è quella della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, quando, lo scorso febbraio, entrò a San Siro con la fiaccola olimpica accanto a Giuseppe Bergomi. Due rivali di sempre nel derby milanese, ma compagni di tante battaglie in azzurro.
Per vent’anni Baresi ha incarnato il Milan. Capitano per quindici stagioni, “Milanista del secolo” per volontà dei tifosi e unico proprietario della maglia numero 6, ritirata dal club dopo il suo addio al calcio, ha attraversato le epoche di Liedholm, Sacchi e Capello conquistando sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e numerosi altri trofei, diventando il simbolo del ruolo del libero moderno.
Anche Siracusa conserva un ricordo speciale del campione rossonero. Era il maggio del 2015 quando lo storico capitano del Milan fu ospite della settima edizione del Memorial Mario Panigada, disputato al campo “Franco Bianchino” di via Pachino. Un appuntamento che segnò anche l’avvio della collaborazione tra la Rari Nantes Siracusa e il Milan attraverso il progetto Academy.
In quell’occasione SiracusaNews intervistò una delle più grandi leggende del calcio italiano, che spiegò quale dovesse essere, prima ancora dell’aspetto tecnico, la missione di un settore giovanile.
“Fare settore giovanile non è facile. Ci vogliono tanta pazienza, tanta volontà e tanta passione. È fondamentale trovare persone che abbiano entusiasmo e che sappiano seguire i ragazzi“, raccontava Baresi.
Parole che ben sintetizzavano la filosofia con cui il Milan portava avanti il progetto Academy. “Qui a Siracusa ho trovato persone competenti, con passione e voglia di mettersi a disposizione dei giovani. Noi siamo presenti perché vogliamo dare il nostro contributo e offrire ai bambini l’opportunità di vivere un’esperienza positiva“.
L’ex capitano rossonero insisteva soprattutto sul valore educativo dello sport. “Al di là delle qualità tecniche – spiegava -, bisogna trasmettere valori e qualità umane. Un ragazzo deve essere felice di andare al campo. Se vive il calcio con serenità e passione riesce anche a diventare un calciatore migliore“.
E ancora, un messaggio rivolto a tecnici, dirigenti e famiglie. “I bambini vanno cresciuti trasmettendo valori come sportività, rispetto e altruismo. Le persone che stanno accanto a loro sono fondamentali: non bastano le parole, conta soprattutto l’esempio che si dà con il proprio comportamento“.
Un’intervista che, a distanza di anni, conserva tutta la sua attualità e restituisce il pensiero di un campione che ha sempre interpretato il calcio non soltanto come competizione, ma soprattutto come strumento di crescita umana
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