Quando la pensione non basta per entrare in una Rsa

22 Maggio 2026 - 15:05
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Quando la pensione non basta per entrare in una Rsa
Foto Agenzia Fotogramma

Chiunque abbia un genitore anziano sa benissimo quanto è complicato accedere a una Rsa. Oltre alle esperienze personali, lo certificano anche i numeri di Fnp Lombardia: nell’indagine condotta dal Sindacato dei pensionati della Cisl, infatti, risulta che il prezzo medio mensile per un posto-letto in una delle 738 Rsa lombarde si aggiri sui 2.312 euro.

Una cifra composta essenzialmente da due voci di spesa: la tariffa della quota sanitaria e la retta sociale o alberghiera. E se nella prima, ai posti letto “contrattualizzati” (convenzionati quindi con il sistema pubblico), Regione Lombardia provvede alla quota sanitaria, per i cosiddetti “solventi” la spesa invece è tutta a carico dell’assistito. «Il problema è sotto gli occhi di tutti – osserva il segretario generale della Fnp Cisl Lombardia, Sergio Marcelli -: se consideriamo che il valore medio di una pensione varia tra 1.300 e 1.400 euro al mese, anche aggiungendo i 550 euro dell’indennità di accompagnamento si resta ben al di sotto dell’importo della retta. Quindi bisogna attingere a eventuali risparmi o all’aiuto di congiunti e parenti».

I numeri dell’assistenza

I dati raccolti dai database di regione, Ats e Istat confermano ciò che questi ultimi vent’anni di inverno demografico hanno insegnato a riconoscere. Con l’aumento dell’età media (oggi 48 anni, che fanno dell’Italia il primo Paese dell’Unione europea e il secondo al mondo dietro il Giappone), aumenteranno sempre più le persone che avranno bisogno di un ricovero in queste strutture. Nel 2025 le persone accolte nelle 738 Rsa lombarde erano 88.456: rispetto al 2015, ci sono 72 strutture in più.

Foto Vatican News

Già oggi la domanda è superiore all’offerta: il 98% dei posti è occupato e il tempo medio di attesa prima dell’ingresso è di circa 4 mesi. E le tempistiche sono destinate ad allungarsi: oggi le domande sono 121.830, quasi ottomila in più rispetto all’anno precedente, e quasi 50 mila in più se considerate nel triennio.  

Le storie

La signora Iolanda Di Doné è di Milano: insieme al fratello, fin che ha potuto, ha assistito una sua cugina di 92 anni. Quando però non è più stata in grado di provvedere da sola, due anni fa ha fatto richiesta per l’inserimento in una struttura: «La sua pensione è di 1.580 euro, ma la casa costa 2.916, senza contare gli oneri extra, come il parrucchiere o la lavanderia. Per fortuna aveva messo da parte una somma da cui attingiamo per sostenere i costi».  

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Una vicenda simile a quella della signora Costantina Carcadele, di Sondrio: il marito aveva una diagnosi di Alzheimer certificata, ma ha dovuto aspettare più di otto mesi dalla domanda prima di ottenere un posto. 

Anche al marito della signora Rita Bottà, sempre di Sondrio, è stata diagnosticata una forma di Alzheimer precoce a 60 anni: da 4 mesi risiede in una Rsa. Rispetto alla sua concittadina è stata “fortunata”, perché ha aspettato solo dieci giorni prima che fosse richiamata per il ricovero: «Fino a che mi è stato possibile me ne sono occupata io, ma purtroppo ho subito un crollo e ho perso il lavoro. Pago circa 2 mila euro al mese, una cifra per fortuna sostenibile solo grazie alla pensione e all’accompagnamento che riceve mio marito». 

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